Nuccio Iovene. Il movimento delle sardine, una boccata d’ossigeno per il Paese e, mi auguro, per la sinistra

Nuccio Iovene. Il movimento delle sardine, una boccata d’ossigeno per il Paese e, mi auguro, per la sinistra

Dopo aver riempito piazza Maggiore a Bologna le Sardine vanno diffondendosi in tutta Italia. Erano in quindicimila e hanno più che doppiato l’iniziativa leghista al Paladozza. Hanno replicato a Modena in più di settemila pochi giorni dopo e gruppi di neoattivisti invadono la rete e preparano manifestazioni dal nord al sud. E’ una boccata d’ossigeno per il Paese e, mi auguro, per la sinistra. Il loro intento è dimostrare chiaramente che c’è un’alternativa al sovranismo ed al populismo, che esiste una Italia che non si è lasciata ingannare dalle urla e dalla retorica di Salvini, innanzitutto, e di chi lo accompagna. Una iniziativa spontanea, partita dai giovani e dalla loro indignazione, che grazie al passaparola e alla rete hanno intercettato il bisogno di tanti di riprendere la parola, riprendersi le piazze, affermare una diversa civiltà della politica e della convivenza civile. Mentre la politica, quella che a Salvini ed al centrodestra dovrebbe opporsi, sbanda e si frantuma, non tiene il passo e sembra incerta, le sardine prendono l’iniziativa e danno uno scossone.

Un altolà all’odio ed alla violenza in rete, all’idea che l’onda leghista possa dilagare indisturbata ovunque e senza alcuna resistenza, e una spinta potente nei confronti di chi a tutto questo intende opporsi o dovrebbe opporsi, ma sembra distratto o imbambolato. Questo il senso della mobilitazione degli ultimi giorni e di quelle che vanno preparandosi. Una iniziativa generosa e che pretende una risposta. E qui sta il problema principale. Come abbiamo più volte sottolineato a mancare non sono state le mobilitazioni e la disponibilità a manifestare, che anzi non sono certo mancate negli ultimi mesi, da quelle per il clima a quelle del sindacato che, nuovamente unito, è tornato in piazza, così come non si è mai fermata l’azione solidale e diffusa nei confronti dei migranti, dalle ong e dalle associazioni fino alle parrocchie ed ai comuni, mettendo insieme rivendicazioni e pratiche alternative alle priorità ed all’agenda populista. E le sardine, ancora una volta e ancor più chiaramente, continuano in questa direzione. A questa generosità, a questa ricchezza bisognerebbe guardare con attenzione e rispetto, ascoltando e soprattutto proponendosi come interlocutore politico credibile.

Innanzitutto adottando scelte coerenti nei comportamenti politici e istituzionali, dando voce, forza e rappresentanza a tutti loro. Invece Calenda annuncia l’ennesimo partitino (come se di questo ci fosse bisogno), Renzi dopo aver fatto la scissione tiene il governo sulla graticola (facendo un favore a Salvini ed al centrodestra, non certo a se stesso), il Movimento 5 stelle è senza bussola e dimostra di non capire le ragioni del proprio crollo dando vita a comportamenti contraddittori ed ondivaghi,  il Pd appare bloccato e strattonato senza riuscire a cogliere l’occasione invece per provare a cambiare tutto, la sinistra continua nella sua paralisi invece che avanzare una proposta nuova dimostrando di aver capito la lezione dagli errori che l’hanno portata ai minimi storici e rimettendosi in gioco. Qui sta il corto circuito dell’attuale fase, ed è un corto circuito assai pericoloso. Dopo l’estate in cui Salvini si è disarcionato da solo, e si è dato vita al nuovo governo proprio per evitare che il Paese finisse nelle mani sbagliate, mettendo a rischio la sua stessa tenuta democratica, tutto è sembrato precipitare nel solito trantran. Certo il Viminale senza Salvini è tutta un’altra cosa, senza l’ossessione sui migranti e sulle ong da lui voluta ed alimentata si respira meglio, ma tutto questo non basta se non si afferma una vera svolta nei contenuti e nei comportamenti del Governo e delle forze politiche. Quella delle sardine è l’occasione giusta e forse però potrebbe essere l’ultima chiamata. Chi deve risponda ora, subito, dopo le regionali rischia di essere troppo tardi.

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