Alessandro Cardulli. La verità sul Mes. Una lezione di economia da Roberto Gualtieri

Alessandro Cardulli. La verità sul Mes. Una lezione di economia da Roberto Gualtieri

Un “assolo” del ministro dell’Economia Roberto Gualtieri in audizione alle Commissioni Finanze e politiche Ue a Palazzo Madama. Una lezione di economia come se fosse in un’aula universitaria. Ma ad ascoltare la lezione non c’erano studenti universitari alle prese con un esame difficile, la materia se così si può definire, “Scienza delle finanze”, “Economia finanziaria”. Per ascoltare ci vogliono studenti i quali hanno deciso che la loro professione sarà quella di economista, magari se ce la fanno, partendo da assistenti universitari e poi pian piano diventare “ricercatori”, docenti di economia. Magari, chissà, potrebbero diventare deputato o senatore che di  questioni economiche  se ne intende e che quando sente parlare di backstop sa di cosa si tratta. E non resta basito. Gualtieri ha spiazzato tutti i denigratori delle posizioni che ha assunto in merito ad un problema, il Mes, il Meccanismo europeo di stabilità, di cui si sta discutendo a livello di Unione europea, Eurogruppo per la precisione. Discussione che ha portato Salvini, gli esperti della Lega, da Bagnai in giù, a chiedere la testa del presidente Conte che si sarebbe reso responsabile di non si sa bene cosa.  Il governo giallorosso avrebbe consegnato l’economia  del  nostro paese nelle mani dei tedeschi e di Macron. Il problema era improvvisamente esploso in seguito ad una riunione dell’Eurogruppo cui aveva partecipato Giuseppe Conte, fase 2. Qualche “fonte” interessata dava conto di indiscrezioni per cui il presidente del Consiglio avrebbe accettato la linea del Mes, un danno irrimediabile, è stato detto e scritto anche su qualche giornalone  che dava spazio a Salvini e si scatenava un duello all’ultimo sangue contro chi non intendeva  contrastare la riforma del Mes.

Prestiti bancari. Entra in campo anche il backstop. Un successo dell’Italia

Non bastasse, si scopriva un’altra sigla, il ‘backstop’, ossia la disponibilità del Meccanismo europeo di stabilità ad essere utilizzato dal fondo per le risoluzioni bancarie. Il termine non è propriamente economico. Deriva dal baseball ed è stato usato nel caso in cui, stante la Brexit, l’Irlanda del Nord non dovrebbe subire danni per quanto riguarda i confini economici e  i prestiti bancari. Insomma una misura di salvaguardia. Dice Gualtieri ai suoi ignari interlocutori che addirittura si “raddoppia” il fondo disponibile per salvare le banche. Si tratta dunque “di un successo dell’Italia”. Uno dei temi toccati dalla riforma del Mes riguarda, appunto, il backstop a favore delle banche ma è un passaggio che fa parte di un percorso verso quella unione bancaria di cui si parla da quasi un decennio (che ci riserviamo di analizzare magari in altra occasione) e per la quale non si è ancora intravisto un punto d’approdo. Ma i contestatori di Gualtieri puntano contro di lui, hanno l’obiettivo di far saltare Conte e il governo minacciando querele, condanne e chi sa cos’altro contro il presidente del Consiglio. Gualtieri ai senatori per quanto riguarda la vicenda Mes fa presente che le dichiarazioni contro Conte sono veramente risibili, del resto poi corrette, come quelle di esponenti delle banche.

