Milano. Morto il bimbo di 6 anni precipitato nella tromba delle scale della scuola Pirelli. La nota dei sindacati scuola, la commozione e l’appello

Milano. Morto il bimbo di 6 anni precipitato nella tromba delle scale della scuola Pirelli. La nota dei sindacati scuola, la commozione e l’appello

Non sarà effettuata l’autopsia sul corpo del bimbo di sei anni morto dopo essere precipitato nella tromba delle scale della scuola Giovan Battista Pirelli di Milano. Secondo quanto si apprende in ambienti giudiziari milanesi, non è necessario condurre l’esame autoptico perchè la causa della morte, in questo caso, è chiara. Nel frattempo proseguono le indagini della Procura di Milano per individuare i responsabili e chiarire la dinamica dell’accaduto. Certo è che, dopo la dichiarazione ufficiale del decesso da parte dell’ospedale Niguarda, dove il piccolo era ricoverato da venerdì, il reato ipotizzato è destinato a cambiare nelle prossime ore: non più lesioni colpose per omessa vigilanza ma omicidio colposo, sempre in relazione alla mancanza di controlli adeguati da parte di docenti e personale scolastico. L’inchiesta, avviata dal pm Francesco Ciardi e poi assegnata alla collega Maria Letizia Mocciaro, resta per ora contro ignoti, ma presto potrebbero arrivare le prime iscrizioni. Secondo quanto ricostruito finora dagli inquirenti coordinati dal procuratore aggiunto Tiziana Siciliano, titolare del dipartimento salute e lavoro della Procura, il piccolo era uscito dall’aula per andare in bagno ed è caduto nella tromba delle scale rientrando in classe. Probabilmente – ma è un’ipotesi ancora tutta da verificare – è salito su una sedia, ha scavalcato la ringhiera della scale e, perso l’equilibrio, è precipitato, facendo un volo di 10 metri dal secondo piano dell’istituto scolastico.

Il dolore e la commozione dei sindacati scuola 

In una nota, FLC CGIL, CISL Scuola, UIL Scuola RUA, SNALS Confsal e GILDA “si uniscono al loro dolore e tutte insieme in un abbraccio ai genitori del piccolo alunno“. E tuttavia rivolgono  “a tutto il Paese l’appello a considerare con la dovuta attenzione le condizioni di sofferenza in cui versano le nostre scuole da Nord a Sud. Spesso inadeguati gli edifici scolastici, carenti gli organici del personale docente e ATA, insufficiente la vigilanza, assenti i controlli sull’idoneità degli ambienti vissuti quotidianamente da bambini e ragazzi dai 3 ai 19 anni. Non è questo il momento per denunciare le colpe di una politica spesso distratta sulle sofferenze della scuola”, fanno notare i sindacati della scuola, “lo abbiamo fatto innumerevoli volte: vogliamo invece interrogarci su quanto lavoro dobbiamo ancora fare come Sindacati della scuola e come lavoratori, per ogni ruolo ricoperto come docenti, dirigenti, personale ATA, organi collegiali, per fare un vero esame dei rischi che quotidianamente si vivono nella scuola. Non è più sufficiente fare continue segnalazioni alle autorità locali, quasi sempre con risposte tardive o inesistenti; né possiamo pensare di limitarci a delegare la sicurezza agli “esperti”, ben consapevoli delle responsabilità che comunque attengono al nostro lavoro e che non possono essere certo delegabili”.

Ecco perché “la morte del piccolo alunno di Milano richiama una necessità che comunque investe l’intera comunità scolastica, quella di assumere con ancor più consapevolezza, nel progettare e nell’agire, la centralità dei temi riguardanti la sicurezza a scuola. FLC CGIL, CISL Scuola, UIL Scuola RUA, SNALS Confsal e GILDA Unams invitano RSU e delegati di tutti gli istituti d’Italia a riunirsi per un’ora di assemblea sindacale, in ogni scuola, il prossimo 31 ottobre, per assumere l’impegno a richiamare la massima attenzione di tutti sui rischi di chi studia e lavora in edifici inadeguati, con organici precari e insufficienti, questioni che esigono un interesse costante da parte della politica e soprattutto una concreta capacità di intervento attraverso scelte mirate e coerenti di investimento a supporto della sicurezza di strutture e impianti e di efficaci strategie di prevenzione”, concludono.

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