Bruxelles. Il Consiglio europeo dà via libera all’accordo sulla Brexit siglato con Johnson. Ma Corbyn lo boccia e propone il referendum

Bruxelles. Il Consiglio europeo dà via libera all’accordo sulla Brexit siglato con Johnson. Ma Corbyn lo boccia e propone il referendum

Il Consiglio europeo ha approvato l’accordo sulla Brexit, il ritiro del Regno Unito dall’Unione europea. Lo dice il presidente del Consiglio Ue, Donald Tusk. Tusk ha spiegato il motivo per cui un accordo che sembrava impossibile ieri, è stato approvato in mattinata: “Prima di tutto, perché è stato valutato positivamente dall’Irlanda, noi abbiamo sempre detto che saremmo stati solidali” con Dublino “e così è stato. In secondo luogo, è stato valutato positivamente dalla Commissione europea”, ha aggiunto. Secondo Tusk la decisione di Boris Johnson di consentire controlli doganali tra Gran Bretagna e Irlanda è stato un altro elemento cruciale per l’ok all’accordo. “Ora aspettiamo il voto in Parlamento” a Londra. “Se il Regno Unito decide di ricongiungersi all’Unione, la porta della UE sarà aperta”, ha concluso.

David Sassoli, presidente Parlamento europeo. “noi siamo pronti ad esaminare e votare l’accordo”

“Siamo contenti che le posizioni si siano avvicinate. Naturalmente siamo molto scontenti che il Regno Unito lasci l’Unione europea, ma è una decisione dei cittadini e la rispettiamo” ha detto in conferenza stampa il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, a margine delle discussioni di oggi sulla Brexit in Consiglio europeo, a Bruxelles. L’accordo con il Regno Unito “dovrà ora essere ratificato dalla Camera dei Comuni inglese”, arrivando infine al Parlamento europeo. “Noi siamo pronti”, ha ribadito Sassoli. “Non solo a esaminare il testo ma a organizzare il percorso per l’esame della plenaria del Parlamento europeo” che, ha concluso il presidente, “avrà l’ultima parola”.

Merkel smentisce Juncker, nulla di deciso su proroga

La cancelliera tedesca, Angela Merkel, ha smentito il presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, sul rifiuto da parte dell’Unione Europea di una proroga della Brexit in caso di bocciatura dell’accordo da parte del Parlamento britannico. “Non abbiamo detto nulla di simile”, ha detto Merkel durante una conferenza stampa al termine della sessione Brexit del Vertice europeo. “Ci esprimeremo sul risultato del voto del parlamento britannico dopo. Oggi non abbiamo ancora preso decisioni su questo o quel caso. Non abbiamo imposto condizioni preventive al Parlamento britannico”, ha spiegato Merkel. La Camera dei Comuni “è un parlamento saggio, con un’esperienza di lunga data”, ha ricordato la cancelliera. Sull’accordo “prenderà una decisione in tutta libertà”. Dopo il voto della Camera dei Comuni, “il presidente del Consiglio europeo (Donald Tusk) organizzerà delle consultazioni a prescindere dal risultato”. Nel frattempo, “Boris Johnson farà il possibile per trovare una maggioranza e poi vedremo”, ha concluso Merkel.

Il leader laburista Corbyn non ci sta, “questo accordo è peggiore di quello della May” e voterà contro

