Settimana cruciale per il governo Conte II. Lunedì la fiducia alla Camera e martedì al Senato. Mattarella evoca “coesione e crescita” per il Paese. E la destra scatena l’odio contro le ministre

Settimana cruciale per il governo Conte II. Lunedì la fiducia alla Camera e martedì al Senato. Mattarella evoca “coesione e crescita” per il Paese. E la destra scatena l’odio contro le ministre

Il momento della fiducia si avvicina. Giuseppe Conte, pila dei dossier fissa sulla scrivania, continua a lavorare al suo discorso con la stessa cura che ha messo in quello che ha pronunciato in Senato prima di andare al Quirinale a rassegnare le sue dimissioni. Allora si trattò di uno sguardo (amaro) al passato. Questa volta, il premier si concentrerà sul futuro. Fondamentale, per lui, rimangono il programma e il clima di collaborazione, “privo di slabbrature”, con cui gli alleati proveranno a portarlo a termine. Nelle ultime ore le differenti vedute tra Pd e M5S si sono fatte strada a colpi di post sui social e interviste (Orlando, ad esempio, si affretta di prima mattina a precisare un titolo troppo duro nei confronti della riforma Bonafede). Sulla revoca delle concessioni come sulla riforma della Giustizia, sulla sanità come sul taglio dei parlamentari. E (soprattutto) le infrastrutture. Entrambi i partiti vedono in Conte sì il ‘garante’ degli accordi presi, ma anche colui il quale dovrà ‘chiarire la linea’ sulle questioni rimaste in sospeso. Il premier non intende tirarsi indietro. Lunedì alla Camera proverà a fare chiarezza e a sciogliere i nodi ancora sul tavolo. La quadratura del cerchio, certo, non sarà immediata. Piuttosto, viene spiegato, si cercherà con il gioco di squadra: un “lavoro di coordinamento” che preceda la blindatura di misure su cui litigare ex post. I toni, è il ragionamento, saranno fondamentali per portare a casa “le riforme che servono al Paese”, ecco perché Conte chiederà alla sua nuova maggioranza di “non venir mai meno al rispetto delle regole” e di “muoversi sempre”, anche nella dialettica tra di loro, “nel solco della grammatica istituzionale”.

La rotta è quella tracciata nel programma, già indicata dal presidente del Consiglio nella loggia d’Onore al Quirinale

Innanzitutto i conti. Fondamentale sarà “rivedere il patto di stabilità” (in questo totale è la consonanza con il presidente della Repubblica). La carta da giocare con l’Europa sarà quella del dialogo, ma nel quadro di un “europeismo critico”che attraverso un’interlocuzione costruttiva possa portare a stabilire vincoli meno rigidi. A ribadire l’importanza delle istituzioni europee, con un messaggio inviato alla platea di Cernobbio, è stato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il quale ha spiegato che “all’Unione serve una stretta collaborazione tra istituzioni e Paesi per rilanciare l’integrazione, completare il mercato unico e rafforzare il pilastro sociale”. Lo stesso capo dello Stato ha però voluto sollecitare Bruxelles, affinché si instradi sui binari di una maggiore flessibilità: “Coesione e crescita sono gli obiettivi ai quali guardare e il necessario riesame delle regole del patto di stabilità può contribuire a una nuova fase rilanciando gli investimenti in infrastrutture, reti, innovazione educazione e ricerca”. Una posizione che Mattarella può permettersi, anche alla luce della svolta europeista – molto apprezzata dai governi dei principali paesi europei e dai vertici dell’Unione Europea – del nuovo esecutivo giallorosso. Da Cernobbio è arrivato infatti anche l’appoggio francese al governo Conte, attraverso le parole del ministro dell’Economia transalpino Bruno Le Maire, il quale ha detto che “in Italia c’è un nuovo governo e penso che sia un’opportunità unica per dare nuovo impulso al rapporto tra Francia e Italia sui temi economici e finanziari, ma anche per dare nuovo impulso alle relazioni dell’Italia con tutta l’Unione Europea. In Europa abbiamo bisogno dell’Italia e degli italiani, e l’Italia deve stare al centro dell’Europa. Questo governo darà nuove possibilità all’Italia”.

