ArcelorMittal. Sindacati delusi dall’incontro con governo e azienda, che ha confermato il processo di chiusura dello stabilimento di Taranto

ArcelorMittal. Sindacati delusi dall’incontro con governo e azienda, che ha confermato il processo di chiusura dello stabilimento di Taranto

Fumata nera per i sindacati dall’incontro al Mise con il governo ed ArcelorMittal. La multinazionale, infatti, ha confermato le ragioni del recesso legate alla soppressione dello scudo penale mentre il governo non ha dato nessun segnale sul ripristino dello scudo penale. Ma Cgil, Cisl e Uil, “che non saranno mai complici dello spegnimento della più grande acciaieria europea”, come hanno spiegato ad una voce sola, vogliono tentare ogni strada: per questo accanto ad una rinnovata mobilitazione hanno chiesto alla multinazionale di ritornare al tavolo e al governo di lavorare affinché questo sia possibile. Questo perché, come spiegato dal leader Cisl Annamaria Furlan, al termine dell’incontro “solo i sindacati hanno sempre rispettato le regole sottoscritte dall’accordo”. Non così l’azienda men che meno il governo, sostengono. La proprietà di Acelor Mittal, nella riunione di oggi, durata circa tre ore, non ha chiarito se sia solo lo scudo il problema per non continuare le operazioni nello stabilimento di Taranto. “Chiederemo al presidente del Consiglio di adoperarsi per avere un incontro in cui la proprietà, cioè i Mittal padre e figlio, tornino nel nostro Paese e questa volta, oltre che il governo, incontrino anche noi” ha detto Annamaria Furlan, segretario generale della Cisl, dopo la riunione di oggi al dicastero dello Sviluppo economico e prima di partecipare a una seconda riunione de soli sindacati. “Abbiamo formalmente chiesto ad ArcelorMitttal di ritirare la revoca che ha depositato, e di venire al tavolo di trattativa del sindacato per discutere dell’applicazione dell’accordo. Sulla questione dello scudo, noi pensiamo che vada ripristinato perché era così al momento in cui abbiamo fatto l’accordo” con Mittal, ha detto Maurizio Landini, segretario generale della Cgil, dopo la riunione di oggi al dicastero dello Sviluppo economico sull’ex Ilva. “Rispettare le regole vuol dire che tutti rispettino le regole”, ha aggiunto.

Levando l’immunità “non sono stati rispettati i termini del contratto”, ha sostenuto l’ad di ArcelorMittal, Lucia Morselli. Come è anche per le prescrizioni della magistratura sull’altoforno Afo2: “Non era stato fatto niente” di quanto detto al momento dell’accordo. La sintesi è che se al momento del contratto erano state create le condizioni per una missione impossibile, da “bacchetta magica”, oggi per l’azienda quelle condizioni non ci sono più. Lasciando il tavolo Stefano Patuanelli sottolinea come Lucia Morselli abbia puntato tutto sul nodo dell’immunità penale, politicamente il meno gestibile tra le diverse anime del governo, lasciando invece in secondo piano il tema del rallentamento del mercato (e quindi di frenare la produzione e gestire esuberi) su cui “fin da settembre c’era una disponibilità del governo” ad accompagnare un percorso. I toni del dibattito politico restano accesi. “Non c’entra nulla lo scudo, c’entra il fatto che qui qualcuno vuole fare il furbo”, dice il leader del M5s, Luigi Di Maio. Per Matteo Renzi l’ex Ilva va tenuta aperta “a ogni costo”: garantisce il sostegno di Italia Viva alle iniziative del governo per non far spegnere gli altiforni: “Sarebbe un disastro per Taranto, una follia”. Dal Pd il ministro Francesco Boccia dice che “la proprietà non deve assolutamente permettersi di spegnere la fabbrica. Non ne ha il diritto”. Ci vorrebbero 6 mesi per ripartire.

Intanto, la segretaria generale della Fiom Cgil, Francesca Re David, anche lei presente all’incontro, in una nota attacca l’ArcelorMittal. “Nel corso dell’incontro al Mise con il ministro Stefano Patuanelli, l’azienda ha affermato che non è intenzionata a ritirare la procedura. L’accordo firmato il 6 settembre del 2018 è vincolante e va rispettato da parte di ArcelorMittal. L’azienda non può pensare di mandare una comunicazione e andarsene, stracciando l’accordo del 6 settembre 2018 e mettendo sotto scacco la produzione dell’acciaio in Italia. La procedura messa in atto da ArcelorMittal è illegittima e deve essere revocata, come sono inaccettabili i 5mila esuberi annunciati al governo, come ha dichiarato il ministro Patuanelli, prima ancora che si ponesse la questione dello scudo penale”. Inoltre, dichiara nella nota Francesca Re David “il governo tolga qualsiasi alibi ad ArcelorMittal e rispetti quello che aveva pattuito con l’azienda. Le organizzazioni sindacali e i lavoratori non sono disponibili ad essere complici della chiusura di Taranto e si opporranno alle procedure di spegnimento. Diffidiamo l’azienda da qualsiasi azione di spegnimento. Gli impianti devono essere messi in sicurezza e continuare a produrre attraverso l’approvvigionamento dei minerali e delle materie prime”. Infine, “il Ministero dell’Ambiente – conclude Re David – si dovrà esprimere sulle procedure che non sono attuabili senza la sua autorizzazione. Chiediamo al premier Conte di convocare la proprietà al tavolo”.

