Ex Ilva. Grande adesione allo sciopero di 24 ore indetto da Fiom, Fim e Uilm in tutti gli stabilimenti. Conte a Taranto davanti ai lavoratori: “non sono un superuomo, non ho soluzioni”

Ex Ilva. Grande adesione allo sciopero di 24 ore indetto da Fiom, Fim e Uilm in tutti gli stabilimenti. Conte a Taranto davanti ai lavoratori: “non sono un superuomo, non ho soluzioni”

Grande adesione allo sciopero, proclamato da Fim, Fiom, Uilm in tutt’Italia, a Taranto, Salerno, Milano, Marghera, Genova, dei lavoratori ex Ilva, dell’appalto e dei servizi. Lo sottolinea la Fim Cisl in una nota.”La preoccupazione è tanta per un futuro nuovamente in bilico e che rischia di rimettere in discussione sia il lavoro che l’ambiente”, sottolinea. A Taranto – evidenzia il sindacato – la mobilitazione e lo sciopero proclamato da Fim, Fiom e Uilm, ha interessato anche i lavoratori degli appalti Arcelor Mittal e dell’indotto che ha visto incrociare le braccia anche tanti lavoratori dei servizi la Fisascat, unitasi all’iniziativa già avviata giovedì dalla Fim, all’indomani dell’annuncio di Arcelor Mittal di voler rinunciare all’acquisto del gruppo siderurgico avviando la procedura dell’ex art 47. Una decisione che restituzione all’amministrazione straordinaria di Ilva, da parte di ArcelorMittal gli stabilimenti, personale e impianti. Per Valerio D’Alò, segretario nazionale Fim Cisl: “Piena soddisfazione per la riuscita dello sciopero. Impianti fermi a Taranto nonostante il tentativo di precettazione dei lavoratori da parte della direzione aziendale. Siamo determinati. L’azienda – continua D’Alò – deve cambiare linea e deve soprattutto ritirare la procedura”.

Nel giorno dello sciopero di 24 ore dei lavoratori ex Ilva, il premier Conte vola a Taranto e incontra il consiglio di fabbrica

E al termine di un’ennesima, ma attesa, giornata di passione, per la vicenda dramatica dell’ex Ilva, il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, si è precipitato a Taranto e ha annullato il precedente impegno istituzionale con il presidente della Repubblica della Lituania. Ad accoglierlo reazioni contrastanti. La folla fuori dallo stabilimento, operai ex Ilva, ma anche cittadini esasperati per i gravi danni alla salute causati negli anni dall’acciaieria, lo hanno assalito di domande e richieste di rassicurazioni alle quali il premier non ha potuto offrire certezze. “Non ho la soluzione in tasca al momento”, ha detto. “C’è un gabinetto di crisi e c’è un dato di fatto: Mittal restituisce la fabbrica, da quanto ci è stato detto. Non c’è nessun interesse a proseguire nell’attuazione del piano industriale. Non ho un progetto alternativo da offrire. Valutiamo tutto”, ha aggiunto Conte brutalmente onesto per poi offrire un tenue spiraglio: “dobbiamo comunque sfruttare qualsiasi situazione perché si può trasformare in opportunità”. Diversa l’accoglienza riservata al premier dal consiglio di fabbrica dove un applauso lo ha salutato. Ai delegati degli operai, a quelli sindacali e alle federazioni metalmeccaniche nella sala del consiglio di fabbrica dello stabilimento ex Ilva Conte ha detto che il dossier è “prioritario per il governo” e li ha esortati a “gestirlo tutti uniti, non solo il governo, ma anche voi. Tutti insieme dobbiamo combattere questa battaglia. Come sistema Paese”, ha precisato. “Il primo segnale che dobbiamo dare – ha proseguito il capo del governo – è l’orgoglio del sistema Italia. Se chiedi di venire in Italia sei il benvenuto, se firmi un contratto tu quel contratto, quell’impegno lo rispetti, sul piano occupazionale e ambientale. Tutto il governo, tutti i ministri sono perfettamente d’accordo con questa impostazione. Dobbiamo inserirci in un percorso che si è rivelato vizioso e ora dobbiamo cercarne di uscirne alla grande. Dobbiamo valutare – ha concluso – un futuro di questo stabilimento che sia responsabile e sostenibile”.

Conte: “Abbiamo colpa tutti, la politica, l’economia, il diritto”

“Purtroppo questa è una comunità ferita. Oggi siamo in emergenza, ma qui nel corso degli anni si è creata una frattura tra il diritto al lavoro e il diritto alla salute. Questa frattura si è alimentata nel corso del tempo, a torto o a ragione. Abbiamo colpa tutti, la politica, l’economia, il diritto”, ha detto Giuseppe Conte parlando alla prefettura di Taranto dopo l’incontro con gli operai all’ex Ilva e la visita agli stabilimenti. “Il problema non è di escludere l’acciaio o pensare ad un altro tipo di produzione. Qualsiasi investimento produttivo deve essere un risvolto socialmente responsabile, deve essere sostenibile ed essere accolto dalla comunità nel modo giusto”. E ancora, “mi ha colpito un operaio che mi ha detto ‘da trent’anni non si pianta un albero'”, ha spiegato. Nazionalizzare o riconvertire l’ex Ilva? “La soluzione – ha osservato il presidente del Consiglio – non ce l’ho in tasca, non sono un venditore di fumo. Non vengo qui e nel giro di qualche ora ho la soluzione. Perché non sono un fenomeno, non sono un superuomo e se ci fosse stata la soluzione, sarebbe già stata realizzata. Quello che posso garantire è che adesso il governo, il Sistema Italia lavoreranno insieme. Non si può lavorare in contrapposizione”.

Su Taranto incombono anche i grandi malesseri di una infinita questione meridionale

E infine, quasi a volersi schermire dinanzi a una soluzione che ancora non si trova, ed è davvero complicata da trovare, Conte ha ammesso che “non è solo il problema dell’Ilva, ci sono tanti problemi, qui – ha concluso Conte – c’è una disoccupazione giovanile tra le più elevate in Italia. Mi colpisce molto il solco tra diritto al lavoro e diritto alla salute. Ho visto lavoratori che lavorano ma che pensano di fare qualcosa di sbagliato. Vivono nella comunità dei parenti con gente che li attacca perché vanno a lavorare in uno stabilimento, che loro vorrebbero invece chiudere. Una cosa drammatica”. Ecco, ripartire dalla soluzione alla grande contraddizione epocale tra valore del lavoro e valore della vita, che impone di uscire dal dramma industriale ereditato dal Novecento, è già un programma per un governo che vuole dirsi progressista, e non solo sul piano ideologico. Come riconvertire è il problema vero, le industrie e il lavoro, e come finanziare la riconversione dovrebbe essere l’assillo di ogni governo e di ogni forza politica. Richiede tempo, energia, solidarietà tra forze politiche, sociali e culturali. Ma di certo, non possiamo non segnalare che quando il presidente Conte invita a unirsi e a fare sistema dimentica anche di dire da dove cominciare per la riconversione. Ad esempio, significa investire nell’istruzione e nella ricerca scientifica, nella sperimentazione di nuove tecnologie sostenibili di produzione dell’acciaio. Ma ciò che oggi sappiamo è che nella manovra di Bilancio tutto ciò non esiste. Anzi, ciò che sappiamo è che il ministro dell’Istruzione Fioramonti ha minacciato perfino di dimettersi se non si trovano almeno 3 miliardi di risorse per istruzione e ricerca.

 

 

 

Share