Umbria, regionali. Disastro coalizione Pd-M5S-LeU distanziata di 20 punti dal centrodestra. Lega al 37%, FdI al 10,4, Pd al 22,33, M5S al 7,4

Umbria, regionali. Disastro coalizione Pd-M5S-LeU distanziata di 20 punti dal centrodestra. Lega al 37%, FdI al 10,4, Pd al 22,33, M5S al 7,4

 Notte buia per il governo giallorosso. Dall’Umbria arriva la notizia di una vera e propria disfatta per la coalizione al governo nelle stesse ore in cui il Financial Times rivela che il premier Giuseppe Conte fu ingaggiato da un fondo di investimento sottoposto poi a indagine interna dal Segretariato di Stato del Vaticano. E a balzare agli occhi è il crollo – quasi la metà dei voti rispetto alle Europee – del M5S. Con il 57,55 dei voti Donatella Tesei, sostenuta da una coalizione composta da Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia e due liste civiche (Tesei presidente per l’Umbria civica e Tesei presidente) è dunque la nona presidente, la prima espressione del Centrodestra. Al secondo posto, con il 37,48 per cento, Vincenzo Bianconi, candidato del Centrosinistra che riunisce Pd, M5S e tre liste civiche (Bianconi per l’Umbria-Patto civico; Sinistra civica verde e Europa Verde Umbria). Seguono: Claudio Ricci (Ricci Presidente; Italia civica Ricci; Proposta Umbria-Con Ricci) 2,64; Rossano Rubicondi (Partito comunista) 1,01; Emiliano Camuzzi (Pci; Potere al Popolo) 0,87; Martina Carletti (Riconquistare l’Italia) 0,21; Antonio Pappalardo (Gilet arancioni) 0,13; Giuseppe Cirillo (Partito delle buone maniere) 0,10. La composizione della Assemblea legislativa dell’Umbria potrebbe essere la seguente: al Centrodestra, oltre alla presidente eletta, spettano 12 seggi di cui 8 alla Lega, 1 alla lista Tesei Presidente, 1 a Forza Italia, 2 a Fratelli d’Italia; al Centro sinistra 8 seggi di cui 1 assegnato di diritto al candidato presidente piazzato al secondo posto (Bianconi), 5 al PD, 1 al M5S, 1 alla lista civica Bianconi per l’Umbria.

Questi i risultati conseguiti dalle singole liste: Lega 36,95%; Fratelli d’Italia 10,4%; Forza Italia 5,5%; Tesei Presidente 3,93%; Umbria civica 2,06%; Partito democratico 22,33%; Movimento 5 Stelle 7,41%; Bianconi per l’Umbria 4,03%; Sinistra civica verde 1,61%; Europa verde Umbria 1,43; Ricci Presidente 1,26; Italia Civica 0,52%; Proposta Umbria 0,35%; Partito comunista 1,01%; Pci 0,5%; Potere al popolo 0,32%; Riconquistare l’Italia 0,21%; Gilet arancioni 0,13%; Partito delle buone maniere 0,10%. I dati sono ricavati dal sito del Ministero dell’Interno, in attesa della formale proclamazione degli eletti.  Altissima l’affluenza, al 64,4%, nove punti in più rispetto al 2015.