Di qui, l’auspicio è quello di poter (oltre a bloccare l’aumento dell’Iva) poter procedere a una riforma fiscale: taglio del costo lavoro con il cuneo fiscale e investimenti per famiglie, imprese e giovani, gli obiettivi. Centrale nel percorso giallorosso e quindi nel discorso di Conte sarà la tematica ambientale: “un green new deal” che non significhi soltanto difendere l’ambiente ma anche e soprattutto promuoverlo come motore e occasione di sviluppo e crescita economica. Il premier non dimenticherà poi disabili e terremotati, che ha scelto di incontrare anche nel corso delle sue consultazioni prima di accettare l’incarico. La ricostruzione sarà uno dei primi obiettivi, sarà la sottolineatura del premier che dovrebbe annunciare anche una nuova visita nei luoghi colpiti dal sisma.

Landini, segretario generale Cgil: “un governo di svolta rispetto alle politiche economiche e sociali sbagliate” 

“Rifiutando l’idea che si dovesse andare alle elezioni solo perché l’aveva deciso qualcuno, a seguito della rottura di un accordo fra privati. Ci voleva finalmente un governo, dopo tanto tempo perso, quattordici mesi di campagna elettorale, intanto che i problemi si aggravavano” afferma Maurizio Landini, leader della Cgil, in un’intervista a Repubblica. “È quello che non solo io, ma tutto il movimento sindacale chiedeva: un governo di svolta rispetto alle politiche economiche e sociali sbagliate, badi bene, non solo dell’ultimo, ma anche degli altri governi precedenti. E poi costruire un rapporto diverso con l’Europa, invertire la spinta alle disuguaglianze partendo da una grande riforma fiscale, la totale revisione della Fornero. Staremo a vedere, ma intanto si è dimostrato che quella maggioranza, se c’era la volontà, poteva nascere”. La prima richiesta che la Cgil farà al nuovo governo è “una seria riforma fiscale. Che riduca la tassazione sul lavoro dipendente e sulle pensioni, in modo che la gente veda aumentare le proprie entrate. Accompagnata da una ripresa della lotta contro l’evasione fiscale e da un provvedimento che affronti in una logica di solidarietà e di lotta alle diseguaglianze, l’abnorme concentrazione di ricchezza finanziaria e patrimoniale che si è determinata. Questa è una delle priorità, se si vuole allestire un piano straordinario di investimenti, da contrattare anche in Europa”. Ci sono anche provvedimenti del precedente governo che il sindacato di Corso Italia chiede di modificare. “Oltre ai decreti sicurezza di Salvini e a un approccio più complesso e direi accogliente nei confronti dell’immigrazione riaprendo una discussione con l’Europa sulle regole – ha detto Landini – va profondamente rivisto il cosiddetto ‘sbloccacantieri’ che aumenta la piaga dei subappalti e facilita la malavita a sfuggire ai controlli. In edilizia, al contrario si possono sperimentare anche forme di intervento pubblico, come utilmente avvenuto nella integrazione Salini-Impregilo-Cdp-Fondazioni bancarie”.

