La guerra dei dazi voluta da Trump contro la Ue potrebbe mettere in ginocchio parte dell’eccellenza agroindustriale. Germania e Francia puntano alla soluzione diplomatica. In Italia, produttori preoccupati

La guerra dei dazi voluta da Trump contro la Ue potrebbe mettere in ginocchio parte dell’eccellenza agroindustriale. Germania e Francia puntano alla soluzione diplomatica. In Italia, produttori preoccupati

Una volta resi efficaci, a partire dal prossimo 18 ottobre, i dazi Usa colpiranno da subito 500 milioni di euro di beni italiani agroalimentari. Stando alla attuale ‘black list’ pubblicata dal rappresentante al Commercio statunitense, Robert Lighthinger, sarebbero colpiti parmigiano reggiano, grana padano e pecorino, mentre sarebbero salvi mozzarelle di bufala, olio extravergine di oliva, conserve di pomodoro, pasta e prosecco. Il verdetto della Wto, l’Organizzazione mondiale del commercio, riconosce agli Stati Uniti il diritto di tassare l’import dall’Europa come compensazione per i sussidi concessi al consorzio aeronautico Airbus. Il match di ritorno è infatti ancora da giocare, con l’Ue ricorsa alla Wto contro Boeing nove mesi dopo la presentazione del caso contro Airbus. “Se gli Usa decideranno di imporre le contromisure autorizzate dalla Wto, l’Ue sarà messa in una situazione tale da non poter far altro che rispondere allo stesso modo”, ha ammonito la commissaria europea al Commercio, Cecilia Malmstrom.

Le drammatiche conseguenze per l’economia europea e italiana

La Coldiretti stimava ieri, a caldo, danni “per oltre un miliardo” di euro, mentre Federalimentare si spingeva fino a ipotizzare una perdita da 2 miliardi per le esportazioni di agroalimentare del Belpaese. Il premier Giuseppe Conte si dice pronto a difendere il Made in Italy, mentre la ministra per le Politiche agricole, Teresa Bellanova, chiede soccorso all’Europa con un “fondo di compensazione” per sostenere gli agricoltori in difficoltà. A proposito della politica trumpiana dei dazi, per il presidente della Repubblica Mattarella “occorre stemperare le tensioni che si addensano sui rapporti commerciali, le cui conseguenze in termini di contrasti doganali sarebbero negative per tutti”. “L’Europa è fortemente dipendente dal buon funzionamento dei mercati internazionali, dalla sua capacità di esportazione e dalla presenza di economie aperte alla importazione – ha aggiunto -. Principale blocco commerciale al mondo, l’Unione Europea deve saper perseguire partnership positive, equilibrate, mutualmente vantaggiosee e va dotata urgentemente di autonomi strumenti di politica economica e fiscale e non soltanto in funzione anticiclica ma anche – e direi soprattutto – allo scopo di permettere all’Europa di rimanere al passo con le grandi realtà economiche di oggi”. E infine ecco il monito del presidente Mattarella: “quando si prospettano guerre economiche, andrebbe posta attenzione al sostantivo più che all’aggettivo. Occorre un esercizio di grande e congiunta responsabilità”.

Tra i prodotti colpiti, Parmigiano Reggiano, Grana padano, Pecorino, Provolone, Altri prodotti lattiero-caseari, Prosciutti di suini non domestici (esclusi i dop), Crostacei, Molluschi, Agrumi, Succhi e Liquori. Tra i prodotti “salvi”, olio extravergine di oliva, Conserve di pomodoro, Pasta, Vino, Prosciutto dop Parma, Prosciutto dop San Daniele, Bufala campana, Formaggio Montasio. “I prodotti più colpiti per l’Italia – commenta Coldiretti – sono il parmigiano reggiano e il grana padano, con un valore delle esportazioni di 150 milioni di euro nel 2018, in aumento del 26% nel primo semestre di quest’anno, ma anche il pecorino, con un valore di 65 milioni, in crescita del 29%, il provolone e i prosciutti”. Sui prodotti alimentari Made in Italy dovrebbe scattare una tariffa del 25%, ma probabilmente per avere una ‘lista nera’ definitiva e aggiornata bisognerà attendere  il 18 ottobre, quando i dazi statunitensi entraranno in vigore. La guerra dei dazi, commenta il premier dall’assemblea di Milano della Assolombarda, “ci sta mettendo a dura prova”. Secondo Conte, con la sentenza del Wto che permette a Washington di imporre dazi su prodotti Ue per 7,5 miliardi di dollari, si apre “una prospettiva che rischia di far male al manifatturiero e all’agroalimentare, che ci preoccupa e faremo di tutto per limitare i danni, anche lavorando all’interno dell’Unione europea per una prospettiva compensativa”. Bellanova parla di un “cataclisma” contro cui dobbiamo avere “le contromisure” che devono “essere rappresentate da un fondo che l’Unione europea si dà per venire incontro al prezzo troppo alto che pagano i nostri agricoltori”.

