Roberto Biscardini. Adesso tocca a noi

Roberto Biscardini. Adesso tocca a noi

La democrazia parlamentare ha ancora i suoi anticorpi. C’è un nuovo governo, Salvini e la Lega sono stati mandati a casa, con il sollievo di tanti italiani. “Un raggio di sole” dopo un anno da incubo. Nasce così un nuovo governo, dopo quello gialloverde che, per la verità, avrebbe potuto già vedere la luce dopo le elezioni del 2018, se il Pd non avesse commesso l’errore di scartare subito l’ipotesi di un’alleanza il M5S. Al di là degli aggettivi, dal governo di “svolta” al governo “indecente”, questo è in primo luogo il governo dei tanti italiani che possono tirare un sospiro di sollievo rispetto all’alternativa catastrofica di elezioni anticipate. Quindi un governo di necessità che, con l’obiettivo principale per Pd e M5S di salvare se stessi dalle elezioni, alla fine ha salvato il paese.

Non è quindi né il nostro governo né quello di tanti italiani, che non si sentono rappresentati dalle forze politiche che danno vita a questa nuova maggioranza, ma appare almeno più rassicurante rispetto a quello precedente, con una squadra di ministri (al di là delle solite luci ed ombre) che sembrano persino persone normali. Non è la “squadra dei sogni ma il compromesso possibile” tra due contraenti politicamente “ammaccati” e senza identità.

Comunque con questo governo si apre una fase nuova che obbligherà tutti ad assumersi le proprie responsabilità. Chi del governo è parte. Chi farà l’opposizione. E Salvini la farà alla grande, con tutta la cattiveria e la rabbia di cui dispone. E noi, che da tempo inseguiamo l’obiettivo di costruire una forza del socialismo largo, una forza socialdemocratica di sinistra aperta a chi ci sta, non abbiamo altro da fare che metterci alla prova. Per includere culture diverse, da quelle ambientaliste, liberali ed anche di ispirazione cristiana e popolare che al progetto potrebbero dare un grande contributo.

Si tratta quindi di stare nel processo politico che si apre e cogliere l’eccezionalità di una fase che nessuno aveva previsto. Ciò significa avere un atteggiamento serio. Giudicare questo governo sui fatti, senza pregiudizi, ben sapendo che il suo primo banco di prova sarà la legge di bilancio, l’immigrazione e il ruolo dell’Italia in Europa. E spetterà sempre a noi, se intendiamo svolgere un ruolo politico attivo, rimetterci in sintonia con la realtà, partendo dall’analisi dei ritardi e dagli errori macroscopici che sono stati accumulati negli ultimi decenni, anche per responsabilità dei cosiddetti governi di centrosinistra.

Non serve salire sul piedestallo e giudicare dall’alto, con la puzza sotto il naso, tutto ciò che non ci appartiene. Occorre riunire, parlare, tessere e costruire alleanze soprattutto sociali, per dare una risposta concreta alla grave crisi istituzionale che la Seconda repubblica ha aggravato. Compresa la necessità di una nuova legge elettorale di tipo proporzionale e un nuovo assetto delle autonomie locali (non quella “differenziata” che andrebbe invece sepolta nel modo più chiaro possibile).

Naturalmente è necessario che questa nuova forza di sinistra democratica, socialista, terza rispetto al Pd e a M5S, nasca con le idee chiare. Poche ma chiare. E si identifichi con un programma di azioni e di proposte per affrontare da subito la gravissima questione sociale, che è insieme la questione del lavoro e dell’impoverimento dalle famiglie. Un programma per il futuro delle nuove generazioni. Una forza politica per rispondere in modo concreto alla domanda di nuove politiche ambientali e per il mezzogiorno, sapendo che sul tema non basta chiedere ai cittadini comportamenti virtuosi (dalla raccolta differenziata alla pulizia delle spiagge), occorre mettere in campo la forza delle politiche pubbliche e dello Stato. La politica degli interventi e degli investimenti.

Una nuova forza politica, essenziale per contribuire a definire il profilo politico di un centrosinistra diverso dal passato.

Insomma da questa fase si può uscire a sinistra, rendendo chiaro e comprensibile (così come accade in tutto il mondo) che l’unico antidoto alla barbarie è il socialismo e forse oggi i tempi sono più maturi di ieri.

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