L’accordo tra l’Unione Europea e il Regno Unito sulla Brexit sembra “anche peggio” di quanto negoziato da Theresa May e “dovrebbe essere respinto” dai parlamentari, ha affermato il leader laburista Jeremy CORBYN. Secondo fonti giornalistiche, il Partito laburista è infatti sempre più propenso a sostenere un referendum di conferma, il che significa che approverebbero l’accordo solo se sottoposto a referendum. Poche ore prima del vertice che ha sancito l’accordo Ue-Regno Unito, la leader unionista del Democratic Unionist Party (nazionalisti nordirlandesi), Arlene Foster, e il suo vice Nigel Dodds hanno reso noto di non poter dare il loro sostegno all’ipotesi di accordo trovato. “Allo stato attuale non possiamo appoggiare ciò che viene suggerito riguardo alle questioni doganali e del ‘consent’ dell’assemblea locale dell’Irlanda del Nord”, scrivono Foster e Dodds. Dall’altro lato invece, il presidente della Commissione europea Juncker ha affermato che si tratta di un accordo equo ed equilibrato. Johnson ha quindi convinto i leader UE a suggellare un deal durante il vertice. Tuttavia, il mancato sostegno del DUP suggerisce difficoltà nella ratificazione prevista per sabato. “Sellout”, cioè svendita o tradimento: così John McDonnell, deputato laburista e Cancelliere dello Scacchiere nel governo ombra di Jeremy Corbyn, definisce il nuovo accordo per la Brexit raggiunto a Bruxelles dal primo ministro conservatore Boris Johnson. “Sono stato a Bruxelles – ha scritto dal canto suo Corbyn sempre su Twitter – per incontrare i leader dei paesi europei per discutere come possiamo proteggere i posti di lavoro e i livelli di benessere, per cambiare l’idea che la prossima generazione debba essere più povera di quella attuale”. Nel suo post ritwittato dal leader laburista, McDonnell accusa il premier di aver “svenduto virtualmente ogni settore della nostra economia e tutti quelli che hanno votato leave credendo che fosse possibile realizzare un accordo che proteggesse i loro posti di lavoro”.

Il premier britannico, Boris Johnson, deve ottenere l’appoggio di almeno 320 deputati alla House of Commons – su 650 totale, di cui però 639 che votano – per ottenere la ratifica dell’accordo di recesso raggiunto con la Ue. La bozza di accordo verrà votata tra due giorni a Westminster, in quella che sarà la prima sessione del Parlamento britannico di sabato, dall’invasione argentina delle isole Falkland nel 1982. Ma l’aritmetica del Parlamento non pare giocare a favore del premier. Il partito unionista nordirlandese del Dup – alleato del governo con 10 seggi ai Comuni – ha già detto che potrebbe non sostenere l’intesa, come pure il partito nazionalista scozzese Snp (che controlla 35 seggi). I Lib-Dem (19 seggi) hanno annunciato che non appoggeranno l’accordo e chiederanno di mettere a referendum il documento. La posizione è simile a quella del Labour di Jeremy Corbyn, il quale ha bocciato l’accordo. Al momento, BoJo – che ha perso la maggioranza in Parlamento dopo l’espulsione dal partito conservatore di 21 deputati ribelli – è quasi sicuro di avere dalla sua parte 259 conservatori. Le stime più ottimistiche parlano di 287 sostenitori. BoJo deve, quindi, trovare il consenso di altri 61 deputati da altre formazioni in Parlamento, che vanno dai falchi ai più moderati sulla Brexit. Si guarda anche ai parlamentari laburisti su posizioni filo-Leave e ai 21 ex Tory ribelli.

Un’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea avrebbe un impatto molto rilevante sull’economia di Londra, con una perdita fino al 3,5% del PIl dell’economia nazionale. E’ la valutazione del Fondo monetario internazionale resa nota dal direttore Kristalina Georgieva durante gli incontri annuali di Washington. “Abbiamo fatto un lavoro abbastanza estensivo – ha detto Georgieva in una conferenza stampa – e la differenza è abbastanza eclatante. Uscire dall’Ue senza un accordo potrebbe costare all’economia del Regno Unito il 3,5% del suo Pil e costerebbe alla Ue fino a mezzo punto di Pil. E’ un dato piuttosto significativo. Abbiamo anche lavorato su quali sarebbero le implicazioni di un’uscita con un accordo. Le implicazioni per l’economia britannica – ha concluso – sarebbero significativamente più modeste, dell’ordine del 2% con l’avvertenza che una gran parte di tale impatto è stato assorbito”.

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