Iraq, la polizia massacra la protesta. Governo corrotto e Iran a sostegno

«Le strade sono piene di sangue»

«Sparano al petto, al collo, alla testa. È come
un’esecuzione. Le strade sono piene di sangue», racconta un manifestante ad
Amnesty. In piazza Tahrir, nel centro di Baghdad, sul “muro dei desideri” della
protesta la scritta: «Voglio che il bagno di sangue finisca». Ma non finisce. Anzi.
Ieri la polizia irachena ha ucciso almeno 29 persone a Nassiriya, nel sud
sciita. Una repressione violentissima contro tutte le molte e diverse facce
della rabbia popolare che è scesa in piazza dal primo ottobre.

Le diverse facce della rabbia

«La faccia creativa quella dell’autogestione di Tahrir, quella disobbediente degli scioperi e dei blocchi di porti e giacimenti petroliferi a Bassora, quella rabbiosa di chi assalta i simboli del potere, la Zona Verde nella capitale e i consolati iraniani a sud», scrive Chiara Cruciati sul Manifesto.
Dall’inizio della rivolta si stima siano circa 350 le persone che hanno perso la vita e 15mila i feriti. «Nonostante la linea dura, la repressione sanguinosa e i reiterati coprifuoco, però, la popolazione continua a scendere in piazza a protestare», scrive Umberto De Giovannangeli sull’Huffington Post.

Usa e Iran i nemici della rivolta

«Sistema, figlio dell’occupazione Usa dell’Iraq nel
2003». Povertà, diseguaglianze, disoccupazione giovanile, strapotere delle
compagnie petrolifere straniere che estraggono il greggio e lo vendono
all’estero lasciando senza elettricità le città irachene, e le campagne
poverissime svuotate da siccità e mancata ricostruzione. La popolazione incolpa
gli Stati uniti me ora l’Iran, per l’influenza che esercita sul governo
nazionale ad egemonia sciita, incapace e corrotto e ora anche assassino di
Baghdad.

Il nemico esterno

La rivolta irachena ha dunque individuato il nemico
esterno. «Una folla di manifestanti ha dato alle fiamme il consolato iraniano
nella città santa sciita, urlando “l’Iran fuori dall’Iraq”. Il personale
diplomatico iraniano era stato evacuato prima dell’attacco. Secondo testimoni,
le forze di sicurezza hanno usato lacrimogeni e pallottole vere per disperdere
i dimostranti. Sei di loro sono morti e 50 sono stati feriti durante gli
scontri. Dopo l’attacco, nella città è stato imposto il coprifuoco»,  i dettagli sull’Huffpost.

Potere disposto a tutto

La risposta governativa è uno Stato di polizia. «Alle
pallottole sui manifestanti Baghdad ha aggiunto ieri “cellule di crisi”, team
di militari e autorità locali chiamati a gestire i servizi di sicurezza per
fermare la protesta. Si tenta anche la via falsamente pacifica, con la
rimozione del comandante dell’esercito a Nassiriya, il generale Jamil Shummary,
ordinata dal premier Abdul Mahdi», denuncia Chiara Cruciati. Durante i funerali
i manifestanti hanno circondato il quartier generale dell’esercito per impedire
l’arrivo di rinforzi militari.

Le piazze non arretrano

«Vogliamo lavorare, vogliamo lavorare». Fonti ufficiali
riferiscono che dal 2004, a un anno di distanza dall’invasione statunitense che
ha determinato la cacciata e l’impiccagione di Saddam Hussein, circa 450
miliardi di fondi pubblici sono svaniti nelle tasche di politici e uomini di
affari. De Giovannangeli puntiglioso: «Non solo i ministri sono spesso
implicati nelle frodi, ma il settore pubblico è sovradimensionato e facile da
truffare e si contraddistingue per i migliaia di impiegati “fantasma” che
percepiscono stipendi, senza in realtà lavorare». E su 328 parlamentari
iracheni, 273 non hanno voluto svelare la loro situazione finanziaria al
Comitato per l’integrità.

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Source: Remocontro
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