Roberto Biscardini. Incalzare il governo anche sulle questioni istituzionali

Roberto Biscardini. Incalzare il governo anche sulle questioni istituzionali

Comunque, con la nascita del nuovo governo, al di là del come e delle ragioni per le quali si è formata la nuova maggioranza (secondo alcuni la più a sinistra della Repubblica dopo quella più di destra con la Lega), si sono aperte alcune opportunità. Sul piano politico si è aperta la strada ai governi di coalizione. Un’occasione importante anche per tutti coloro che sentono la necessità di ricostruire la sinistra attraverso la nascita di una nuova forza politica, terza, distinta dal Pd e dal M5S, che si identifichi nei valori di ispirazione socialista, ambientalista, liberale e solidaristica.

Una forza che potrebbe contare sul consenso di tanti che oggi non si sentono rappresentati e che potrebbe qualificarsi, senza atteggiamenti pregiudiziali, incalzando o contrastando l’azione del governo su molte questioni, tutte le volte che sarà necessario.

Sul tema concreto della riduzione delle diseguaglianze nel mondo del lavoro in primo luogo, con la necessaria revisione del Jobs act per l’allargamento delle tutele a tutti. Così come sull’ambiente e sulle politiche per lo sviluppo economico orientato alla  riduzione della distanza tra nord e sud.

Ma nei giorni della crisi è emersa con tutta evidenza un’altra priorità: la questione democratica, che coinvolge aspetti istituzionali e costituzionali.

Il rapporto tra democrazia parlamentare e crisi di sistema, progressivamente compromesso nel corso degli ultimi decenni.

Compreso il tema della riforma costituzionale, da noi invocato per anni, proponendo la via risolutiva dell’elezione diretta di un’Assemblea costituente, eletta con sistema proporzionale, per rimettere nelle mani del popolo la decisione finale sulla forma dello Stato e di governo. Questione irrisolta dalla fine degli anni ’70 e che la Seconda repubblica ha seppellito sotto le proprie macerie. Non sarà questo il governo che avrà la forza di andare fino alle estreme conseguenze, ma sarebbe già sufficiente se le proposte di riforma costituzionale finora annunciate si collocassero in un quadro coerente e di prospettiva. In primis, nella direzione della riforma federale dello Stato, almeno nei suoi aspetti più chiari. Per la progressiva riforma dell’attuale regionalismo, per garantire al sistema delle autonomie la riappropriazione dei propri poteri, modificando radicalmente la legge Delrio sulle province e città metropolitane, per rafforzare da subito e concretamente il ruolo dei Comuni. Essenza delle nostre libertà.

Condizioni necessarie per rivedere e seppellire con consapevolezza l’obbrobrio della “autonomia differenziata”.

Una riforma federale dello Stato per affrontare seriamente la grande questione meridionale e non abbandonare i cittadini e le imprese del Nord nelle mani della Lega e delle sue regioni settentrionali. Inoltre, e non è poca cosa, con il nuovo governo si è aperta la prospettiva di una riforma elettorale di tipo proporzionale con preferenze. L’unico sistema per garantire ai cittadini il diritto di scegliere liberamente il partito e i propri rappresentanti.

Infine l’Europa. Con il nuovo governo ci lasciamo alle spalle un’idea tutta muscolare,  quanto inefficace, della sovranità nazionale, ma rimane sul  tavolo la questione del rapporto paritario tra interessi nazionali e regole comunitarie. Bisogna impedire che, per troppa acquiescenza, le decisioni comunitarie incidano di fatto sui contenuti della nostra Costituzione fino a stravolgerne il significato.

Perché, senza una vera riforma costituzionale, non ci può essere cessione della nostra sovranità, garantita dalla Costituzione, ad enti sovranazionali senza Costituzione. La questione dello Stato. Argomenti decisivi e qualificanti per la rinascita di una sinistra nazionale ed europea.

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