Angelo De Mattia. Mario Draghi: i suoi meriti, i lati oscuri del suo mandato e la pesante eredità di Christine Lagarde

Angelo De Mattia. Mario Draghi: i suoi meriti, i lati oscuri del suo mandato e la pesante eredità di Christine Lagarde

Mario Draghi lascia la Banca Centrale Europea. Il suo mandato si conclude. E venerdì primo novembre scatta ufficialmente l’ora di Christine Lagarde alla Bce: per l’addio di Mario Draghi sono attesi anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri.

Laurea in Economia a La Sapienza di Roma, un PhD al Mit di Boston, Draghi inizia la sua carriera nel mondo accademico, ricoprendo, contemporaneamente, i suoi primi incarichi di prestigio: direttore esecutivo nel Cda della Banca mondiale, poi direttore generale del Tesoro, quindi presidente delle European economic and financial committee. Nel 2002 inizia la collaborazione con la Goldman Sachs. Nel 2005 è chiamato alla guida della Banca d’Italia, nel 2011 alla guida della Banca Centrale Europea. Mario Draghi ha segnato la storia della BCE e dell’economia europea. Lascia al suo successore, Christine Lagarde, un’eredità scomoda, con tanti successi ed alcune ombre. Ne parliamo con un esperto di economia,  Angelo De Mattia, che vanta una lunga carriera in Banca d’Italia, dove è stato anche segretario particolare del governatore Fazio, e che oggi dirige l’ufficio studi della Fondazione Generali.

Dottor De Mattia, Mario Draghi da alcuni viene soprannominato “Super Mario”. A livello di ricezione popolare Draghi però viene associato al periodo di austerità applicato alle economie deboli d’Europa, in primis alla Grecia. In Italia molti lo mettono in relazione alle riforme del governo Monti. Qual è il suo giudizio sul presidente uscente della Banca Centrale Europea?

Il mio giudizio è articolato. Anzitutto si deve riconoscere a Mario Draghi il merito straordinario di aver evitato la disintegrazione dell’euro. La dichiarazione oramai storica del luglio 2012 sulla difesa ad ogni costo della moneta unica, valse ad evitare la frantumazione della moneta comune europea ed a scongiurare il ritorno alle monete nazionali. Da questo punto di vista Draghi ha pienamente meritato di passare alla storia. Per quel che riguarda le politiche che ha condotto stando al vertice della BCE, condividendone la responsabilità con i componenti del Consiglio Direttivo, bisogna far notare che la BCE non è stata affatto allineata alle politiche di austerità, ma ha promosso, pressoché costantemente, una politica monetaria “accomodante”. L’unico mandato che ha la BCE, fissato dal trattato dell’Unione Europea, è quelle di mantenere la stabilità dei prezzi. Questa viene fissata in un target eguale o minore al 2%. Una volta raggiunto questo obiettivo si arriva alla stabilità monetaria. Prima di quel livello la politica monetaria deve essere necessariamente espansiva. La BCE ha fatto ricorso, coraggiosamente, a misure straordinarie, non convenzionali. Una politica monetaria espansiva non è in linea con la politica di austerità perseguita dai governi e dall’Unione europea. Individuiamo, qui, la “solitudine” della politica monetaria: pur nella massima espansione della moneta è mancato l’accordo con le politiche economiche e di finanza pubblica. La moneta è una delle tante leve da utilizzare, ma non l’unica. Va adoperata insieme a quella del bilancio pubblico, della politica economica e della politica dei redditi. Questa sinergia non c’è stata. Riassumendo: relativamente al salvataggio dell’euro, alla politica monetaria espansiva, all’utilizzo di misure non convenzionali, il mio giudizio su Draghi è positivo. Tuttavia, di fronte alla massa di osservazioni che esaltano la figura di Draghi quasi acriticamente, divinizzandola,  alcune delle quali esprimono tesi che implicherebbero un ricovero urgente, bisogna analizzare anche i limiti, gli insuccessi e le battute di arresto del mandato di Mario Draghi alla BCE. Il che non vuol dire criticarlo globalmente, ma farne risaltare ancora di più i meriti.

Quali sono questi limiti?  Come valuta la gestione della vigilanza sulle banche?