La questione ArcelorMittal diventa giudiziaria. La procura di Milano ha aperto un fascicolo

Dopo l’annuncio di ArcelorMittal di spegnere progressivamente gli impianti dell’ex Ilva di Taranto entro metà di gennaio, la procura di Milano ha aperto un fascicolo sulla gestione dell’acciaieria, al momento senza indagati né ipotesi di reato, come ha reso noto il procuratore Francesco Greco. La procura, inoltre, ha chiarito di aver “deciso di esercitare il diritto/dovere di intervento nella causa di rescissione del contratto di affitto d’azienda promossa dalla società ArcelorMittal Italia contro l’Amministrazione straordinaria dell’Ilva”. Nella nota si precisa che è stato ravvisato “un preminente interesse pubblico relativo alla difesa dei livelli occupazionali, alle necessità economico-produttive del Paese, agli obblighi del processo di risanamento ambientale”. da una parte è stato aperto un fascicolo per fare luce sulla gestione del colosso franco-indiano, dall’altra i magistrati milanesi interverranno nella causa civile a cui ha dato il via ArcelorMittal con l’istanza di recesso.L’inchiesta appena avviata dalla Procura al momento non vede né indagati né ipotesi di reato. Le indagini saranno affidate al dipartimento guidato da Maurizio Romanelli, e in particolare ai pm Mauro Clerici e Stefano Civardi – gli stessi che, nel marzo 2016, avevano chiesto il fallimento di Riva Fire, la controllante del gruppo che in precedenza era proprietario dell’Ilva – è quello di verificare se nella gestione di ArcelorMittal si possano ravvisare dei profili penalmente rilevanti. Sotto la lente dei magistrati e della Guardia di Finanza finiranno soprattutto il contratto d’affitto stipulato dal gruppo franco-indiano con i commissari e le comunicazioni al mercato diffuse a partire dal 4 novembre, quando ArcelorMittal ha fatto sapere di voler fare un passo indietro. Ma le indagini potrebbero allargarsi anche ad alti aspetti della vicenda.

Il ministro Patuanelli: “garantire la continuità produttiva”

Intanto, il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, parlando dell’Ilva a margine dell’inaugurazione del nuovo elettrodotto Italia-Montenegro ha detto che l’azienda ha vietato le ispezioni ai commissari e ha commentato: “Credo sia un fatto gravissimo che dovrà avere un’adeguata risposta”. “Noi riteniamo che la condizione necessaria per qualsiasi futuro dello stabilimento è che ci sia produzione come da piano industriale. Per noi il piano A, il piano B, il piano C è che ArcelorMittal rispetti gli impegni presi con il piano industriale” per “6 milioni di tonnellate” annue di produzione “che consente l’attuazione del piano ambientale per l’ambientalizzazione dello stabilimento” perchè “l’unico modo necessario per garantire l’impatto ambientale è garantire la continuità produttiva proprio per fare gli investimenti necessari sull’impianti e lo stabilimento per limitare le emissioni”. Così il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, a margine dell’incontro tra azienda e sindacati al ministero.

Il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano: “modo di fare dell’azienda inaccettabile”

“Se Arcelor Mittal sta bluffando, si tratta di un bluff veramente atroce nei confronti di chi ha avuto i morti a Taranto, di chi ha timore di perdere il posto di lavoro, nei confronti di chi invece aveva offerto a Mittal collaborazione, sicuramente una collaborazione severa e basata sulla legge, ma non certo meritevole di questo modo di fare che è un modo di fare veramente senza precedenti nella storia del nostro Paese” ha detto il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, parlando con i giornalisti della situazione del siderurgico ex Ilva di Taranto a margine di un incontro a Bari sull’agricoltura. “E’ evidente – ha detto Emiliano – che o non hanno idea precisa della capacità di reazione della Repubblica italiana, della Regione Puglia e di tutti soggetti pubblici che devono far rispettare le leggi, oppure stanno bluffando. E’ la prima volta – ha concluso – che un grande gruppo industriale esercita una pressione di questo livello su un governo sovrano, su uno Stato sovrano, sull’Italia. Questa cosa è inaccettabile”.

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