Migranti. Sbarcati a Messina i 213 salvati dalla nave Ocean Viking. Tra loro molti minori. Hanno subito violenze e torture in Libia

Migranti. Sbarcati a Messina i 213 salvati dalla nave Ocean Viking. Tra loro molti minori. Hanno subito violenze e torture in Libia

Sbarcano oggi a Messina le 213 persone salvate questa settimana dalla Ocean Viking, la nave gestita dalle ong Medici Senza Frontiere (Msf) e Sos Mediterranee. Lo hanno annunciato le ong in un comunicato, in cui hanno rinnovato “l’appello ai governi europei di porre fine a un sistema che ostacola le operazioni di ricerca e soccorso salvavita e di garantire una risposta continuativa e coordinata al disastro umanitario in corso nel Mediterraneo Centrale”. Solo questa settimana, si ricorda nella nota, più di 700 persone avrebbero tentato di fuggire dalla Libia su fragili imbarcazioni, mentre nuove violenze hanno provocato vittime civili nei dintorni di Tripoli. Quasi un terzo delle 213 persone soccorse dalla Ocean Viking, in tre operazioni di salvataggio, sono minori con meno di 18 anni, e la maggior parte di loro viaggia da solo. “Quasi tutti hanno raccontato di aver subito torture in Libia in vari centri di detenzione ufficiali e non ufficiali, ci hanno raccontato di torture di diverso tipo, dicono tutti che la Libia è un inferno”. A dirlo è Avra Fialas responsabile comunicazione Sos Mediterranee nel corso dello sbarco di Migranti a Messina. La maggior parte di loro proviene da Costa d’Avorio, Sudan, Nigeria, Eritrea, Camerun. “Nel primo barcone che abbiamo trovato – aggiunge Fialas – i migranti erano abbastanza stabili, il secondo uguale, il terzo erano invece da due giorni in mare per noi è stata una operazione di ricerca di più di 24 ore ed è stato difficile individuarli. Questa settimana ci sono state una serie di partenze perché c’è stato buon tempo”. Tra i minori sbarcati a Messina anche 8 bambini in tenera età. A sbarcare anche tre donne in stato di gravidanza subito assistite da personale dell’Asp che insieme a polizia, carabinieri e guardia di finanza si occupano dello sbarco.

“Siamo sollevati che i naufraghi a bordo della Ocean Viking possano sbarcare in un porto sicuro oggi. Senza un sistema di ricerca e soccorso coordinato e dedicato, e in condizioni meteo altamente instabili, le vite delle persone continuano ad essere messe a rischio – ha detto Nicholas Romaniuk, coordinatore delle attività di ricerca e soccorso di Sos Mediterranee a bordo della Ocean Viking – gli ultimi giorni sono stati particolarmente mortali nel Mediterraneo Centrale. C’è bisogno urgente di un intervento coordinato per prevenire ulteriori perdite di vite nelle prossime settimane, la situazione è molto critica”. Dato che le operazioni si sono svolte nell’area di gestione della Guardia Costiera Libica, Tripoli era stata inizialmente assegnata come porto di sbarco per i sopravvissuti. La Ocean Viking ha però rifiutato perché nessun porto libico al momento può essere considerato un luogo sicuro. La Ocean Viking ha successivamente chiesto alle autorità marittime maltesi e italiane di fornire un porto sicuro di sbarco alternativo

“Il disastro umanitario in corso in Libia e nel Mediterraneo rappresenta un fallimento degli Stati Europei di agire nel rispetto dei principi umanitari e degli obblighi previsti dal diritto internazionale. Soltanto negli ultimi giorni, almeno 440 persone sono state intercettate dalla Guardia Costiera Libica, che l’Unione Europea continua a finanziare, e forzatamente riportate nelle condizioni di violenza e sfruttamento, che l’Unione Europea stessa ha riconosciuto come prevalente in Libia”, ha detto Michael Fark, capomissione di Msf per il Mediterraneo e la Libia. “Intanto i corpi di coloro che non sono stati salvati sono stati trascinati a riva. Proprio mentre la Ocean Viking stava aspettando istruzioni per lo sbarco, abbiamo appreso di un altro tragico naufragio al largo di Lampedusa. Queste sono le conseguenze devastanti delle politiche dell’Ue che i leader europei non possono più ignorare”, ha concluso Fark. Inoltre, Msf e Sos Mediterranee chiedono ai governi europei: di agire immediatamente per assegnare un porto sicuro di sbarco ai 151 naufraghi ancora bloccati su altre navi umanitarie; di ripristinare urgentemente un sistema di ricerca e soccorso europeo proattivo e adeguato; di implementare effettivamente un meccanismo di sbarco sostenibile e prevedibile; di riconsiderare il loro sostegno politico e materiale al sistema di rimpatri forzati in Libia, dove il conflitto armato e l’insicurezza colpiscono sempre più civili, migranti e rifugiati. Le persone in fuga dalla Libia non possono semplicemente essere riportate nel paese, conclude la nota.

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