Ocean Viking. I 104 naufraghi sbarcano a Pozzallo, sui loro corpi i segni dell’inferno libico. Nessun porto per la Alan Kurdi. Memorandum con la Libia: lo si cancelli, chiedono tante voci. Ma Di Maio è sordo

Ocean Viking. I 104 naufraghi sbarcano a Pozzallo, sui loro corpi i segni dell’inferno libico. Nessun porto per la Alan Kurdi. Memorandum con la Libia: lo si cancelli, chiedono tante voci. Ma Di Maio è sordo

Due bambini piccolissimi, di due e dieci mesi, uno in braccio al medico del porto di Pozzallo. Sono scesi dalla “Ocean Viking” per primi, seguiti dalle donne, le madri e due donne incinte. “I due bambini hanno delle broncopatie, delle difficoltà respiratorie e sono stati trasferiti all’ospedale di Modica per le cure del caso”, dice il medico del porto Vincenzo Morello a fine controlli. “Nulla di grave – afferma il sindaco di Pozzallo, Roberto Ammatuna – ci sono anche due donne gravide che verranno controllate tra gli ospedali di Modica e Ragusa e situazione sanitaria tranquilla”. Nei giorni scorsi lamentava poca interlocuzione con il Viminale. “Qualcosa sta mutando – aggiunge – abbiamo un governo nuovo. A Pozzallo abbiamo sempre un collaudato e spedito rapporto con il prefetto di Ragusa, Filippina Cocuzza e ieri mi ha chiamato anche il capo dipartimento Libertà civili che è la massima autorità per quanto riguarda il sistema d’accoglienza ministeriale. Abbiamo interloquito su alcune problematiche che chiediamo vengano risolte”. Il sindaco chiede maggiore coinvolgimento degli enti locali nella gestione delle problematiche relative ai migranti. “Faccio un esempio: molte volte basta una notizia data in modo amplificato, la notizia di una malattia ad esempio per creare allarme ingiustificato tra la gente. Se il sindaco avesse la possibilità di entrare nel centro liberamente e senza richiesta di autorizzazione che implica tempi non compatibili con una verifica immediata, potrebbe essere già una soluzione. Al ministero il prefetto Lamorgese è competente e sensibile, la burocrazia funziona, credo risolveremo presto”. Un gruppo di giovani scende e si volta verso la nave applaudendo in segno di saluto e ringraziamento chi a bordo (Sos Mediterranee e Medici senza frontiere) si è preso cura di loro.

Sui loro corpi i segni dell’inferno libico

L’inferno nelle testimonianze dei migranti, molti giovanissimi a bordo della “Ocean Viking” che ora si appresta a dirigersi verso Marsiglia per uno scalo tecnico. “Erano molto provati anche dal precedente viaggio – aggiunge il Search and Rescue coordinator, Luisa Albera – abbiamo provato a rendere confortevole la permanenza. Ma ci sono stati giorni di mare e vento e molti di loro hanno sofferto il mal di mare, i bambini non mangiavano mamme e le erano preoccupate ancora di più”. Poi l’incertezza del porto sicuro dove approdare. “E’stata fonte di preoccupazione – aggiunge la Albera -. Abbiamo detto loro che non li avremmo mai riportati in Libia per nessuna ragione, ci hanno creduto; alla fine eravamo un unico team. Ci hanno raccontato le loro storie; ognuno di loro aveva una storia terribile alle spalle”. E’ Jonquil Nicholl ostetrica di Medici senza frontiere a confermare “sui loro corpi si leggono i segni delle violenze subite”. I bambini a bordo hanno giocato, “i bambini come sappiamo sono quelli che si adattano di più alle situazioni anche difficili; giocavano con qualunque cosa, abbiamo costruito palloni, giochi, sembrava di avere un asilo a bordo e hanno rallegrato anche le persone più tristi”, dice ancora Albera che commenta anche altri aspetti oltre a quelli che riguardano questa missione, e che sono da tenere in considerazione: sul provvedimento libico sulla restrizione del campo di azione delle ong in Libia e sulla necessità delle ong di essere autorizzate dalla Libia all’intervento, il commento è lapidario: “Come avete letto voi, ho letto io. Saranno i nostri responsabili a terra che valuteranno la situazione e il da farsi”. Accanto alle due donne, Jay Berger, coordinatore di progetto.

