Cgil. Ultimo incontro di “Cambiamento è… lavoro, sicurezza, prevenzione”. Ha introdotto Rossana Dettori. Con i ministri Speranza e Catalfo e le conclusioni di Landini

Cgil. Ultimo incontro di “Cambiamento è… lavoro, sicurezza, prevenzione”. Ha introdotto Rossana Dettori. Con i ministri Speranza e Catalfo e le conclusioni di Landini

La scorsa domenica è stata celebrata la Giornata nazionale per le vittime degli infortuni sul lavoro. “In questa occasione di riflessione e discussione intendiamo ribadirlo con la consueta forza per l’ennesima volta: questa strage va fermata, non è più accettabile aprire i quotidiani tutti i giorni e leggere di morti sul lavoro”. Così la segretaria confederale della Cgil, Rossana Dettori, ha aperto l’appuntamento di chiusura delle Giornate del lavoro nella sede della Confederazione e dal titolo emblematico: “Cambiamento è… lavoro, sicurezza, prevenzione: le proposte della Cgil”. Non è possibile, ha detto la sindacalista, “accettare un dato impressionante”: in questi ultimi dieci anni “la dimensione della strage di lavoratori e lavoratrici è stata di 17.000 persone. A questo scenario va aggiunta qualche ulteriore considerazione: contrariamente alla consuetudine di alcuni soggetti e di alcuni commentatori, non ci uniamo alla speculazione sui dati o al facile trionfalismo in caso di riduzione degli accadimenti, né ci sottraiamo all’impegno doveroso di analisi e studio. In queste letture statistiche, tuttavia, si trascura sempre di dire che i dati Inail non sono messi in relazione col numero degli occupati”, né considerano molti infortuni “a causa dell’omessa denuncia di lavoratori precari o ricattabili che vengono gestiti come malattia per conto Inps”.  Per Dettori, se gli open data messi a disposizione dall’Inail sono “un avanzamento in termini di trasparenza, risultano però ancora di difficile comprensione e utilizzo da parte degli attori della prevenzione”. Sarebbe “cosa buona e giusta e un reale avanzamento per il mondo del lavoro che l’Inail si dotasse di una anagrafe degli iscritti all’assicurazione obbligatoria, perché oggi iscritte all’istituto spesso sono esclusivamente le imprese che pagano i premi, non le altre”.

D’altro canto i lavoratori e le lavoratrici infortunati e non sono “anonimi

“Tutti hanno una storia, caratteristiche personali; tutti sopportano le conseguenze dell’organizzazione del lavoro. Le politiche vanno elaborate a partire da questo, dalle loro condizioni di lavoro, compresi gli incidenti in itinere che spesso sono causati dall’eccessivo carico di lavoro e dalla turnistica”. Ed è proprio a partire dalla drammaticità dei dati che leggiamo ogni giorno, ha sottolineato la segretaria confederale, “abbiamo chiesto e chiediamo al governo di fare tutto ciò che è in suo potere per dotare finalmente il nostro paese di una vera e propria strategia nazionale per la salute e la sicurezza sul lavoro in linea con l’Europa.” Questa strategia nazionale “dovrebbe guardare ai temi della strategia europea, creando assi di convergenza con il piano nazionale di prevenzione che viene redatto dal ministero della Salute, ed è per questo che riteniamo importante oggi la presenza del ministro Speranza a questa nostra iniziativa”. Per la dirigente Cgil, “dotarsi di una strategia come sistema-paese significherebbe definire le politiche di prevenzione da attuare, le risorse da impiegare, le sinergie da creare, gli obiettivi da raggiungere e i sistemi di valutazione di percorso e di risultato da impiegare, potendo tracciare nel perimetro temporaneo della strategia piani e programmi annuali di interventi mirati”. Al contrario l’Italia è “l’unico paese in Europa che non ha mai avuto una strategia: segno di una disattenzione o di precisi interessi. Colmare questa lacuna significherebbe rendere davvero il nostro sistema paese conscio dei danni provocati dalla mancata prevenzione e dalla competizione basata sull’abbassamento dei diritti e delle tutele delle lavoratrici e dei lavoratori”.

Per far questo è necessario un coordinamento tra tutte le forze in campo, “gli enti preposti e le parti sociali a sostegno”

Naturalmente per Dettori “è necessario che il sistema istituzionale della salute e sicurezza sul lavoro sia potenziato nel suo complesso, anche prevedendo l’applicazione integrale e senza eccezioni da parte delle Regioni dell’articolo 13, cioè l’utilizzo dei proventi delle sanzioni per un’efficace azione di prevenzione”. Altro passo da compiere e con urgenza, “è l’applicazione della normativa del testo unico ai settori ancora esclusi dall’articolo 3; si tratta di comparti di assoluta rilevanza come l’università, il mondo della scuola e della ricerca. Bene dunque per il sindacato “continuare il confronto col governo a partire da quelle che sono state le nostre richieste iniziali e partecipando ai tavoli tematici che si incardineranno soprattutto intorno alle priorità”; da questo punto di vista “abbiamo apprezzato che la prima delle iniziative del nuovo governo sia stata la scelta di partire dal tema della sicurezza sul lavoro e che tale percorso sia stato iniziato coinvolgendo ad unico tavolo tutti i soggetti istituzionali e sociali interessati”.