“Che la modifica alle linee di credito attenti alla stabilità italiana lo trovo comico”

Gualtieri si leva un sassolino dalle scarpe: “Che la modifica alle linee di credito precauzionali introdotta dalla riforma del Meccanismo europeo di stabilità rappresenti una terribile innovazione che definisce due categorie di Paesi, o attenti alla stabilità finanziaria dell’Italia, lo trovo comico”. Ancora. Le preoccupazioni sul Meccanismo europeo di stabilità, che “adesso in alcuni settori sembra suscitare grande interesse”, sono “del tutto infondate e basate su informazioni non precise e non corrette”, sottolinea il ministro. Rivolto al senatore Bagnai, l’esperto economico della Lega, ha sottolineato che il Mes è stato votato tempo fa dallo stesso Bagnai, e che “lui votò contro”. Ma oggi non si rivota una cosa già approvata ma solo degli emendamenti. Il voto avverrà a febbraio. A chi lo accusa di aver ceduto a fronte delle proposte del ministro tedesco delle Finanze che intendeva affidare al Mes una sorta di guida delle politiche economici della Ue risponde: “Il Meccanismo europeo di stabilità non può occuparsi di politiche economiche e la volontà del ministero delle Finanze tedesco di farne una sorta di ministero delle Finanze europeo che si occupasse di politiche economiche non ha prevalso nella riforma del trattato istitutivo dell’Economia”. Ancora: “Il dibattito sorto attorno alla riforma dell’ESM (MES) – afferma – presenta elementi di confusione e mistificazione della realtà. A prescindere dalle posizioni ideologiche – pro o contro l’integrazione europea – occorrerebbe sempre che si facesse informazione corretta. In questo caso invece, forse ancor più che sull’adozione della moneta unica, demagogia, pressappochismo e una non indifferente dose di cinismo propagandistico sembrano aver preso il sopravvento”. Prosegue Gualtieri: “Le polemiche alimentate dai partiti genericamente definiti sovranisti – e in misura più defilata dal ministro degli Esteri Di Maio – sono basate su assunti che proveremo ora a smontare”. E smonta l’accusa che il Mes sia una istituzioni che toglie risorse all’Italia a beneficio di Germania e Francia. Rende noto che l’enorme debito che ha l’Italia lo colloca fra i paesi più a rischio. Il rapporto fra debito e Pil, il trend di crescita ci dice che verso la fine del prossimo triennio il rapporto  si muoverà verso il 140%.  Per quanto riguarda la rete di protezione il nostro Paese ha contribuito finora con 14,33 miliardi dei 125 sottoscritti. Gli stati membri che contribuiscono in misura maggiore sono proprio Germania e Francia, rispettivamente con 27 e 20 miliardi di capitale versato e 190 e 142 di capitale sottoscritto. Gualtieri fa notare ai senatori che  la riforma del Mes non metterebbe a rischio la possibilità di accesso ad eventuali aiuti all’Italia, stante la quantità del debito. Una bugia: sono previste due procedure. Quella che ci riguarderebbe esclude che l’aiuto sia subordinato alla ristrutturazione del debito. E ribadisce il che fondo salva stati non è un ente politico ma un gruppo di tecnocrati che non risponde a nessuno. Le decisioni sugli interventi sono prese da un board del quale fanno parte i rappresentanti dei 19 governi dell’Eurogruppo. L’attuale presidente è Mario Centeno. Gli altri membri sono i ministri delle finanze. Per l’Italia c’è dunque Roberto Gualtieri. Il quale sottolinea che l’acceso dibattito di questi giorni non ha  alcuna ragione di esistere. Il Mes – ha dichiarato – “non modifica le regole della procedura di risoluzione” ma “aggiunge risorse per rimpinguare il fondo di risoluzione”. E ancora: in sede europea la riforma del Mes punta a “cambiamenti molto limitati, che toccano principalmente l’attribuzione del backstop bancario al Mes”. Ha parlato di “informazioni non corrette” e precisato: “nella riforma ci sono cambiamenti già avvenuti nella pratica”. Con l’introduzione del backstop, il Mes potrà finanziare fino a 55 miliardi il Fondo di risoluzione unico, che serve ad aiutare gli istituti finanziari in difficoltà. “A dicembre 2018 – ha ricordato Gualtieri – il Consiglio europeo ha concordato di attribuire al Mes questa funzione, che era una richiesta dell’Italia, della Francia e di altri Paesi. Quanto alla ristrutturazione del debito non cambia nulla. Quindi chi dice o scrive che con la riforma si introduce la ristrutturazione del debito automatica dice una cosa falsa”. “Il fondo salva Stati è nato nel 2010, in seguito all’esplosione della crisi dei debiti sovrani. Nell’ottobre 2012  venne sostituito dal Meccanismo europeo di stabilità. Il 14 giugno, quando in Italia era ancora in carica il primo governo Conte, l’Eurogruppo ha concordato una bozza di riforma che si inserisce nell’obiettivo di completare l’unione bancaria dei 19 Stati che fanno parte dell’Eurozona e rafforzare l’unione monetaria. Secondo le previsioni, l’iter di riforma si dovrebbe completare a dicembre, a condizione perà che venga approvato da tutti gli Stati membri, i cui parlamenti dovranno ratificare il nuovo testo.

