Zingaretti: solo via WhatsApp Renzi mi ha comunicato che lasciava il Pd. Bellanova e Scalfarotto neppure avvisano del passaggio a Italia Viva. Crescono le adesioni al Pd. Complicata trattativa con M5S per le elezioni in Umbria

Zingaretti: solo via WhatsApp Renzi mi ha comunicato che lasciava il Pd. Bellanova e Scalfarotto neppure avvisano del passaggio a Italia Viva. Crescono le adesioni al Pd. Complicata trattativa con M5S per le elezioni in Umbria

Stento a crederci. Nicola Zingaretti, intervistato da Maria Latella su SkyTg24, a domanda se Renzi Matteo lo avesse avvisato di voler compiere la scissione durante le trattative per la formazione del nuovo governo, ha risposto: “Ovviamente no. Ho ricevuto un WhatsApp quando la decisione era stata presa”. “Non pretendevo – dice Zingaretti – una telefonata. Il problema non è Zingaretti ma gli italiani. Spiegare agli italiani perché è successo dopo il giuramento del governo. Non è una questione personale per me”. La cosa non finisce lì ed è un fatto molto grave. Alla Latella il segretario del Pd racconta che il ministro dem e il sottosegretario, Bellanova e Scalfarotto,  non lo hanno neppure avvertito che sarebbero andati via dal Pd. “No”, dice Zingaretti, “nessuno mi ha mai avvisato”. Italia Viva nasce in gran segreto, una sorta di  operazione massonica, ci mancava solo lo spadino e la cappa. Fa bene Zingaretti a mostrare una gran serenità, a non dirne quattro, come meriterebbero  Renzi e i suoi discepoli che, prima di ogni altra cosa, hanno mirato a salvare il posto. In questo caso la poltrona.

Va di moda il poltronismo, parola abusata ma quando ci vuole ci vuole

Già, la poltrona, termine che viene usato a sproposito in particolare da alcuni giornalisti/e, i quali confondono un ruolo con chi lo occupa. Un ministero non è una “poltrona” ma un luogo dove si esercita, si ricopre un ruolo come per tante professioni. Anche il direttore, maschio o femmina, di un giornale può essere un “poltronista”. Dipende da come svolge questo ruolo e perché gli è stato assegnato. Facciamo un caso: se un editore, anche se solo onorario, dice pubblicamente che dar vita al governo Conte 2 è stato un errore e che bisognava andare al voto, magari mandando a rotoli il Paese, magari i suoi giornali ne avrebbero tratto un vantaggio (non stiamo inventando, perché i giornaloni si sono comportati in modo ambiguo strizzando un occhio al Salvini), in questo caso potremmo dire che il direttore del giornale  che obbedisce è un poltronista. Un ministro, un sottosegretario che cambia casacca dovrebbe dimettersi.

Mai dimenticare le parole “stai sereno” che tanto piacciono al Matteo fiorentino

Torniamo all’intervista di Zingaretti, al  silenzio di Renzi, di ministri e sottosegretari, per i quali la delegazione Pd, per conto del segretario, stava trattando. Giustamente fa presente che quanto è accaduto non è una cosa personale. Renzi, perlomeno, dovrebbe ringraziarlo. Troppo è pretendere le sue scuse. È sempre utile ricordare che è quello dello “stai sereno” rivolto ad Enrico Letta. Zingaretti chiede a Renzi perché il fattaccio “è successo dopo il giuramento del governo”. Addirittura uno dei nominati, se ben ricordiamo, ha detto che non si sarebbe dimesso, dal momento che si accingeva a passare a Italia Viva, nome che, ripetiamo, a noi sembra la pubblicità di un detersivo. Anzi, ha confermato: “ma come, ho giurato ieri e mi dovrei già dimettere?”. Zingaretti, nel corso dell’intervista, dà una lezione a Renzi. L’addio “mi dispiace, ma è stato anche un grandissimo errore. Primo perché dividersi è sempre un errore. Poi credo che a tutti abbia dato fastidio, anche chi non è del Pd, il fatto che il giorno stesso in cui si votava un governo voluto fortemente, un po’ a freddo si è voluto questa rottura. A me fa piacere che da tutta Italia si stanno iscrivendo al partito. Lunedì partirà l’iscrizione online”.

Un futuro del Paese non fondato sull’odio ma sulla crescita, il lavoro, il benessere

Affronta anche la questione elezioni regionali, a partire dall’Umbria. Parla della complicata trattativa con il M5S per individuare un candidato presidente alle elezioni regionali umbre. Sui possibili accordi  – dice Zingaretti – “non c’è nessun automatismo per le Regionali: ogni Regione dovrà decidere sulla base delle proprie leadership, dei propri contenuti, ma c’è una vocazione unitaria a provarci, per un futuro del Paese non fondato sull’odio, ma sulla crescita, sullo sviluppo, il lavoro e il benessere. È un fatto positivo che si stanno provando a verificare le condizioni per dare insieme una riposta ai cittadini, è utile per l’Italia”.

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