Metalmeccanici. Parte la trattativa per il rinnovo del contratto. Mobilitazione delle tute blu. Re David (Fiom Cgil): rimettere al centro il lavoro industriale. 160 tavoli di crisi aziendali

Metalmeccanici. Parte la trattativa per il rinnovo del contratto. Mobilitazione delle tute blu. Re David (Fiom Cgil): rimettere al centro il lavoro industriale. 160 tavoli di crisi aziendali

Parte la trattativa per il rinnovo del  contratto di lavoro dei metalmeccanici, più di un milione mezzo gli occupati nell’industria e le aziende in cui lavorano sono aderenti a Federmeccanica, l’associazione degli imprenditori con la quale è stato aperto il tavolo di confronto. Tute blu in gran parte, ma ci sono anche di altri colori, amaranto, verdi, caschi gialli, camici bianchi. Sono operai per il 60%, impiegati il 40%, 80% maschi, donne e immigrati (il 2,3%) stando alle ultime statistiche. La stragrande maggioranza opera nelle aziende collocate nel Nord Italia. Li trovi impiegati in numerosi settori portanti per l’economia italiana. Costruiscono automobili, navi, aerei, treni, frigoriferi, macchine per l’industria, armi. Ci sono i siderurgici, gli elettronici e gli informatici e quelli-quelle che rispondono al telefono nei call center. Un settore particolare, di cui si parla in questi giorni, quello degli  addetti alle fonderie, alla produzione dell’acciaio, i nomi sono purtroppo alla ribalta delle cronache in lotta per il posto di lavoro, per “costringere” le grandi multinazionali,  vedi  ArcelorMittal e Whirlpool a non abbandonare le aziende dopo averle sfruttate fino all’osso.

Gli operai sono concentrati al terzo livello, quello classico della linea di montaggio con le sue «moderne» varianti e gli impiegati nella sesta e nella settima categoria. Fino a qualche anno fa netto era il predominio dei contratti a tempo indeterminato. Una indagine effettuata dalla stessa associazione padronale, Federmeccanica  rileva che  «la percentuale di assunzioni con contratto a tempo indeterminato è stata mediamente pari al 33% del totale, con una maggiore incidenza per qualifica impiegatizia (61,2%) rispetto a quella operaia (23,7%)».

Negli anni della crisi si è registrata una perdita di 300 mila posti di lavoro

Crescono le assunzioni a tempo determinato. Fiom, Fim e Uilm sottolineano che negli anni della crisi tra riorganizzazioni e ristrutturazioni si è registrata un perdita di 300 mila posti di lavoro. Il costo del lavoro è rimasto costante. “Una ricchezza prodotta – sottolineano i sindacati –  che non è stata in questi anni redistribuita ai lavoratori con la contrattazione di secondo livello”. I metalmeccanici vanno al rinnovo del contratto dopo aver dato vita, il 31 ottobre a uno sciopero di due ore con assemblee in tutti i luoghi di lavoro, pienamente riuscito. Una giornata di lotta che precede una grande assemblea nazionale che si svolgerà mercoledì 20  novembre a Roma. Un segnale importante rivolto alla controparte, Federmeccanica e al governo  che porta la responsabilità  di affrontare in modo adeguato le 160 crisi aziendali e dar vita ad una politica economica  e sociale, a partire dalla manovra di Bilancio, che dia un segnale chiaro sul lavoro, gli investimenti a partire dal Mezzogiorno, il superamento delle diseguaglianze sociali. Non a caso i tre pilastri della piattaforma sindacale sono salario, formazione e inquadramento, mercato del lavoro, appalti. Sottolineano Fiom, Fim, Uilm che in questi anni di crisi “la divaricazione tra salario e utili per le imprese è cresciuta sempre di più. Quindi gli utili non sono stati redistribuiti né in termini di salario, né in termini di orario, né in termini di occupazione”. È in questo clima che si è aperto il tavolo del confronto sindacati-Federmeccanica.

Fiom, Fim e Uilm rivendicano una svolta nelle politiche industriali

Gli obiettivi sono semplici e chiari: “Per fermare le crisi industriali e occupazionali, far ripartire gli investimenti, riformare gli ammortizzatori sociali, la tutela della salute e la sicurezza sul lavoro i metalmeccanici sono consapevoli della responsabilità generale che hanno nell’industria e nel Paese, e vogliono essere protagonisti dei grandi cambiamenti tecnologici ed ecologici necessari a salvaguardare la vita e l’occupazione di chi lavora”. I tre sindacati rivendicano “una svolta nelle politiche industriali per affrontare e dare soluzione ai circa 160 tavoli di crisi aziendali aperti al ministero dello Sviluppo economico”. Il primo incontro  per il rinnovo del contratto che si  è svolto  martedì nella sede di Federmeccanica- Assistal a Roma è stato giudicato positivamente dai sindacati. “Bene  l’ avvio della trattativa” afferma Francesca Re David, segretaria generale di Fiom Cgil.  Ribadisce il  valore della piattaforma  contrattuale approvata dal 96% dei lavoratori. “L’obiettivo del negoziato in base alle richieste presentate in piattaforma punta all’aumento del salario dell’8 per cento sui minimi contrattuali, relativo al periodo 2020-2022 – concludono i sindacati – e punta al miglioramento delle relazioni industriali, dei diritti di partecipazione e politiche attive, contratto delle competenze, inquadramento, formazione; welfare integrativo; ambiente, salute e sicurezza sul lavoro; mercato del lavoro e appalti; orario di lavoro; diritti e tutele; salario, percorso democratico”.

Il contratto parla anche al governo impegnato sulla manovra di Bilancio

“Nel prossimo incontro fissato per il 27 novembre entreremo nel merito del confronto”. La trattativa per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici – ribadisce Re David – “è il modo migliore per rimettere al centro il lavoro industriale, i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori e il movimento sindacale nel suo insieme”. Un contratto – concludono Fiom, Fim e Uilm, parlando anche al governo impegnato nel confronto con Cgil, Cisl, Uil sulla manovra di Bilancio – “che punta a rilanciare il lavoro industriale e rivendicare scelte di politica economica e industriale orientate alla predisposizione di maggiori risorse per la crescita, gli investimenti, l’innovazione, la ricerca, oltre al sostegno dei redditi dei lavoratori, attraverso la riduzione del prelievo fiscale che oggi condiziona i risultati contrattuali e frena i consumi.

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