25 novembre. La giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Le istituzioni e i sindacati: parole e azioni contro le violenze. Dati Istat scioccanti

25 novembre. La giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Le istituzioni e i sindacati: parole e azioni contro le violenze. Dati Istat scioccanti

Novantasei donne uccise nel 2019 da fidanzati, mariti, ex, compagni. Una ogni tre giorni. Un caso di maltrattamento o stalking ogni quarto d’ora. Nella giornata internazionale per l’eliminazione della Violenza contro le donne, sono ancora una volta i dati a fotografare una situazione allarmante. “La Violenza sulle donne non smette di essere emergenza pubblica e per questo la coscienza della gravità del fenomeno deve continuare a crescere”, dice senza mezzi termini il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il capo dello Stato ricorda le “tragedie palesi e i soprusi taciuti” e mette in allerta sul rischio di “sminuire il valore di una donna e non riconoscerne i meriti nella vita pubblica e privata”, fattori “in grado di alimentare un clima di violenza”. Mattarella riconosce come “molto” sia stato fatto nel nostro Paese, grazie anche all’attenzione del legislatore, ma che “ogni donna deve sentire le istituzioni vicine”.

Anche il governo è in campo: “Abbiamo approvato norme, sbloccato fondi, avviato confronti: la violenza contro le donne rimane una emergenza. Siamo al lavoro per una svolta culturale, che coinvolga pienamente i giovani”, afferma il premier Giuseppe Conte che domani sarà in una scuola di Roma per sensibilizzare i giovani sul tema, accompagnato dai componenti della commissione sul femminicidio. Nei palazzi della politica i gesti simbolici si accompagnano agli atti concreti. Nel cortile di Montecitorio è stata installata una panchina di colore rosso e le facciate di Camera e Senato saranno illuminate dello stesso colore per l’occasione. “E’ una questione culturale, sociale ed economica – assicura Roberto Fico – Dobbiamo riuscire a superare questa sottocultura, per entrare in una nuova fase. Lo possiamo fare con l’esempio, la forza del Parlamento e delle istituzioni. Lo stiamo facendo e lo faremo”. Parla di “fotografia di una agghiacciante e inaccettabile mattanza di genere” la presidente del Senato Elisabetta Casellati: “Nessuna misura penale, processuale o amministrativa potrà mai avere una piena efficacia se, accanto a leggi chiare e pene certe, non vi sarà un impegno altrettanto incisivo sul piano dell’educazione, della cultura e dell’informazione”. La ministra per le Pari opportunità e la Famiglia Elena Bonetti parla di “strada concreta” per aiutare le donne vittime di violenza e i loro figli, ricordando i 30 milioni stanziati per la rete dei centri antiviolenza, lo sblocco dei fondi per gli orfani di femminicidio firmato dal ministro Gualtieri e il milione messo a bilancio per il ‘microcredito di libertà’.

Fisac Cgil, protocollo con Abi per sospensione mutui e finanziamenti a vittime

L’azione di contrasto alla violenza contro le donne e di sostegno per le vittimedi violenza “deve essere un impegno quotidiano e costante di tutti” afferma una nota del sindacato Fisac Cgil che annuncia di aver “unitariamente proposto ad Abi (Associazione bancaria italiana, ndr) nel mese di ottobre di poter congiuntamente definire un protocollo che fosse un aiuto tangibile alle tante donne che coraggiosamente intraprendono un nuovo percorso di vita, per sé e per i propri figli, allontanandosi finalmente dagli abusi ed entrando nei percorsi di protezione, e che spesso sono in difficoltà economiche”. L’Abi ha fin da subito manifestato la sua volontà di dare un riscontro positivo ed oggi, nel giorno in cui ricorre la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, è stato siglato un protocollo per la sospensione dei mutui e dei finanziamenti per le donne vittime di violenza inserite nei percorsi certificati. “Un altro passo in un percorso che vede le organizzazioni sindacali del settore ed Abi, insieme, da sempre impegnate su questa tematica sociale e culturale di grande rilevanza. Oggi 25 novembre 2019, Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, ancora una volta tutti i sindacati del settore sono dalla parte di coloro che subiscono molestie e violenze sia nei luoghi di lavoro che fra le mure domestiche”.

