Nuccio Iovene. A fatica, lentamente, qualcosa a sinistra ricomincia a muoversi

Nuccio Iovene. A fatica, lentamente, qualcosa a sinistra ricomincia a muoversi

A fatica, lentamente, qualcosa a sinistra ricomincia a muoversi. E potrebbe farlo nella giusta direzione. Per le elezioni regionali umbre del prossimo 27 ottobre pur di impedire la vittoria del centrodestra e di Salvini in particolare, che sta conducendo la campagna elettorale in quella regione come l’occasione della sua personale rivincita, dopo il clamoroso errore di valutazione e relativo insuccesso dell’estate, non solo si è dato vita giustamente ad una larga coalizione di forze che comprendono Pd, 5Stelle, Sinistra,Verdi e realtà civiche, ma la Sinistra ha deciso di partecipare unitariamente con un’unica lista denominata “Sinistra Civica Verde” in cui sono confluiti Sinistra Italiana, Articolo Uno e anche esponenti di Rifondazione Comunista (prontamente sconfessati dal loro segretario nazionale). Due fatti non scontati ed entrambi positivi. L’esito delle elezioni regionali purtroppo è largamente compromesso e messo in pericolo dalle recenti vicende che hanno portato alle dimissioni ed all’azzeramento della giunta regionale precedente e dall’accanimento di Salvini di fare della “presa dell’Umbria” il simbolo del suo riscatto e della tenuta del suo elettorato. Ma proprio per non arrendersi ad un risultato che i più danno per scontato ed inevitabile, per non dare per vinta a tavolino una partita, che rischia di essere la prima tessera di un pericoloso effetto domino della lunga serie di appuntamenti elettorali dei prossimi mesi, quella imboccata in Umbria era l’unica strada possibile e credibile per tentare di fermare il centrodestra e la Lega in particolare, e per la sinistra di provare a superare il deludente risultato delle ultime europee. L’Umbria è una regione piccola, con una lunghissima storia politica alle spalle, e che già si è misurata con le difficoltà che l’esito di questa lunghissima storia ha comportato in realtà come Perugia, Terni e in altri comuni della regione. Ma è anche la regione nella quale si è scelto di effettuare un primo test della nuova maggioranza di governo nazionale, dando vita ad una alleanza che la rappresenti, e provando così a determinare una discontinuità con il passato più recente. Tra dieci giorni avremo i risultati e potremo fare un primo parziale bilancio.

L’altro segnale di movimento viene da Sinistra Italiana. L’assemblea nazionale dei giorni scorsi ha avviato il percorso congressuale che dovrebbe concludersi, al più tardi, all’inizio del prossimo anno. Anche qui l’esito è del tutto incerto. Se c’è una cosa che non serve, in questo momento, è dare vita ad un puro e semplice adempimento burocratico. Non servirebbe a nessuno, tantomeno alla stessa Sinistra Italiana. Una formazione già largamente provata da scelte sbagliate e insuccessi, abbandoni e scissioni ripetute, ma oggi protagonista (per quanto piccola) dell’esperimento di governo in corso, può dar vita ad un congresso se è in grado ed ha il coraggio di avanzare una nuova proposta politica su cui chiamare a discutere non solo e non tanto i suoi iscritti ma rivolta alla grande “diaspora” della sinistra affinché si interroghi e provi ad individuare una strada. Nicola Fratoianni, in quella assemblea e il giorno prima in una intervista al Manifesto, ha fatto una prima ipotesi, a mio avviso non ancora sufficiente ma nella giusta direzione. Ha indicato la frammentazione assurda in cui la sinistra si è ridotta (ed è stata ridotta, è bene non dimenticarlo) come un ostacolo pesantissimo alla sua credibilità e capacità, oltre che possibilità, di incidere. Ed ha proposto l’avvio di un confronto di merito, sui contenuti e sulle proposte, oltre che una messa in rete di tutte le realtà disponibili allo scopo di sostenere ed avanzare l’esperienza di governo appena avviata dando così forza ad alcuni punti qualificanti della azione e del ruolo della sinistra impegnata in questa alleanza. Meglio tardi che mai. Proprio per questo il congresso dovrebbe essere costruito fin da subito, in tutte le tappe del suo percorso, come l’occasione di un confronto e di un dibattito aperti, a cui chiamare tanti a dare il loro contributo, mettendosi tutti e subito in gioco.

Nessuna politica dei due tempi: prima si risolvono le questioni in casa propria e poi si discute con gli altri. Sarebbe perdere tempo prezioso e rischiare uno spreco di risorse che non possiamo permetterci. Sapendo inoltre che non basta evocare i problemi per risolverli, evocare i movimenti (a partire dai ragazzi dei FridaysForFuture) per essere da loro riconosciuti e considerati un interlocutore politico utile e credibile, e che serve un lavoro paziente ma indispensabile per riprendere le fila di un dialogo e di una collaborazione con i tanti che hanno, sfiancati o delusi, lasciato il campo, per riprendere una collaborazione (mai sufficientemente coltivata) con i tantissimi che abbiamo incrociato, per cominciare a dire fin da ora chi vogliamo essere e rappresentare (in un’epoca in cui addirittura i sondaggisti fanno fatica a capire quale soggetto testare, figuriamoci gli elettori). Una strada stretta ed anche ardua, ma a mio avviso, l’unica possibile.

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