“Ombre nere”, la maxi inchiesta della Dda di Caltanissetta ha scoperchiato una rete neofascista pericolosa e pronta a colpire

“Ombre nere”, la maxi inchiesta della Dda di Caltanissetta ha scoperchiato una rete neofascista pericolosa e pronta a colpire

E’ partita da Piazza Armerina (Enna) e dal profilo Facebook di un trentenne, la maxi inchiesta “Ombre nere”, su un gruppo di estrema destra che ha portato a decine di perquisizioni ancora in corso, a 19 denunce e, nel pomeriggio, ad un arresto in provincia di Monza. Le indagini vengono avviate l’estate scorsa quando il trentenne si rende protagonista di un episodio di violenza. Sui suoi diversi profili Fb, si definisce “camerata” inveisce contro le Ong, l’omosessualità che definisce anticamera della pedofilia, e contro la Polizia: “Ma io sono un camerata. La vita senza combattere e reagire ai soprusi equivale a non vivere. Sfogherò la mia ira sulla popolazione. Sono disposto a morire”. Le indagini si incentrano sui contatti via social dell’uomo e in particolare con quelli che ha con un uomo anche lui dell’ennese che, come verrà accertato, aveva tra gli “amici social” altri estremisti di destra, xenofobi e neonazisti, residenti in diverse parti d’Italia. L’uomo, indagato con altri 18 appartenenti al gruppo neonazista, potrebbe essere uno dei reclutatori che avevano il compito di valutare i profili social, contattando poi, sembra anche telefonicamente, quelli ritenuti idonei ad essere eventualmente coinvolti in azioni dimostrative e a far parte di una organizzazione clandestina con soggetti addestrati alle tattiche militari, in contatto con l’estrema destra europea. Nel corso delle indagini sono state effettuate intercettazioni nelle quali si progetta anche un’azione dimostrativa di basso impatto, ma necessaria a dare “un segnale”, come il lancio di una bottiglia incendiaria contro una sede Anpi di Milano o di Genova.

“Potremmo lanciare una molotov all’Anpi” diceva intercettato dalla Digos di Enna, Pasquale Nucera, esponente di spicco della ‘ndrangheta indagato nel blitz ‘Ombre Nere’ della Dda di Caltanissetta. C’è anche il suo nome tra i 19 estremisti di destra che hanno subito perquisizioni in tutta Italia dalla polizia. Ex collaboratore di giustizia, ascoltato in importanti processi come quello contro la ‘ndrangheta stragista, durante il quale rivelò che “un agente del Sismi voleva far evadere Riina con l’aiuto dei clan”, oltre che dei legami tra mafia e massoneria. Nucera si era trasferito in Liguria, tanto da divenire tra i referenti di Forza Nuova. Secondo gli inquirenti era lui a offrire “canali sicuri e riservati” proponendosi come addestratore del gruppo e vantando “esperienza militare”. Durante le perquisizioni gli agenti hanno rinvenuto anche un programma di 25 pagine per la costituzione di un nuovo partito nazista. Numerose le intercettazioni nelle quali gli indagati esprimono odio contro gli ebrei ed ammirazione per Hitler. L’inchiesta della Digos di Enna si è incrociata con le inchieste di altri Uffici Digos, trovando riscontri nei collegamenti tra gli indagati.

Una insospettabile impiegata d’azienda 48enne, moglie e mamma, è considerata tra i registi occulti del ‘Partito Nazionalsocialista Italiano dei lavoratori’ scoperto dall’inchiesta della Procura di Caltanissetta d’intesa con la Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo. Alla sua porta di Curtarolo (Padova) hanno bussato gli uomini della Digos e della Polizia postale, scoprendo dietro un armadio tutti i segreti della sua doppia vita votata alla memoria del Fuhrer. Ben accatastati erano conservati volantini, striscioni, materiale vario inneggiante a Hitler, bandiere con svastiche e frasi antisemite scritte a penna nei confronti del deputato Pd Emanuele Fiano. Un’attività, secondo gli accertamenti dell’inchiesta “Ombre nere”, di cui il resto della famiglia sarebbe stato completamente all’oscuro. Nel silenzio della sua stanza la donna, denunciata per terrorismo e apologia del fascismo, si faceva chiamare ‘Sergente maggiore di Hitler’ mentre dialogava con i componenti del gruppo xenofobo sul programma di azione e sull’addestramento da seguire. Colloqui tenuti anche attraverso VContact, il Facebook russo utilizzato per evitare di essere tracciata dalla polizia europea e italiana. Oltre ad avere una posizione di vertice nell’organizzazione, la padovana seguiva di persona gli eventi d’interesse del movimento. Ha partecipato ad un raduno internazionale, la ‘Conferenza nazionalista’ di Lisbona, in cui si sono riuniti altri esponenti europei legati a movimenti xenofobi e razzisti. L’obiettivo era quello di creare un’alleanza transnazionale tra i movimenti d’ispirazione nazionalsocialista di Portogallo, Italia Francia e Spagna. Quando era in Italia, la donna aveva il compito di reclutare e diffondere le ideologie del movimento. Gli investigatori hanno scoperto la sua partecipazione a manifestazioni ed eventi di Forza Nuova in varie località della regione. A finire nelle maglie delle indagini sono stati, oltre a lei, altri tre veneti: una coppia di Vicenza, originaria della Sicilia, e una donna di Caldiero, nel veronese, militante di Forza Nuova. Nella sua abitazione è stato recuperato il documento programmatico del gruppo, oltre a scritti, materiale informatico, cimeli riferiti al nazionalsocialismo, bandiere con la croce uncinata e decine di libri legati al periodo nazista.

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