“Ancora nessun porto sicuro per le 90 persone salvate dalla Alan Kurdi”

Lo comunica Sea Eye, lamentando che “dopo un raid armato contro l’equipaggio della nave da parte di una milizia libica sabato scorso, il ministro dell’Interno tedesco chiede ora un nuovo codice di condotta per i servizi di salvataggio marittimo”. La Alan Kurdi si trova in acque internazionali, una ventina di miglia a nord di Linosa. La richiesta di ‘pos’ (place of safety) all’Italia non ha ancora avuto risposta. Nelle stesse condizioni un’altra nave umanitaria, la Open Arms, che ha preso ieri a bordo 15 migranti da una barcone alla deriva. Tra di lori due bimbi piccoli – uno ha compiuto un anno oggi – e 5 minorenni.

Il memorandum con la Libia in scadenza il 2 novembre da cancellare subito

“In numerosi e documentati casi la Guardia costiera libica non ha risposto alle richieste di soccorso – accusa la lettera che il Tavolo Asilo ha spedito alle nostre istituzioni – ha abbandonato in mare persone ancora in vita, ha esercitato violenze sui naufraghi o addirittura causato incidenti mortali. La Libia non può in alcun modo essere considerata un Paese sicuro, dunque le persone che tentano di fuggire non possono essere rimandate in quel Paese”. Il Tavolo Asilo chiede “l’immediata evacuazione dei Centri di detenzione per migranti”, garantendo a questi ultimi “assistenza e protezione, sotto l’egida della comunità internazionale”. E ancora: “si stabilisca un programma efficace di ricerca e salvataggio in mare a livello nazionale ed europeo. Si ponga fine agli interventi volti a ostacolare i salvataggi effettuati dalle organizzazioni umanitarie e si prevedano canali di ingresso regolari, in modo che le persone non siano piu’ costrette ad affidarsi a trafficanti e a rischiare la vita nel tentativo di fuggire dall’inferno libico”. Nicola Fratoianni, di Sinistra Italiana-Leu, ha sollecitato l’esecutivo a intervenire subito: “Quegli accordi non possono essere rinnovati nel silenzio e nell’indifferenza. Non si può proprio”. Sulla stessa lunghezza d’onda Mediterranea Saving Humans, la rete delle associazioni italiane che con le navi “Mare Jonio” e “Alex” per un anno ha monitorato il Mediterraneo centrale, salvando vite, e che ora da mesi si ritrova con le imbarcazioni bloccate nel porto di Licata. “Il silenzio – avverte – rappresenta proprio ciò che il prossimo 2 novembre renderà automatica la proroga del Memorandum d’intesa siglato nel febbraio del 2017 tra Italia e Libia. Accordo sulla base del quale l’Italia continua (e potrebbe continuare) a sostenere con milioni di euro la cosiddetta Guardia costiera libica e la gestione in loco di centri di detenzione”. Per il ministro degli Esteri Di Maio, invece, l’accordo “può essere migliorato ma è innegabile come abbia contribuito attraverso il rafforzamento delle capacità operative delle autorità libiche a ridurre in maniera rilevante l’arrivo dei migranti, da 107.212 del 2017 a 2.722 all’ottobre 2019 e conseguentemente le morti in mare nel Mediterraneo centrale”. Si tratta di parole pronunciate alla Camera che stridono non solo con i racconti dei sopravvissuti ma anche con la realtà dei fatti. Di Maio, come Salvini prima di lui, e Minniti, pare ancora convinto che la Libia sia un Paese normale. Ma come affermano le organizzazioni internazionali e la stessa Onu non può essere considerata porto sicuro. Anzi, occorrerebbe operare per chiudere i lager. Altro che situazione positiva come afferma ancora il nostro ministro degli Esteri, il quale ha perfino ricordato come il nostro Paese sia “l’unico partner effettivo delle autorità libiche nella lotta al traffico di esseri umani: una riduzione dell’assistenza italiana potrebbe tradursi in una sospensione dell’attività della Guardia costiera libica”. Una gravissima visione distorta delle cose, che potrebbe avere conseguenze assai nefaste.

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