Talk show televisivi e radio inquinano la politica. Giornalisti tuttologi. Ma quanti hanno letto il Def e i documenti che lo accompagnano? Il bisogno di cultura politica. Il ruolo degli intellettuali

Talk show televisivi e radio inquinano la politica. Giornalisti tuttologi. Ma quanti hanno letto il Def e i documenti che lo accompagnano? Il bisogno di cultura politica. Il ruolo degli intellettuali

Volete conoscere tutto sul Documento di Economia e Finanza, meglio noto come Def con allegati, sulla base del quale verrà programmata la manovra di Bilancio che  organizza la nostra vita economica e sociale, sì proprio quella delle persone, delle famiglie, dei ricchi e dei poveri? Basta seguire i talk televisivi e  qualche trasmissione radiofonica e sapremo tutto. Anche quello che fino ad oggi non è mai stato messo nero su bianco in attesa che la Commissione dell’Unione europea dia il via libera. In breve si tratta della relazione inviata a Bruxelles a nome del governo, dal ministro dell’Economia Gualtieri, accompagnata dalla nota illustrativa sulle leggi pluriennali di spesa in conto capitale a carattere non permanente, dal  Rapporto sui risultati conseguiti in materia di misure di contrasto all’evasione fiscale e contributiva – anno 2019, Rapporto programmatico recante gli interventi in materia di spese fiscali, dalla relazione sull’economia non osservata e sull’evasione fiscale e contributiva. Mi venivano a mente questi documenti, migliaia di parole, più di 1300 quelle della premessa del ministro. E mi chiedevo: quanti dei giornalisti e di “esperti” che  campeggiano sulle televisioni in particolare, da quelle della Rai, a La7 con In Onda, a Sky, a quelle di Berlusconi, e ad altri sottoprodotti, hanno letto tutta la documentazione? La bassa qualità dell’informazione mi dava una risposta: pochi, molto pochi. Sono sempre i soliti, giornalisti ed esperti che si scambiano posti e ruoli. Alcuni in particolare sono dei veri fenomeni. Stiamo scherzando? Forse siamo un po’ invidiosi perché non ci verrà mai offerta l’occasione di comparire sul piccolo schermo o di essere ascoltati sulle onde radiofoniche. Non facciamo parte della compagnia di giro. Ci teniamo alla nostra autonomia.

È come essere sempre in campagna elettorale. In tv vince chi strilla più forte

Ma  quello che si sta verificando per quanto riguarda la comunicazione, prima quella elettorale, in effetti è come se fossimo sempre in campagna elettorale, leggi elezioni Regionali, ora quella che racconta, o meglio dovrebbe raccontare, questa fase della  vita politica, con alcuni media che parlano di “provvedimenti comunisti” a proposito del fatto che il ministro Gualtieri sia stato fra i più fermi nel chiedere che la manovra di bilancio faccia pagare a chi più ha. Ed abbia proposto una “rimodulazione” dell’Iva. Non  l’avesse mai fatto.  Una scatenata signora, o signorina non sappiamo, presentata in uno show tv come una economista non ce la faceva ad ascoltare chi,  esponente del Pd, diceva cose di buon senso in merito alle tasse. Strillava, si divincolava, sembrava morsa dalla tarantola a sentir dire che la tassazione doveva essere progressiva. Cose da comunisti, sosteneva un altro personaggio in studio. E il Di Maio subito dice “no”, non se ne parla  Quando un professore ha fatto notare alla signora, o signorina economista, mah, che la “progressività” era scritta in Costituzione, imperterrita ha continuato a dire che era tutto sbagliato. Ci ricordava un tale che diceva “è tutto sbagliato, tutto da rifare”. Poi c’era un altro giornalista, uno dei maggiori tuttologi, presente in numerose trasmissioni tv, esperto in problemi del mondo, qualificato come uno di sinistra, magari un po’ chic, non fa mai  male, che non faceva altro che snobbare, si fa per dire la sinistra, la manovra ohibò,  quasi un rimpianto per Salvini. Trovava conforto in un  professore, ex giovane, frequentava prima  le sedi Ds, poi  gli uffici ministeriali, dove di Pd non c’era traccia. Anzi.

Le lezioni in tv e carta stampata di qualche intellettuale a riposo

Ci sono quelli convertiti ai 5 Stelle, appuntamento fisso  in  tv o  quasi, con il “suo “ quotidiano al sostegno del Di Maio,  ora  fan  della “svolta” di Grillo che ha guardato al Pd. Poi, sempre nei programmi televisivi, qualche intellettuale che fa la predica, ai sindacati, al Pd, alla sinistra che non ha progetti, programmi. Trova spazio, quasi ogni settimana, nel “gioiello” del gruppo Repubblica dove il direttore non trova di meglio che attaccare i sindacati, i quali non avrebbero mosso un dito nel contrastare il governo gialloverde. Qualche altro intellettuale, senza mai impegnarsi in prima persona, fa presente che la sinistra non ha un programma, un progetto di società, non dà battaglia. Noi  crediamo che il ruolo degli intellettuali sia essenziale, che la cultura politica sia l’asse portante della democrazia, ma che si devono misurare, scendere in campo, partecipare là dove si fa politica, si ricostruisce un partito di sinistra, un partito, diciamo. Una comparsata in meno in tv, una presenza in più nell’organizzare una iniziativa di popolo, un contributo di idee, progetti.

Scalfari: il comunismo era  populista. Una sciocchezza, era con il popolo

Leggiamo uno Scalfari, l’editoriale a tutta pagina della domenica, il quale per spiegare cosa sia il populismo, chiama in causa il comunismo. Ce li vedete Togliatti, Longo, Ingrao, Berlinguer, per non parlare di Gramsci, come progenitori di Salvini, Orban, Lepen? Infine ci chiediamo, tutta colpa di un giornalismo che vive solo sulle trasmissioni televisive, passa da una rete all’altra con grande disinvoltura? No, la colpa è in primo luogo dei partiti che abdicano alla loro funzione ed hanno bisogno di chi “conduce lo show”, di un Vespa, un salotto, per gente bene, di un conduttore che punta alla rissa, con tanto di applausi organizzati, che “destra e sinistra per me pari sono”, il che significa che il suo cuore pulsa a destra, appoggiati da sondaggi messi su in quatto e quattr’otto che durano la spazio di poche ore.

Share