Roma. Processo Spada: tre ergastoli e l’aggravante dell’associazione mafiosa. La Cgil: “indispensabile sviluppare nel territorio romano e laziale una cultura dell’antimafia”

Roma. Processo Spada: tre ergastoli e l’aggravante dell’associazione mafiosa. La Cgil: “indispensabile sviluppare nel territorio romano e laziale una cultura dell’antimafia”

La corte di Assise di Roma ha condannato Carmine, Ottavio e Roberto Spada al carcere a vita con l’aggravante dell’associazione mafiosa, comminando condanne minori ad altre 17 persone. “Criminalità organizzata significa anche estensione di economia sommersa, lavoro nero, precarietà, paura. Dunque, una riduzione della libertà e della democrazia. La sentenza di condanna del clan Spada di Ostia riconosce in modo ineludibile la presenza di criminalità organizzata nel litorale romano”. Così, in una nota, la segreteria della Cgil di Roma e del Lazio. La soluzione, per il sindacato è “liberare gli spazi occupati dalle organizzazioni criminali. Si tratta di spazi politici, economici, sociali”. Prosegue la Cgil “se questi spazi non vengono riempiti dalle persone, dalle organizzazioni, dagli imprenditori sani, inevitabilmente verranno occupati da altri clan. Diventa dunque indispensabile sviluppare nel territorio romano e laziale una cultura dell’antimafia. Si deve fare in modo che i beni e le attività sequestrate diventino uno degli strumenti attraverso cui promuovere la cultura della legalità.  Solo se si rispettano i contratti di lavoro e si esce dal sommerso si pongono le condizioni per un’economia sana, liberando maggiori risorse da destinare ai servizi pubblici, alle scuole, alla sanità”. Ostia, se fosse una città, sarebbe il quattordicesimo comune d’Italia con i suoi 230.000 abitanti. Un’area composita che vede accanto ai quartieri residenziali come Dragona ed Infernetto e alle meraviglie storiche ed archeologiche di Ostia antica, aree estremamente degradate.

Chi sono gli Spada? Gli Spada sono una famiglia di origine Sinti arrivata dall’Abruzzo negli anni Cinquanta. . Sono davvero loro l’unico problema di Ostia? Decisamente no e, per quanto sia importante la sentenza sugli Spada, si rischia di privilegiare l’effetto mediatico, la soddisfazione di quel ceto medio ben educato che crede di lottare contro la mafia perché acquista i libri di Saviano, semplificando quello che è un problema intricato e delicato, che non dovrebbe mai uscire dalla nostra attenzione né entrarci solo per necessità mediatiche.

Molti i commenti alla sentenza. Virginia Raggi, sindaco di Roma, commentando a caldo il pronunciamento della corte d’Assise, ha dichiarato: “Questa sentenza riconosce che sul litorale di Roma c’è la mafia. Si può parlare di mafia a Roma”. Fa giustamente notare l’associazione “Libera”: “ancora una volta si certifica la natura mafiosa dei clan che si sono spartiti i traffici illeciti e che per anni hanno condizionato la vita economica e democratica del litorale romano, arrivando sin dentro il cuore della città”. Ma cosa ne pensano di questa faccenda ad Ostia? Raccogliamo la dichiarazione di Antonio Caliendo, direzione regionale del Partito Democratico: “una sentenza giusta per la città e per chi ha sempre combattuto il sistema criminale di quelle famiglie. Ora però basta. Non si può pensare solo al martirio. Bisogna rilanciare le politiche occupazionali e quelle culturali per togliere la manovalanza a soggetti criminali che nulla hanno a che fare con il resto della comunità lidense. La nostra città deve risorgere dalle ceneri di un passato grigio, per dimostrare tutto il suo splendore, con le sue bellezze archeologiche, naturali ed ambientali. Riqualificare Ostia Nuova deve diventare la priorità dell’agenda della politica amministrativa, di qualsiasi schieramento si parli. Altrimenti restano in mano le sentenze, ed a parte qualche successo personale o qualche avanzamento di carriera di pochi, nulla rimarrà ai tanti che voglio rivedere la grande bellezza del sogno di Ostia”.

Share