Gli effetti del cinismo di Renzi sul governo. Cosa vuole davvero? Tornare a Palazzo Chigi? Le repliche di Conte, Zingaretti e Letta. L’appello di Speranza all’unità, per ricostruire il welfare

Gli effetti del cinismo di Renzi sul governo. Cosa vuole davvero? Tornare a Palazzo Chigi? Le repliche di Conte, Zingaretti e Letta. L’appello di Speranza all’unità, per ricostruire il welfare

Effetto Renzi sul governo: l’attivismo del senatore di Rignano sta mettendo a dura prova i nervi degli azionisti dell’esecutivo, in particolare dopo la pubblicazione della lettera dell’ex premier al Corriere. Un intervento in cui Renzi torna a parlare di Iva, attribuendo a se stesso e a Teresa Bellanova il risultato di averne scongiurato l’aumento; si scaglia contro la riduzione del cuneo fiscale definendola “un pannicello caldo” e punta l’attenzione ai “tagli alla spesa per beni e servizi” come unica strada per arrivare a un taglio del cuneo più consistente. Parole che suonano come ‘schiaffi’ a Giuseppe Conte e a Nicola Zingaretti (da tempo il leader dem stigmatizza l’idea di tagli a beni e servizi che finirebbe per ripercuotersi sugli enti locali e, in ultima analisi, ancora sui cittadini). La risposta del premier arriva da Assisi, “Città della Pace”, ma i toni sono tutt’altro che francescani: “Non abbiamo bisogno di fenomeni. Se c’è qualcuno che vuole andare tutti i giorni in televisione o scrivere ogni giorno alla stampa lo faccia pure, però nella consapevolezza che quando ci si siede al tavolo lo si fa correttamente”.

Poi, nella città di Francesco, il premier si sofferma su chi povero lo è non per vocazione: “Non è la povertà a bussare alle porte del governo ma sono le istituzioni che devono intercettare i bisogni dei cittadini e contrastare sul campo la povertà assoluta. L’anno scorso abbiamo varato il reddito di cittadinanza. Faremo ancora di più, affiancandoci l’Inps, abbiamo elaborato un progetto. Andremo in sei città dove ci sono 50 mila persone senza tetto che non usufruiscono del reddito di cittadinanza pur avendone diritto. Sono persone invisibili, le vogliamo rendere visibili”, sottolinea Conte che ha fatto di san Francesco “un punto di riferimento. Francesco parla a tutti con un linguaggio semplice”, spiega ancora: “Lavoriamo in silenzio per produrre un cambiamento che deve fare rumore, un rumore che deve arrivare fino alle prossime generazioni”. E’ al termine del suo discorso che Conte si sofferma con i giornalisti per rispondere a Matteo Renzi.

La strategia di Renzi oggi ricorda quella del 2014, quando con “Enrico stai sereno” tolse di mezzo Letta. Il senatore di Rignano punta nuovamente a palazzo Chigi? Ma oggi Letta gli replica con durezza

