A volte ritornano. In edicola “Il Riformista”, diretto da Sansonetti, un trait d’union fra Italia Viva e Forza Italia. Tutela di Boschi e Bergamini. Nostalgia del patto del Nazareno. Chi è l’editore Romeo

A volte ritornano. In edicola “Il Riformista”, diretto da Sansonetti, un trait d’union fra Italia Viva  e Forza Italia. Tutela di Boschi e Bergamini. Nostalgia del patto del Nazareno. Chi è l’editore Romeo

Una volta negli ambienti dell’informazione si diceva che un giornale deve essere come una casa di vetro. I suoi lettori devono conoscere vita, morte e miracoli a partire da chi è l’editore. Sempre una volta, la “trasparenza” della gestione editoriale, ricordiamo gli anni in cui nasce la prima legge dell’editoria, era la carta di credito per ottenere i contributi previsti per questo settore. Passano gli anni e, forse, agli stessi giornalisti interessa poco sapere chi è il “padrone”. Forse non è un caso che quando Piero Sansonetti, un collega e un vecchio amico, ci siamo conosciuti a l’Unità, lui un giovane comunista, pieno di voglia di fare, io un navigato giornalista, ha presentato la sua nuova creatura, il ritorno in edicola  di  “Il Riformista”, non abbia sentito il bisogno di dire due parola sul nuovo editore, Alfredo Romeo, imprenditore edile, gestore fra l’altro di patrimoni pubblici, fra i quali quello del Comune di Roma, casertano, amico, si dice, di quel Velardi che si occupava di problemi editoriali e di altro, nell’ambito del Pd, forse ancora prima dei Ds. Romeo, in un lontano passato, aveva già tenuto quote della vecchia proprietà, ha acquistato la testata dal Gruppo Tosinvest  (leggi famiglia Angelucci, un patrimonio di cliniche private), editore dei quotidiani Libero e il Tempo, destra senza se e senza ma.

L’editore coinvolto nel processo Consip, insieme a Luca Lotti e Renzi padre

Ci sarebbe anche qualche problema relativo al conflitto di interessi dal momento che  il Gruppo Romeo opera nel settore dei servizi integrati alla proprietà immobiliare, ha gestito e gestisce patrimoni immobiliari di comuni come Napoli e Roma. Non solo, con il Comune di Roma ha dei conti aperti. La Corte dei Conti del Lazio ha affermato che principale responsabile della loro disastrosa gestione, dal 2005 al 2014 è stata la Romeo Gestioni. Il tribunale contabile ha condannato al pagamento al risarcimento di circa un terzo dei mancati introiti incassati dal Campidoglio. Un milione di euro il danno erariale. Nel 2018 tuttavia con la sentenza 982/2018, la sezione giurisdizionale per la Campania della Corte contabile ha poi assolto in via definitiva la Romeo Gestioni dagli addebiti contestati. Da segnalare che  fu il sindaco Marino a togliere il mandato alla Romeo Gestioni, guarda caso, il gruppo Pd di cui faceva parte lo dimissionò. E non è finita qui perché Alfredo Romeo è imputato nel processo Consip, insieme a Luca Lotti, il renziano doc e il padre di Renzi Matteo, Tiziano. Da questi dati parte il discorso che riguarda gli assetti del giornale.  Chi lo dirige, chi collabora, quale linea editoriale. E siamo di fronte, checché ne dica Sansonetti, perlomeno ad un fatto originale. Il neodirettore, di testate ne ha dirette molte, fra cui anche Liberazione, il quotidiano di Rifondazione, senza essere iscritto al partito precisa, dopo aver lasciato l’Unità passando poi la direzione di “Gli Altri”, successivamente di “Cronache del Garantista”, dal 2016 al 2019, de “Il Dubbio” (testata edita dal Consiglio Nazionale Forense). Davvero singolare la sua affermazione: “Noi – dice – facciamo un giornale che sia strumento di democrazia. Vogliamo ricreare un sistema di idee che abbia nella libertà il proprio lume fondamentale. Sarà un giornale piccolo, poco costoso, con molti commenti e si batterà al massimo sui temi della libertà e della giustizia”. Il minimo sindacale,viene da dire. Sarebbe strano dichiarare di  fare un giornale  che “nella libertà” non abbia il suo valore fondamentale. Ma  Sansonetti sa bene che non sarà facile.