Tutto ciò però non basta.

Per la sindacalista “si tratta ora di far decollare nel merito questo metodo, affrontando con rigore ed efficacia i tanti problemi che abbiamo già evidenziato nel primo incontro”. Tra i nodi da affrontare subito per Dettori c’è quello della vigilanza sui luoghi di lavoro “attraverso una più chiara attribuzione delle competenze tra Stato e Regioni, superando farraginosità e disorganizzazione e affermando finalmente un giusto coordinamento dell’attività ispettiva. In quest’ottica sarebbe importante recuperare il ruolo delle parti sociali e favorire loro più alti livelli di partecipazione”. Occorre poi “avviare una campagna di assunzioni di ispettori del lavoro e di medici del lavoro”, assunzioni di tecnici della prevenzione “che vadano a colmare i vuoti di organico determinatisi negli ultimi anni a causa del mancato turnover e che amplino l’efficacia e il raggio della vigilanza stessa e della prevenzione”. Per far questo servono “stanziamenti di risorse mirati e di livello sufficiente: non è accettabile non avere ispezioni e non garantire efficaci controlli per la carenza di personale nei diversi enti che ne sono deputati”. Inoltre, per ciò che riguarda il tema ispettivo, per la segretaria confederale “è necessario completare il meccanismo di integrazione e interazione delle varie banche dati in possesso dell’Inail, dell’Inps, delle amministrazioni regionali. A tutt’oggi questa azione non è ancora a un livello accettabile di avanzamento, visto lo sviluppo di tecnologie informatiche utili e applicabili anche dalle pubbliche amministrazioni”. Altro punto nodale, se si vuole davvero procedere con efficacia, è infine, “la necessità di affermare e realizzare l’esigibilità del diritto alla formazione sulla salute e sicurezza per tutti i lavoratori e le lavoratrici, superando i comportamenti elusivi delle azioni che sono la causa di molti infortuni sul lavoro e di molte malattie professionali e anche, finalmente, il noto fenomeno degli accadimenti nefasti nelle prime ore di lavoro dopo l’assunzione”; quest’ultimo fenomeno è infatti il segno evidente “della poca conoscenza da parte delle persone dei rischi potenziali e delle relative procedure di sicurezza, in un paese dove il lavoro nero e grigio continua a rappresentare una realtà purtroppo importante e diffusa”.

Speranza: in tempi brevi una risposta concreta

“C’è tantissimo da fare, è una priorità assoluta del governo. Non è un caso che la prima riunione che abbiamo voluto fare io e il ministro del Lavoro, insieme alle parti sociali, sia stata proprio su questo tema. Un Paese civile non può avere tre morti al giorno. Quindi siamo molto determinati e costruiremo in tempi decenti una proposta organica su questo settore”. Risponde così il ministro della Salute, Roberto Speranza, interpellato a margine della chiusura oggi a Roma della VI edizione delle Giornate del lavoro della Cgil, l’annuale manifestazione organizzata dal sindacato per discutere sui temi del lavoro e dei diritti, ma anche di fisco e welfare, alla luce delle trasformazioni sociali ed economiche.

Landini: “la precarietà moltiplica i rischi”

“Tutte le imprese italiane devono sapere che valorizzare la sicurezza è un vantaggio, non un costo”. Lo afferma il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, concludendo l’evento finale delle Giornate del lavoro della Cgil, che si è svolto oggi (martedì 15 ottobre) a Roma in corso d’Italia, dal titolo “Cambiamento è… lavoro, sicurezza, prevenzione: le proposte della Cgil”. “Nel nostro prossimo convegno – ha aggiunto – non discutiamo di ciò che sarebbe necessario fare, ma valutiamo ciò che concretamente è stato fatto. Questo è il metodo che dovremmo adottare”. Landini ha parlato del tema complessivo della sicurezza nei luoghi di lavoro. “La formazione – a suo avviso – non è un problema solo dei lavoratori dipendenti, ma anche delle imprese e degli imprenditori che devono farsene carico: c’è anche questo tema da mettere sul tavolo”. In generale “è necessario estendere il diritto alla formazione”. Il segretario ha apprezzato la presenza del ministro del Lavoro Nunzia Catalfo: “Colgo positivamente il gesto di venire qui oggi: apprezziamo che il primo atto del dicastero sia stato la convocazione del tavolo sulla sicurezza, ne prendiamo atto”. “Dobbiamo dare atto al nuovo governo di aver avviato una fase nuova di confronto con le parti sociali, mentre non mi pare se la passino bene quelli che volevano decidere tutto da soli”, ha detto ancora. Quanto alle proposte specifiche, Landini ha rilanciato l’idea della patente a punti: “Esauriti i punti a disposizione perché non si è curata la salute e la sicurezza dei lavoratori, per un po’ si sta fuori dagli appalti pubblici”. Necessario però anche “trovare un sistema premiante per le imprese virtuose che rispettano la salute e la sicurezza dei lavoratori” e, sul fronte della prevenzione, “servono assunzioni di ispettori del lavoro così come di medici di medicina del lavoro”.

Da Rassegna.it

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