L’attacco di Di Maio e del M5S a Radio Radicale è solo un inizio, un primo momento. Una “peste” liberticida che riguarda tutti

L’attacco di Di Maio e del M5S a Radio Radicale è solo un inizio, un primo momento. Una “peste” liberticida che riguarda tutti

Uno pensa di averne viste e sentite abbastanza; che uno come il senatore Vito Claudio Crimi, quota Movimento 5 Stelle, sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio con delega per l’editoria nel Governo Giuseppe Conte Uno, fosse inarrivabile, qualcosa di ineguagliabile, nel suo dire e nel suo voler fare… Si pecca sempre di pessimismo: c’è sempre uno che è migliore di chi si crede migliore; basta avere pazienza, e viene fuori, si manifesta; lascia un suo “segno”, al pari di quel “tale Thompson de Sunderland” di cui scrive Gustave Flaubert in una lettera del 6 ottobre 1850 allo zio François Parain, di Rodi. Quel Thompson aveva avuto la bella idea di incidere il suo nome sulla colonna di Pompeo ad Alessandria d’Egitto; e motteggia Flaubert: “Ce crétin s’est incorporé au monument et se perpétue avec lui. Que dis-je? Il l’ecrase par la splendeur des ses lettres gigantesques. N’est-ce pas très fort de forcer les voyageurs futurs à penser à soi et à se souvenir de vous? Tous les imbéciles sont plus ou moins des Thompson de Sunderland”. Ora va subito detto che noi per primi non condividiamo l’irrefrenabile pensiero che – traditore e in modo carognesco – si è insinuato nei nostri pensieri. Non siamo Flaubert, e mai ci si permetterebbe di qualificare, come Flaubert definisce Thompson de Suderland un rappresentante delle nostre istituzioni. Ogni riferimento a fatti, cose e persone del mondo d’oggi è da ritenersi casuale, fortuito, non voluto. Un pensiero impertinente, un dire che non ci appartiene. Come dice il presidente del tribunale dopo una domanda inappropriata di Perry Mason: “La giuria non tenga conto di questa affermazione e la si cancelli dal verbale”.

 Si ricominci, dunque; e senza Flaubert, Thompson, “les imbéciles”

Accade che il ministro degli Esteri, chiamato a riferire di Siria, Turchia, Curdi e materie di cui è titolare per via del suo attuale ufficio (per chi non lo sa, è ministro degli Esteri), abbia trovato il modo di dedicare parte della sua attenzione a “Radio Radicale”: “In manovra ci sono di nuovo otto milioni di euro l’anno per tre anni per Radio Radicale, che ha già ricevuto milioni di contributi dallo Stato. Quegli otto milioni diamoli ai terremotati, alle persone colpite dal sisma“. Si può immaginare la faccia di Crimi: deve essersi sentito scavalcato; ha prontamente, virilmente, reagito. Pensa che ti ripensa, il colpo di genio: “24 milioni per le nostre forze dell’ordine, per i Vigili del Fuoco, per chi lavora per garantire ogni giorno la sicurezza dei cittadini a rischio della propria vita. Altro che regalarli ad una radio privata di partito che ne ha già incassati oltre 300 senza gara!” (ma perché non l’ha fatta lui la gara, che al Governo c’era fino all’altro giorno?). Ora, il senatore Crimi attualmente è sottosegretario agli Interni del Conte Due. Si può dunque capire il senso della proposta a favore delle forze dell’ordine e dei vigili del fuoco; proposta che però confligge con quella del capo politico Di Maio (oppure si fa fifty-fifty?). Per risolvere la questione, gordianamente, che si può fare? Nulla di meglio di un bel referendum via piattaforma Rousseau (una piattaforma che fornisce tutte le garanzie, essendo gestita dalla Casaleggio associati, e votano solo gli iscritti, così siamo sicuri che votano con scienza e coscienza; e rappresentano, lo abbiamo visto nelle recenti elezioni in Umbria, il comune sentire della pubblica opinione).

Che bella la democrazia via tweet e hashtag

Che bello che il Blog pentastellare chieda ai propri follower di utilizzare l’hashtag #24milioni per “per fare sapere a noi, ma soprattutto a chi voterà questa porcata, come volete che vengano spesi i vostri soldi. C’è solo l’imbarazzo della scelta e, destinare questi soldi a una radio privata, per noi, non è un’opzione. E’ un’offesa per chi di questi soldi ha davvero bisogno!”. Ora, qui la si mette in farsa, ma non c’è niente da ridere; non che sia una sorpresa, ma una punta di sgomento, di preoccupazione, di inquietudine, quella c’è. Perché questi non scherzano. Perché questi dicono cosa vogliono fare; perché questi quando possono (quando glielo si lascia fare), fanno quello che dicono. La loro concezione di “democrazia” è questa. Ci credono davvero al “vaffa…”, non lo dicono per dire; davvero vogliono liquidare la democrazia parlamentare, la rappresentanza, il libero scambio di opinioni, il confronto, la polemica, la conoscenza; è inutile girarci intorno, fare distinguo, illudere e illudersi. Si pensi di loro tutto il male di cui si è capaci, sarà sempre una quota parte di quello che realmente questi sono: parte integrante, attiva, consapevole, organica di quella “peste” camusiana. Ve la ricordate? E’ annunciata da un topo morto; tutti sottovalutano quel topo. Nessuno comprende, fino a quando il germe non provoca la strage. Alla fine, si trova l’antidoto, la “peste” viene debellata; ma il bacillo cova, pronto a riesplodere quando meno te lo aspetti; i “vettori” sono quelli che meno crederesti; il “colpo” parte dalla direzione dove non guardi meno. Si deve, insomma, vigilare; vigilare sempre. Il discorso è drammaticamente serio, va al di là di Di Maio, Crimi, il M5S: la “peste” di oggi è una melassa uniforme, avvolgente; caratterizzata da assenza di memoria, conoscenza, “sapere”. È un morbo, che straborda, colpisce ovunque. Una “peste” complessa e lineare: è il diritto negato; la negazione al diritto al diritto e al diritto alla conoscenza.

Colpire “Radio Radicale”, e un episodio, un momento della saga che si vuole scrivere. Non per allarmismo, ma occorre essere consapevoli che il messaggio del pastore Martin Niemoller, perseguitato dal nazismo, tra i pochi sopravvissuti a Dachau, ha un valore che va al di là del momento in cui è stato scritto: «Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento, perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare». Noi non si vuole restare in silenzio, e soli. Va detto in coro, e in ogni lingua: “¡No pasarán!”, “Ils ne passeront pas!”, “They shall not pass!”, “Non passeranno!”…

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