L’obiettivo minimo era una sconfitta onorevole, ma quello che si profila per la maggioranza che sostiene l’esecutivo è una sconfitta che rischia di farsi sentire anche su Palazzo Chigi. Di sicuro si sentirà sul futuro della alleanza fra dem e Cinque Stelle. Il segretario del Pd, nonostante il suo partito abbia nel complesso tenuto, parla di “sconfitta netta” e della necessità di “riflettere sulle scelte future”. Insomma, se di test sull’alleanza con M5s si trattava, il test è fallito e nelle regioni occorrerà rivedere la strategia. Alla stessa conclusione, seppure per ragioni diverse, giunge anche il Movimento guidato da Luigi Di Maio per il quale ragionare per poli opposti finisce per penalizzare il consenso dei Cinque Stelle. Ma Nicola Zingaretti parla anche di “una tendenza negativa del centrosinistra consolidata in questi anni in molti grandi Comuni umbri che non si è riusciti a ribaltare”. Un riferimento alla gestione precedente alla segreteria Zingaretti. E il pensiero corre a Matteo Renzi, rimasto lontano dall’arena elettorale, proprio come quando Zingaretti cita “le polemiche che hanno accompagnato la manovra” quale concausa della debacle. Una lettura del risultato condivisa dai dirigenti dem impegnati i questi giorni in Umbria. La prima cartina che gira di mano in mano tra gli esponenti dem più vicini a Zingaretti è quella di un’Umbria ‘in blu’: è il colore in cui vengono indicati i territori conquistati al centrodestra alle elezioni politiche del 2018. Il ragionamento è: questa è la situazione da cui siamo partiti, di più era difficile riuscire a fare. Una situazione, è il concetto sotteso a questo ragionamento, che non è addebitabile a quello che nel 2018 era solo governatore del Lazio. A guidare il partito, allora, era Matteo Renzi. La seconda cartina è relativa alle Europee del maggio 2019: Zingaretti era segretario da due mesi e il colore blu lasciava già lo spazio a larghe macchie di giallo e rosso, quelle che indicano i territori in cui il centrosinistra – non ancora il coalizione – risultava in vantaggio. Ora si tratta di vedere quali saranno i dati scorporati di Pd e M5s: “Per noi prevediamo una sostanziale tenuta del dato delle elezioni europee”, spiegano fonti parlamentari dem.

Non sfugge a nessuno, tuttavia, che il voto in Umbria arriva a pochi giorni dal varo della manovra e a 36 ore dalla foto di Narni con cui Giuseppe Conte, Luigi Di Maio, Nicola Zingaretti e Roberto Speranza hanno cercato di dare forza al loro candidato, Vincenzo Bianconi. E lo hanno fatto con uno strano mix di temi regionali e rivendicazione dei contenuti della legge di bilancio. Un evento dal quale si è tenuto lontano il solo Matteo Renzi: nessuna presa di distanza dall’ex presidente del Consiglio, è stato spiegato da fonti di Italia Viva, piuttosto una scelta di coerenza, dato che Italia Viva non ha schierato né sostenuto alcun candidato. Dalle parti del Partito Democratico il risultato era atteso, la forza del centrodestra nella regione e i danni prodotti dalle inchieste sulle nomine in Sanità, con le dimissioni della presidente Catiuscia Marini, lasciavano ben pochi margini per sperare. E un esponente storico del Pd come Pierluigi Castagnetti non ha mancato di rilevare come il centrodestra governa già in molti comuni umbri, corrispondenti al 62 per cento della popolazione totale. A due ore dall’apertura delle urne, Castagnetti twittava: “Fra poco i risultati, scontatissimi. Andrà in onda la Grande Ipocrisia o la grande sceneggiata. Nessuno ricorderà che il cdx da anni governa Perugia, Terni, Orvieto, Foligno. Cioè il 62% della popolazione umbra e che il quesito era: riuscirà il centrosinistra a capovolgere…?”. E, in un tweet precedente, scriveva ancora che la destra, proprio in virtù del fatto che già governa largamente in Umbria, avrebbe potuto solo perdere e “se le riuscisse di non perdere ciò che già ha, non si capisce ciò che rischia il governo nazionale”. Concetto condiviso e rilanciato da Walter Verini, commissario del Pd umbro. “I dati che si stanno consolidando confermano l’entità della sconfitta che abbiamo subito e la vittoria della destra. Non proprio in questa dimensione, tuttavia non era un esito inaspettato. Già oggi la destra governa oltre il 63% della popolazione umbra alla guida dei Comuni” ha detto Walter Verini, commissario umbro del Pd, nel corso della conferenza stampa in cui ha commentato l’esito del voto delle elezioni regionali. Una spiegazione di comodo, però, in cui manca la valutazione politica delle due sconfitte, e della incapacità, eventualmente, di riprendere i voti perduti per strada in questi anni. Un modo per mettere al riparo l’esecutivo da un processo che inevitabilmente partirà. Come in una celebre scena di ‘Ritorno al futuro’, la foto di famiglia scattata a Narni potrebbe sbiadire fino a veder scomparire i volti di Conte, Di Maio, Zingaretti e Speranza.

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