Save the Children, 24 milioni di bambini soffrono le conseguenze della guerra. Solo lo 0,14% degli aiuti: “Chiediamo ai donatori di impegnarsi in un sostegno finanziario”

Save the Children, 24 milioni di bambini soffrono le conseguenze della guerra. Solo lo 0,14% degli aiuti: “Chiediamo ai donatori di impegnarsi in un sostegno finanziario”

La guerra, fatta di armi, incursioni ed attacchi, sconvolge non soltanto i territori coinvolti, portando distruzione e desolazione, bensì soprattutto l’esistenza di coloro che vengono colpiti da vicino. Un focus particolare sui bambini, 173.800 soltanto nel 2017 ad essere rimasti orfani, che sotto tanti punti di vista ne escono feriti e negativamente influenzati sul piano comportamentale e psicologico.

Attualmente, 142 i milioni di minori che vivono in zone del mondo colpite dalla guerra, di cui 24 milioni i casi conosciuti di soggetti a rischio per la salute mentale. Questi i dati forniti dall’ultimo rapporto di Save the Children “La strada verso la guarigione: supportare la salute mentale dei bambini nei conflitti”, pubblicato alla vigilia del meeting a New York dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

Da quanto emerge dal rapporto, tra i disturbi più diffusi ci sono l’ansia e la depressione che sfociano nei casi più gravi (circa 7 milioni) in episodi di autolesionismo e tendenze suicide. Inoltre, gli effetti comuni a tutti sono la paura per i bombardamenti, per il rumore provocato dall’uso delle armi con la compromissione dei gesti della vita quotidiana, come l’uscire di casa per recarsi a scuola. La visione che questi bambini hanno del loro futuro è senza una via di uscita.

Il fenomeno della defezione scolastica sta crescendo per esempio nello Yemen, dove riguarda soprattutto le ragazze in età da scuola primaria, le quali hanno 1,5 volte più probabilità di rimanere fuori dall’educazione rispetto ai ragazzi. Ad aggravare la loro condizione si aggiungono i casi di violenza sessuale, registrati soprattutto in Nigeria, nel Sud Sudan, dove il 65% di ragazze e donne dichiara di esserne stata vittima almeno una volta e nella Repubblica Democratica del Congo (più del 50% delle giovani) giungono segnalazioni di forme di violenza sessuale, fisica o emotiva negli ultimi 12 mesi.

A sostegno della situazione, pochissimi i mezzi e gli aiuti messi a disposizione dall’assistenza ufficiale: tra il 2015-2017 solo lo 0,14% del totale.

“Chiediamo – ha affermato un portavoce di Save the Children – ai donatori di impegnarsi in un sostegno finanziario per lo sviluppo e il rilascio di un diploma per professionisti di livello medio-alto in contesti di conflitto, specializzati sulla salute mentale di bambini e adolescenti. Dato il numero di minori colpito dai conflitti in corso nella regione del Medio Oriente, il corso con inizio nel 2021 sarà probabilmente avviato e diretto in questa regione – e ha aggiunto – Attraverso la campagna globale Stop the War on Children, lanciata in occasione del nostro Centenario, chiediamo che vengano protette le scuole, evitato l’uso di armi esplosive nelle aree popolate, che i responsabili dei crimini contro i bambini ne rispondano davanti alla giustizia, nonché che vengano promosse nuove forme di riabilitazione dei bambini che hanno subito gli orrori del conflitto”.

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