Lattuada, Cgil Lombardia: “costruiamo luoghi di lavoro senza prevaricazioni di genere”

“L’iniziativa di oggi è un grande antidoto alla violenza contro le donne perché avere luoghi e momenti in cui se ne parla è fondamentale per combatterla” ha detto Elena Lattuada all’incontro organizzato da lavoratrici e lavoratori di Regione Lombardia in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. “Non ci si può girare dall’altra parte. Dobbiamo essere capaci di parlare e mettere in atto un meccanismo di protezione, trasformando i posti di lavoro in luoghi dove si riconoscano le differenze tra i generi e si riconoscano le disparità che oggi esistono. Costruiamo luoghi di lavoro, scuole, enti, istituzioni dove non esistano prevaricazioni di un genere sull’altro ma rispetto delle differenze. Costruiamo una responsabilità individuale e insieme una coscienza comune”

Cgil, Cisl e Uil di Palermo, 15 sagome al Comune di Palermo, “scelgo la vita”

Quindici sagome per commemorare le donne vittime di violenza e una frase su tutte: ‘Io ho detto no, ho scelto la vita’. Cgil Palermo, Cisl Palermo Trapani e Uil Palermo hanno aderito così alla ‘Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne’. Una manifestazione che ha avuto come scenario Palazzo delle Aquile, sede del Comune di Palermo, dove alcune sagome di cartone, accompagnate da frasi, hanno voluto raccontare simbolicamente il percorso esistenziale segnato dalla violenza che affrontano molte donne, commemorare le vittime e rilanciare l’impegno sul tema ricordando che il rispetto è sempre alla base di ogni rapporto. I sindacati hanno anche lanciato la proposta dell’istituzione di un Osservatorio permanente “che metta insieme istituzioni, forze dell’ordine e parti sociali per monitorare e intervenire sul fenomeno”. “#ognigiorno25, l’hashtag che abbiamo lanciato tre anni fa, per ribadire che il nostro impegno contro la violenza sulle donne non si esaurisce in un solo giorno ma va avanti tutto l’anno – dicono Enza Pisa, Delia Altavilla e Vilma Costa, responsabili dei coordinamenti donne di Cgil, Cisl e Uil – Questa giornata è una giusta occasione per fare sintesi, capire quello che si è fatto e che si deve ancora fare. La società civile si deve impegnare sia dal punto di vista della formazione sia nell’accompagnamento di queste donne alla denuncia. E poi nel recupero di queste persone sino al reintegro nel mondo del lavoro”.

“Il sindacato ha voluto rilanciare l’impegno contro la violenza sulle donne – affermano il segretario della Cgil Palermo Enzo Campo, il segretario della Cisl Palermo Trapani Leonardo La Piana e il coordinatore della Uil Palermo Gianni Borrelli – Non dobbiamo abbassare mai l’attenzione e spegnere i riflettori. Abbiamo scelto Palazzo delle Aquile proprio perché vogliamo dire alle donne vittime di violenza che non sono sole e che contro il fenomeno c’è l’impegno di tanti, dalle istituzioni alle forze dell’ordine, alle parti sociali. Esistono in città servizi e mezzi che possono aiutarle, devono denunciare e non avere paura. Le 15 sagome di cartone – concludono – vogliono ricordare che l’amore non è possesso”.

Dati Istat scioccanti “in Italia persiste il pregiudizio che addebita alla donna la responsabilità della violenza sessuale subita”