Sansonetti, un direttore a metà guardato a vista dalle due forze politiche di riferimento

Vedremo martedì quando il primo numero andrà in edicola. Non  è un novellino, ma sarà un direttore a metà. Sarà guardato a vista da una condirettore (di fatto una direzione a due), che si chiama Bergamini, sì lei, per anni portavoce di Berlusconi, poi un passaggio in Rai, attualmente deputata di Forza Italia di cui è stata anche portavoce. “È come mettere insieme il diavolo e l’acqua santa”, ha  detto  Bergamini in conferenza stampa precisando che “Forza Italia non c’entra niente con il giornale, quello che facciamo è solo un tentativo di mettere insieme il meglio dell’Italia, una fabbrica di confronto aperto, un modo nuovo e molto contemporaneo di analizzare la politica e soprattutto sarà un giornale garantista e parlerà di libertà”. Un giornale, ribadisce Sansonetti, che si batterà per “la giustizia e la libertà”. Ridicolo quel “meglio dell’Italia”. Ancora parole usate nella presentazione: “Due i concetti-chiave in positivo: libertarismo e garantismo. Due concetti-chiave in negativo, ovvero da contrastare con forza: populismo e sovranismo”. Sono la formula perfetta, va bene sia ai renziani, intendiamo Italia Viva, sia ai berlusconiani, Forza Italia. Insomma c’è la sensazione che questo giornale sia uno strumento ad hoc per riscrivere una sorta di patto del Nazareno. A ciascuno il suo: Sansonetti trova di nuovo una collocazione, e ci pare giusto, e a noi fa piacere che Piero torni alla professione. Ma il  suo potere sarà limitato. Per Forza Italia c’è la Bergamini, per Italia Viva tira le fila Maria Elena Boschi.

Le firme coinvolte nelle collaborazioni. C’è anche Bertinotti. Ma che ci fa?

Già, perché ci sono le “firme coinvolte”. Arrivano i nomi, Dai renziani oltre alla capofila Boschi, spicca il nome di Luigi Marattin, l’economista del gruppo parlamentare che ha seguito tutto l’iter della manovra. Poi ci sono Stefano Ceccanti, Biagio de Giovanni, tanto per citarne alcuni. Da Forza Italia, presenti anche alla conferenza stampa, Renato Brunetta, Fabrizio Cicchitto, leggi P2, Tiziana Maiolo che nasce come giornalista del Manifesto, leader dei movimenti femministi, nel 1992 candidata alle elezioni politiche da indipendente nelle liste di Rifondazione comunista. In una lista civica si candida a sindaco di Milano. Non viene eletta. Nel 1994 aderisce a Forza Italia, viene eletta alla Camera, entrando anche a far parte dell’Ufficio di presidenza. Tra le firme, quelle dei collaboratori di qualità, che contano, danno la linea al giornale si trova anche Fausto Bertinotti. Un consiglio da amico, la compagnia non è delle migliori, in senso politico ovviamente. In redazione 4 giornalisti Angela Azzaro (vicedirettore) , anche lei proveniente da Liberazione se ben ricordiamo, Angela Nocioni, Francesco Lodico e Valentina Ascione.

I soliti noti che si aggirano nelle testate televisive e radiofoniche

Poi ci sono i collaboratori, quelli che si aggirano nelle diverse testate televisive e radiofoniche, sempre pronti alla presenza, da Fulvio Abbate e David Parenzo (sono previsti anche – tra gli altri – Giovanni MinoliPaolo Guzzanti). Infine facciamo un po’ di conti. Sansonetti dice che il giornale costerà circa 1,5 milioni di euro l’anno; la redazione è formata da una decina di giornalisti (sette per la redazione su cartaceo, cinque per la redazione digitale). Non c’è una previsione di diffusione, “il Riformista” verrà stampato in 15.000 copie, e sarà nelle edicole di 99 città, su tutto il territorio nazionale, Isole escluse, perché i costi sono alti.

A Sansonetti, comunque, un augurio di buon lavoro

Torniamo a Deborah Bergamini, entusiasta di questa impresa. Si tratta, dice, della “avventura delle avventure: una iniziativa da visionari, se non addirittura da matti… lavoriamo per una libertà non formattata, faremo giornalismo libero e di qualità…”. Noi, quelli di Jobsnews, la pensiamo diversamente. Crediamo che si tratti di una operazione “Trait d’Union” fra Italia Viva e Forza Italia, come abbiamo detto, l’aspirazione a un nuovo patto del Nazareno. Altrimenti che ci starebbero a fare due politiche a tempo pieno come Bergamini e Boschi, una delle quali figura anche nella gerenza del quotidiano? Niente di male, basta dirlo alla luce del sole. Anche perché pensiamo che Sansonetti sia capace, senza ingombranti compagnie, meglio vere e proprie tutele, di fare da solo. Anche se, a nostro parere, compie un errore. Comunque, da amico che continuo ad essere, ti auguro buon lavoro.

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