Anche il ministro delle Infrastrutture e dei trasporti Paola De Micheli diventa bersaglio di insulti social

Su Facebook è infatti apparso un post con una sua foto in Aula alla Camera. Ad accompagnare lo scatto, il testo: “Il ministro delle infrastrutture e dei trasporti… appena staccato dal turno sulla Salaria”. Immediate le reazioni al post: “Anche Paola De Micheli, un’altra donna, un’altra ministra oggetto degli attacchi di un cretino sui social”, scrive su Facebook il senatore del Pd, Davide Faraone. “Presa per prostituta – continua – da un fascista di CasaPound senza alcuna dignità. Sono talmente maschilisti da non riuscire minimamente a valutare il lavoro di una donna. Non conta quello che hanno fatto o come potrebbero svolgere il ruolo di ministro, conta se hanno il decolleté, se hanno il vestito blu elettrico, se sono grasse o hanno le labbra rifatte. Di una donna puoi valutare l’aspetto fisico o al massimo esprimere desideri sessuali, tutto il resto appartiene all’universo degli uomini. Se gli dico troglodita – aggiunge – gli faccio un complimento”. “Immagino che al tipo di #Casapound che ha appena dato della prostituta alla nostra #PaolaDeMicheli Ministro delle Infrastrutture passerà in tribunale la voglia di offendere ancora”, commenta Emanuele Fiano, deputato Pd. “Solidarietà e un grande abbraccio a @paola_demicheli” scrive Nicola Zingaretti in un tweet.

Ieri è stata la volta del ministro Teresa Bellanova subire gli attacchi sessisti della destra più becera

“Si torna ad insultare una donna perché fa politica in modo autonomo. E questo si combatte schierandosi e isolando i vigliacchi. Sempre”.  Le ministre sono sette su 21 componenti del governo Conte bis, ma è ancora una volta sul look delle donne che si concentrano i commenti. Non andava bene il blu elettrico di Maria Elena Boschi cinque anni fa, non va bene adesso quello di Bellanova. E allora è direttamente la ministra a ‘scendere in campo’. “#Eleganza è rispettare il proprio stato d’animo. Ieri mi sentivo entusiasta, blu elettrica e a balze e così mi sono presentata. Sincera come una donna #qualcosadiblu”. Game, set, match: si direbbe. Consapevolezza di sé e ironia per battere gli haters online. Non bastasse, l’ex sindacalista della Cgil, bracciante che ha messo in fuga i caporali nelle campagne brindisine, aggiunge: “Visto che il blu di ieri ha elettrizzato molti, ho voluto provare con questa mise oggi, che ne dite? #vestocomevoglio oppure no?”, scrive su Facebook postando una foto che la ritrae con una blusa in seta gialla a pois neri. Le critiche, in realtà, riguardano anche il suo titolo di studio. La neoministra ha infatti solo il diploma di terza media. L’esperienza, però, se la fa sul campo: dopo la scuola lavora come bracciante agricola nella sua città, Ceglie Messapica, a 15 anni – contro lo sfruttamento dei caporali – entra nel sindacato e dirige la federazione dei braccianti della Cgil. Inizia una carriera sindacale lunga 30 anni, prima in rappresentanza dei braccianti e poi dei tessili. E’ Massimo D’Alema a portarla in Parlamento nel 2006. Diventerà poi sottosegretaria al Lavoro nel Governo Renzi e viceministra dello Sviluppo economico con Gentiloni. Il Pd la difende compatto, anche su questo fronte. Si dice “orgoglioso del Pd che porta una ex bracciante al governo del Paese” Andrea Orlando, che ricorda che “Bellanova ha la terza media ma ha studiato all’università della lotta sociale”, con “rettore Luciano Lama”. “Chi insulta Teresa Bellanova per il suo abito, per il suo fisico, per la sua storia di bracciante agricola divenuta sindacalista e poi ministro non è degno di una polemica pubblica: è semplicemente un poveretto”, gli fa eco Matteo Renzi. A chi, poi, quanto a titoli di studio, la paragona a Luigi Di Maio, risponde Carlo Calenda: “Teresa ha un curriculum impeccabile (Cv non è solo/tanto titoli di studio) da sindacalista e al Governo ha presidiato centinaia di crisi. Se vivessimo in un paese giusto farebbe il ministro del Lavoro. Di Maio neanche le scarpe le può allacciare”.

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