Addirittura il 39,3% della popolazione ritiene che una donna è in grado di sottrarsi a un rapporto sessuale se davvero non lo vuole. Anche la percentuale di chi pensa che le donne possano provocare la violenza sessuale con il loro modo di vestire è elevata (23,9%). Il 15,1%, inoltre, è dell’opinione che una donna che subisce violenza sessuale quando è ubriaca o sotto l’effetto di droghe sia almeno in parte responsabile. E’ la fotografia scattata dall’Istat in occasione della giornata contro la violenza sulle donne. Per il 10,3% della popolazione spesso le accuse di violenza sessuale sono false (più uomini, 12,7%, che donne, 7,9%); per il 7,2% “di fronte a una proposta sessuale le donne spesso dicono no ma in realtà intendono sì”, per il 6,2% le donne serie non vengono violentate. Solo l’1,9% ritiene che non si tratta di violenza se un uomo obbliga la propria moglie/compagna ad avere un rapporto sessuale contro la sua volontà. Anche gli stereotipi sui ruoli di genere sono duri a morire. I più comuni sono: “per l’uomo, più che per la donna, è molto importante avere successo nel lavoro” (32,5%), “gli uomini sono meno adatti a occuparsi delle faccende domestiche” (31,5%), “è l’uomo a dover provvedere alle necessità economiche della famiglia” (27,9%). Quello meno diffuso è “spetta all’uomo prendere le decisioni più importanti riguardanti la famiglia” (8,8%). Il 58,8% della popolazione (di 18-74 anni), senza particolari differenze tra uomini e donne, si ritrova in questi stereotipi, più diffusi al crescere dell’età (65,7% dei 60-74enni e 45,3% dei giovani) e tra i meno istruiti. Gli stereotipi sono più frequenti nel Mezzogiorno (67,8%), in particolare in Campania (71,6%) e in Sicilia, e meno diffusi al Nord-est (52,6%), con il minimo in Friuli Venezia Giulia (49,2%). Sul tema della violenza nella coppia, il 7,4% delle persone ritiene accettabile sempre o in alcune circostanze che “un ragazzo schiaffeggi la sua fidanzata perché ha civettato/flirtato con un altro uomo”, il 6,2% che in una coppia ci scappi uno schiaffo ogni tanto. Rispetto al controllo, invece, sono più del doppio le persone (17,7%) che ritengono accettabile sempre o in alcune circostanze che un uomo controlli abitualmente il cellulare e/o l’attività sui social network della propria moglie/compagna. Sardegna (15,2%) e Valle d’Aosta (17,4%) presentano i livelli più bassi di tolleranza verso la violenza; Abruzzo (38,1%) e Campania (35%) i più alti. Ma nelle regioni le opinioni di uomini e donne sono diverse. Alla domanda sul perché alcuni uomini sono violenti con le proprie compagne/mogli, il 77,7% degli intervistati risponde perché le donne sono considerate oggetti di proprietà (84,9% donne e 70,4% uomini), il 75,5% perché fanno abuso di sostanze stupefacenti o di alcol e un altro 75% per il bisogno degli uomini di sentirsi superiori alla propria compagna/moglie. La difficoltà di alcuni uomini a gestire la rabbia è indicata dal 70,6%, con una differenza di circa 8 punti percentuali a favore delle donne rispetto agli uomini. Il 63,7% della popolazione considera causa della violenza le esperienze violente vissute in famiglia nel corso dell’infanzia, il 62,6% ritiene che alcuni uomini siano violenti perché non sopportano l’emancipazione femminile mentre è alta ma meno frequente l’associazione tra violenza e motivi religiosi (33,8%). A una donna che ha subito violenza da parte del proprio compagno/marito, il 64,5% della popolazione consiglierebbe di denunciarlo e il 33,2% di lasciarlo. Il 20,4% della popolazione indirizzerebbe la donna verso i centri antiviolenza (25,6% di donne contro 15,0% di uomini) e il 18,2% le consiglierebbe di rivolgersi ad altri servizi o professionisti (consultori, psicologi, avvocati, ecc.). Solo il 2% suggerirebbe di chiamare il 1522. Il quadro che emerge dalla lettura dei risultati del modulo sugli stereotipi sui ruoli di genere e sulla violenza sessuale, incluse le opinioni sull’accettabilità della violenza nella coppia e sulle sue possibili cause, mostra cinque profili: due rappresentano gli individui con le convinzioni più stereotipate (36,3%), due quelle meno stereotipate (62%) e un gruppo si qualifica per l’indifferenza rispetto al tema (1,8%).

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