Alla luce di tutto ciò, sembrano ancor più premonitrici le parole pronunciate ieri da Nicola Zingaretti all’inaugurazione del circolo Pd di Casalotti: “A Renzi e Di Maio dico: attenti ai distinguo e alle polemiche. La maggioranza ha il dovere di dimostrare che i problemi enormi possono essere risolti attraverso il nostro buon governo e non pensando ognuno al proprio strapuntino”. Il punto è che la sovraesposizione mediatica di Matteo Renzi e le sue prese di posizione sui provvedimenti allo studio del governo ricordano agli esponenti dem nel governo, e non solo a loro, quanto accaduto nel 2014 con Enrico Letta che, da presidente del consiglio, era bersaglio di quotidiani attacchi da parte dell’allora segretario Pd, Matteo Renzi. Fino alla capitolazione di Letta e al passaggio della campanella di palazzo Chigi nelle mani dello stesso Renzi che, rispondendo a chi gli chiedeva perché mai avesse posto fine al governo Letta, rispondeva: “E’ vero o no che il governo era nel pantano?”. Se lo ricorda bene ancora oggi, Letta, tanto da dare “un consiglio non richiesto a Zingaretti e Conte”. E’ evidente, per Letta, “che Renzi sta dissotterrando l’ascia di guerra, cioè dice: ‘Io vi faccio ballare’. Penso che loro non debbano accettare questo gioco, non facciano come me”. E il modo per mettersi al riparo dal fuoco renziano è uno solo: “In questa situazione sono Conte e Zingaretti che hanno il coltello dalla parte del manico. Non è possibile che una maggioranza di governo vada avanti in un ‘Vietnam’ quotidiano. Facciano con Renzi un patto e, nel momento in cui non lo rispetterà, si vada al voto. Se si va avanti come oggi il governo non arriva a mangiare il panettone”. Ma Letta scende anche nel merito della lettera di Renzi. Il senatore di Rignano lo accusa di essere stato, quando era presidente del Consiglio, l’artefice di un aumento dell’Iva che gli italiani pagarono a caro prezzo e invita il governo a incidere sulla “spesa per beni e servizi” così da recuperare risorse da mettere nel taglio al cuneo fiscale, “un pannicello caldo”. Enrico Letta sottolinea, invece, che l’aumento dell’Iva predisposto dal suo governo andò a incidere su una minima parte delle aliquote e, soprattutto, permise di non scaricare ulteriori costi sul deficit, ovvero “sul futuro dei giovani”. Inoltre, sul taglio alla spesa, ribatte: “Detto da chi cacciò da palazzo Chigi Carlo Cottarelli”, l’allora commissario alla spending review, “fa un certo effetto…”. Sugli effetti del taglio al cuneo fiscale per le buste paga, è lo stesso Conte a rispondere come si è visto, mentre da Palazzo Chigi vengono precisate le cifre. Non i 15 euro di cui parla Renzi, ma “un beneficio medio di 40 euro mensili in busta paga per i lavoratori. Considerando il quadro della finanza pubblica italiana, che impone scelte oculate, si tratta di un sostegno importante al potere d’acquisto delle famiglie”.  L’avvertimento di Letta suscita la pronta risposta di Conte: “Io non sto mai sereno, si tratta di avere responsabilità. Questo alto ufficio mi dà la possibilità ogni giorno di dover rispondere a 60milioni di italiani che hanno urgenze, quindi come posso stare sereno?”. Di fronte a quella che appare come una offensiva renziana, la squadra di governo sembra fare quadrato attorno al presidente del Consiglio: Luigi Di Maio invita ad “abbassare i toni” aggiungendo che, per arrivare a un taglio del cuneo fiscale che innalzi il netto in busta paga, c’è totale fiducia in Conte.

La presa di posizione degli altri ministri: unità e coesione per risolvere i problemi

“Dobbiamo tutti impegnarci. L’Italia ha problemi enormi e grandissimi di fronte. Abbiamo bisogno di unità e coesione per mettere al centro i problemi. Ce ne sono già tanti, eviterei di crearne altri”. A Rimini per la festa Dems tra i temi a tenere banco c’è quello dell’unità del Partito democratico e della tenuta della maggioranza. Il ministro per la Salute, Roberto Speranza, lancia un appello all’unità, sottolineando che il patto Pd-M5s “cambia il sistema politico in Italia, mentre Matteo Renzi mette in campo una proposta nuova”, tuttavia “le sigle in campo non sono sufficienti”.  “Dovremmo avere il coraggio di un’agenda sociale molto marcata. Il cuneo fiscale è una buona notizia. E’ un segnale. Mettiamo un po’ di soldi sul cuneo fiscale e li mettiamo tutti a favore dei lavoratori” ha detto il ministro della Salute, Roberto Speranza. “Dentro questa sfida di governo ci possiamo riprendere la questione sociale che la destra ci ha sfilato. La sinistra – ha concluso il ministro- ha perso quando ha cominciato a imitare la destra e a rendersi subalterna. Questo governo ci rimette in connessione con una parte della nostra gente”.

Il collega alla Cultura Dario Franceschini sottolinea che “le correnti possono essere un fattore distorsivo per un partito, ma in un grande partito è fisiologico avere una pluralità di posizioni. Poi si discute e si elabora”. Di certo “l’operazione difensiva” Pd-M5s “andava fatta. È stato trovato un accordo per l’Umbria, vedremo” nelle altre regioni al voto. L’auspicio suo personale è che maturi “un’alleanza politica da questo governo. Molto dipende da quanto farà. Occorre dargli un’anima”. “Teniamo unito questo Paese”, sprona il titolare alla Coesione territoriale Giuseppe Provenzano. Pd e 5 Stelle si sono uniti “per arginare questa destra. Ora il tema è come costruire un’alternativa”, ma anche “smettere di ragionare in contrapposizione tra Nord e Sud. Il Paese è fortemente interdipendente, investire al Sud fa bene al Centro Nord e viceversa. Abbiamo molto da recuperare, sul turismo per esempio, e questa area ha molto da insegnare al resto del mondo”.

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