Le reazioni internazionali. Trump twitta “vittoria”, e da Parigi e Berlino l’invito alla Ue a essere determinati ma riflessivi

Al monito, saggio, di Mattarella fa invece da pendant il solito tweet del presidente Usa Trump, che considera i 7,5 miliardi di dollari di dazi contro l’Europa una vittoria. “Una bella vittoria”, scrive dunque il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. L’Unione europea, ha scritto Trump, “per molti anni ha trattato molto male gli Stati Uniti sul commercio, con dazi, barriere commerciali e altro”. Il ministro delle finanze tedesco Olaf Scholz ha dichiarato che l’Unione Europea reagirà “in modo determinato ma riflessivo” alle sanzioni contro i prodotti annunciate dagli Stati Uniti. “Reagiremo in modo determinato ma riflessivo a questa nuova situazione”, ha detto il ministro alla Bild. “In un mondo globalizzato, i conflitti commerciali non servono a nessuno, come è accaduto negli ultimi mesi”, ha aggiunto, mentre la Germania, in quanto potenza esportatrice, mantiene stretti legami commerciali con gli Stati Uniti. Una linea che anche Parigi – altro importante esportatore di agroalimentare attraverso l’Atlantico – sembra sposare in pieno. “Noi tendiamo la mano. Vorrei che gli Stati Uniti ascoltassero questa voce, che a mio avviso è la voce della saggezza”, afferma il ministro dell’Economia Bruno Le Maire, avvisando comunque che “se l’amministrazione americana rifiuta la mano tesa dalla Francia e dalla Ue, noi siamo pronti a reagire, con sanzioni che ricadranno nel quadro del Wto”. Il tempo che rimane per ricomporre la frattura non è però molto: il rappresentante statunitense per il Commercio ha avvisato che le misure compensative dovrebbero entrare in vigore dal prossimo 18 ottobre.

La testimonianza di un produttore di Parmigiano reggiano d’eccellenza a Reggio Emilia, quello delle vacche rosse

“Siamo una piccola azienda, per noi gli Usa sono un mercato fondamentale e in espansione: ma oggi rischiamo di non poter pagare gli investimenti fatti in questi anni”. La preoccupazione di Luciana Pedroni, titolare della Grana D’Oro di Cavriago, nel Reggiano, è la stessa di decine di altre imprese impegnate nella produzione di parmigiano e grana in Emilia-Romagna, e non solo. “I dazi – spiega Pedroni – cambieranno volto a tutto il mercato, creando discrepanze importanti: chiediamo allo Stato di non abbandonarci, non possono lasciarci soli davanti a questo enorme ostacolo”. Più di 80 anni di storia, cinque dipendenti e una produzione di 2mila forme all’anno di parmigiano reggiano delle vacche rosse, tipiche della zona, la Grana D’Oro vive soprattutto di export. “Il 65% del formaggio che produciamo va all’estero e di questo una forma su 10 la vendiamo negli Usa”, spiega la Pedroni. Ora, il rischio concreto è che “il mercato venga completamente stravolto: se un prodotto aumenta di prezzo del 40%, diventa molto difficile per un consumatore continuare ad acquistarlo” e, dunque, “dovremo cercare un altro sbocco e si creerà un surplus di offerta, con conseguente riduzione dei prezzi”. Una situazione precaria che, prosegue ancora la Pedroni, “mette a rischio gli investimenti fatti in questi anni e soprattutto la possibilità di farne altri, vista la totale incertezza in cui operiamo”. Per questo, la richiesta – ribadita anche dai Consorzi e dalla Coldiretti – è quella di non essere abbandonati: “Non si può abbassare l’attenzione su questo allarme, lo Stato deve starci vicino”. Come? “Continuando a negoziare affinché si possa limitare l’ipotesi dei dazi e mettere a punto delle misure perché lo Stato non lasci sole le aziende a fronteggiare questo disastro”.

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