Siria. Erdogan: “i curdi depongano le armi, non ci fermiamo”. Mattarella a Trump, l’Italia condanna la Turchia senza se e senza ma. L’appello di 73 Ong per un immediato cessate il fuoco umanitario

Siria. Erdogan: “i curdi depongano le armi, non ci fermiamo”. Mattarella a Trump, l’Italia condanna la Turchia senza se e senza ma. L’appello di 73 Ong per un immediato cessate il fuoco umanitario

Sulla Siria Recep Tayyip Erdogan va avanti: “per risolvere la situazione” i curdi devono “deporre le armi” e ritirarsi, ha detto il presidente turco, escludendo categoricamente la possibilità di un cessate il fuoco caldeggiata da Donald Trump, che a questo scopo ha inviato ad Ankara il suo vice Mike Pence e il segretario di Stato americano Mike Pompeo. I due dovrebbero incontrare Erdogan giovedì, ma prima del loro arrivo da Washington sono arrivati segnali contrastanti. Il tycoon, che con l’annuncio del ritiro dei soldati Usa dal nordest della Siria dopo una telefonata con Erdogan sembrava aver dato il via libera all’offensiva, ha successivamente esortato Ankara a fermarla, autorizzando sanzioni contro tre ministri turchi. Poi, durante la visita del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, Trump ha detto di non avere mai dato luce verde all’attacco turco, ha dichiarato che i curdi “non sono angeli” e ha aggiunto che “se la Turchia va in Siria è un affare fra la Turchia e la Siria, non un nostro problema”. Erdogan ha lanciato l’offensiva in Siria contro la milizia curda Ypg esattamente una settimana fa, il 9 ottobre, con il doppio obiettivo di far allontanare i curdi dalla frontiera con la Turchia (Ankara li considera terroristi in quanto legati al Pkk) e di conquistare una zona in cui reinsediare almeno 2 milioni degli oltre 3 milioni di rifugiati siriani che si trovano al momento in Turchia, dopo essere fuggiti dalla guerra scoppiata nel 2011. Le Ypg, unità di protezione del popolo, sono state un alleato chiave degli Usa nella lotta contro l’Isis.

Mattarella però conferma a Trump la condanna dell’Italia sull’invasione turca

L’Italia condanna “senza esitazioni” l’operazione militare decisa dal governo turco nel nord della Siria, ha detto il presidente Sergio Mattarella nel corso della conferenza stampa tenuta a Washington al termine dell’incontro con l’omologo americano Donald Trump. “L’operazione in Siria l’abbiamo condannata senza esitazioni. La soluzione non passa per le sanzioni, che saranno inevitabili se la Turchia continua, ma nello stop all’offensiva e nel ritiro delle truppe”, ha detto Mattarella. L’Italia è “molto preoccupata per l’offensiva della Turchia”, ha poi aggiunto rimarcando la presenza di “molte vittime, di migliaia di sfollati anche tra i civili”. Una situazione che potrebbe anche creare “spazi fino a poco fa impensati all’Isis e al terrorismo, non solo in Medio Oriente”. La Turchia è parte della Nato, ma “i rapporti di amicizia non possono far omettere la verità”, ha sottolineato Mattarella. Inoltre, Mattarella ha voluto ricordare a Trump anche che in un altro teatro geopolitico, in Libia “c’è una situazione sul terreno di grande preoccupazione, che mette a rischio l’intera regione nordafricana, che aiuta i traffici illeciti, mette a rischio la produzione energetica del paese e nega la pacificazione al popolo libico”.

Dopo la decisione di Trump di ritirare i soldati statunitensi dall’area – additata da molti come un tradimento a danno dei curdi – pur di difendersi dalla Turchia, le Ypg hanno raggiunto un accordo con il regime di Bashar Assad: è in virtù di questo accordo che le truppe di Assad sono entrate martedì a Manbij e, secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani, mercoledì sono entrate a Kobane. A trarne vantaggio oltre ad Assad anche la Russia, grande alleata del regime, che ha promesso di evitare scontri fra gli eserciti di Turchia e Siria: di fatto i russi hanno riempito il vuoto lasciato dal ritiro dei militari Usa; soldati russi sono stati visti entrare a Kobane insieme all’esercito regolare di Damasco.Intanto la situazione sul campo è drammatica: “Con oltre 200 mila sfollati, il quadro umanitario nel nord-est della Siria rischia adesso di precipitare”, è l’allarme lanciato oggi da 73 organizzazioni umanitarie impegnate nella risposta alla crisi siriana 73 organizzazioni umanitarie, tra cui Oxfam. La piattaforma, il ‘Syria International NGO Regional Forum’ (SIRF), ha lanciato un appello alle parti in conflitto e alla comunità internazionale affinché garantiscano la protezione dei civili, un immediato cessate il fuoco e l’accesso agli aiuti per la popolazione, di fronte al drammatico peggioramento dell’emergenza umanitaria. Intanto il Consiglio di sicurezza dell’Onu, riunitosi per una seduta d’emergenza, ha approvato all’unanimità una breve dichiarazione in cui avverte del “rischio di una dispersione” dei prigionieri jihadisti tenuti prigionieri nel nordest della Siria ed esprime “grande preoccupazione” per l’eventualità di un “ulteriore peggioramento” della situazione umanitaria, senza tuttavia chiedere uno stop dell’offensiva turca.

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