Il primo limite è quello dell’inflazione. Come ho detto, questa deve essere eguale o minore del 2%. Cifra fissata dai regolamenti predisposti dalla stessa Banca Centrale. In cinque anni di iniziative non si è raggiunto questo obiettivo. Se consideriamo che la BCE ha il solo mandato di mantenere la stabilità dei prezzi, siamo evidentemente di fronte ad una sconfitta. Un altro insuccesso è stato quello della Vigilanza Unica, la vigilanza sulle banche che in larga parte è stata trasferita alla BCE ed attribuita ad un ente separato, il Supervisory Board. Le decisioni di questo organismo debbono passare al Consiglio Direttivo della BCE che esprime, su di esse, il proprio parere vincolante. Questo potere non è stato mai esercitato. L’esercizio di questa funzione ha lasciato molto a desiderare. Spesso le decisioni del Supervisory Board  hanno contraddetto la politica monetaria della BCE, senza essere corrette. In questo campo, evidentemente, c’è molto da rivedere sia per quel che concerne la normativa sia per le modalità di esercizio dei controlli.

Per quanto riguarda il rapporto fra Draghi e il Consiglio direttivo della Bce in particolare in relazione al  quantiitve easing quale valutazione dà?

Un’altra nota dolente, appunto, è stata la gestione del consenso all’interno del Consiglio Direttivo della BCE. Un problema evidente nelle  ultime riunioni e soprattutto in quella del 12 settembre, dove si è deciso il rilancio, sia pure per una somma minore, del quantitative easing. In questa data, al di là dei contenuti, si è verificata una spaccatura del Consiglio Direttivo. Molti governatori di banche centrali  si sono pronunciati contro il provvedimento. A questa spaccatura sono seguite critiche da parte degli ex membri dei vertici della BCE i quali hanno sottoscritto un documento di critica alla gestione Draghi sia per quel che riguarda il quantitative easing che per i tassi negativi. La maggior parte di queste obiezioni non hanno un grande fondamento. Ma il problema è che la BCE non può avere una frattura così evidente negli organi di governo. Ci possono essere delle divergenze di opinione, dei dissensi, che vanno, però, rapidamente composti. C’è, nel clima poco simpatico che si è creato nel direttivo della BCE, anche una responsabilità della “santificazione” della personalità di Draghi. Più che puntare su di una presunta maestria dell’individuo sarebbe stato molto più opportuno insistere sul fatto che la BCE, con il quantitative easing e con i tassi negativi, non avrebbe fatto altro che portare a buon fine il proprio mandato istituzionale. La Lagarde dovrà riflettere molto su questi lasciti.

Proprio in virtù di queste spaccature molti affermano che Christine Lagarde, la nuova presidente della BCE,  sarebbe scelta perché sarebbe un Presidente debole, più malleabile ed esposto alla volontà di protagonismo delle banche nazionali …

Il fatto che la Lagarde venga da una cultura giuridica non vuol dire che necessariamente prevarrà, nel suo mandato, una visione “politica” a danno di quella “tecnica”. E non vuol dire che la nuova Presidente sia a  digiuno di questioni economiche e che non sappia gestire organizzazioni complesse.  E’ stata impegnata in grandi incarichi: ministro in Francia, direttore generale del Fondo Monetario Internazionale. Al di là degli intenti di chi abbia votato per la Lagarde, che ha già dichiarato di voler agire in continuità con la gestione Draghi e di voler rafforzare la comunicazione della Banca Centrale principalmente verso i cittadini europei, bisogna metterla alla prova, senza preconcetti. Ricordiamo che Christine Lagarde è alla guida di una struttura che vanta notevoli capacità culturali, altissime professionalità, grandi competenze tecniche con risorse umane dotate di notevoli capacità di elaborazione e predisposizione delle decisioni.

Se qualcuno avesse votato la Lagarde con l’intento di avere alla guida della BCE una persona facilmente indirizzabile, potrebbe aver sbagliato i suoi calcoli. Non sarebbe la prima volta, nella storia, che un vengono nominati uomini e donne solo per essere strumentalizzati e poi capita tutto il contrario.

 

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