Gualtieri ha garantito che l’Italia non avrà “bisogno del Mes ma la sua esistenza è un passo in avanti”. “Il Trattato verrà probabilmente firmato a febbraio e le ratifiche verranno effettuate successivamente. Essere l’unico paese dell’area euro che non lo ratifica sarebbe negativo dal punto di vista dell’interesse nazionale, ma il Parlamento valuterà sovranamente come sempre”. La riforma del Mes è “un tema che a lungo non ha appassionato l’opinione pubblica. Sono contento di fare chiarezza e dissipare le preoccupazioni che sono del tutto infondate e basate su informazioni non corrette” ha detto il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, in audizione al Senato sulla riforma del Fondo.

Ampio  consenso sulla bozza di revisione del Mes. Il ministro difende Conte

“Nel 2018 si è deciso che il Mes farà anche il backstop” per l’Unione bancaria “e si sono individuate delle linee di riforma. Poi si è avviato il negoziato, e l’Eurogruppo del 13 giugno 2019 ha raggiunto un ampio consenso su una bozza di revisione del Trattato Mes, poi presentata al vertice Ue del 21 giugno durante il quale i leader, hanno preso atto delle revisioni proposte, e hanno invitato l’Eurogruppo a continuare i lavori per giungere ad un accordo a fine 2019. L’Eurosummit ha anche precisato, su richiesta dell’Italia, che ‘si sarebbe dovuto comunque seguire un approccio complessivo, in una logica di pacchetto, con riferimento ai tre ambiti delineati, cioè revisione vera e propria del Mes, introduzione dello Strumento di bilancio per la competitività e la convergenza e definizione di una roadmap per il completamento dell’Unione bancaria’”.

Già che c’era, il ministro ha trovato il modo di difendere il presidente Conte dalle accuse che gli vengono fatte, oltre a ricordare che il governo di cui era presidente  vedeva  Salvini  vicepresidente del Consiglio. Le accuse a Conte erano state avanzate dal senatore Candiani, pensiamo un leghista. Dice Gualtieri: “Sono lieto di assicurare al senatore Candiani che l’atteggiamento tenuto da Conte è in coerenza con il mandato parlamentare che la risoluzione gli attribuiva”. “Per effetto della risoluzione del 19 giugno il presidente Conte ha chiesto e ottenuto che nello statement del 21 giugno si facesse esplicito riferimento al fatto che il progresso raggiunto sulla bozza di riforma del trattato Mes non definisse il processo come concluso, ma che si dovesse continuare a lavorare su tutti gli elementi di questo pacchetto complessivo”. Gualtieri ha dunque reso merito al capo del governo quando lui stesso era all’opposizione dell’esecutivo precedente parlando di una sua notevole capacità negoziale e  politica. Chi ha voluto intendere intenda e annoti per evitare altre figuracce. Secondo le previsioni, l’iter di riforma si dovrebbe completare a dicembre, a condizione però che venga approvato da tutti gli Stati membri, i cui parlamenti dovranno ratificare il nuovo testo. Una lezione, quella di Gualtieri,  data a improvvisati “esperti” economisti, a giornalisti che si sono trasformati in professori di scienza delle finanze, esperti europei quanti altri mai. Forse hanno scritto sotto dettatura. Fossimo Salvini andremmo a nasconderci. In qualche baita. Le Dolomiti sono lì che lo attendono.

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