Papa Francesco conclude il viaggio in Madagascar, con una sofferta preghiera ai lavoratori del mondo e per la Chiesa che vive per gli “scartati della Terra”

Papa Francesco conclude il viaggio in Madagascar, con una sofferta preghiera ai lavoratori del mondo e per la Chiesa che vive per gli “scartati della Terra”

Con la benedizione impartita al clero, raccolto nel collegio di Saint Michel ad Antananarivo, si è conclusa la visita di papa Francesco in Madagascar. Domani mattina alle 7.30 ora locale (le 6.30 in Italia), il pontefice partirà dall’aeroporto della capitale malgascia, destinazione Port Louis nelle isole Mauritius: ultima, dopo Mozambico e Madagascar, delle tre tappe del suo viaggio apostolico in Africa, che lascerà martedì per atterrare nella serata all’aeroporto romano di Ciampino e fare rientro in Vaticano. “Questa mattina per la messa nel Campo diocesano di Soamandrakizay gli organizzatori stimano ci siano circa un milione di persone” riferisce la Sala stampa vaticana sulla messa che il Papa ha celebrato ad Antananarivo, capitale del Madagascar. “L’esigenza del Maestro – ha spiegato Francesco, citando tra l’altro il Documento sulla fratellanza umana firmato ad Abu Dhabi il 4 febbraio scorso – ci incoraggia a non manipolare il Vangelo con tristi riduzionismi, bensì a costruire la storia in fraternità e solidarietà, nel rispetto gratuito della Terra e dei suoi doni contro qualsiasi forma di sfruttamento; con l’audacia di vivere il ‘dialogo come via; la collaborazione comune come condotta; la conoscenza reciproca come metodo e criterio’; non cedendo alla tentazione di certe dottrine incapaci di vedere crescere insieme grano e zizzania nell’attesa del padrone della messe”. La condanna del clientelismo e della corruzione viene ribadita con durezza da papa Francesco in terra d’Africa. Dopo aver ricordato che “camminare al seguito di Gesù non è molto riposante”, il pontefice osserva che “la vita nuova che Cristo ci propone sembra scomoda e si trasforma in una scandalosa ingiustizia per coloro che credono che l’accesso al Regno dei Cieli possa limitarsi o ridursi solamente ai legami di sangue, all’appartenenza a un determinato gruppo, a un clan o una cultura particolare”. Ma, avverte il papa, “quando la parentela diventa la chiave decisiva e determinante di tutto ciò che è giusto e buono, si finisce per giustificare e persino consacrare alcuni comportamenti che portano alla cultura del privilegio e dell’esclusione, favoritismi, clientelismi e quindi corruzione”.

Il papa in visita alla Città dell’amicizia, esempio della nuova Africa

Papa Francesco, dopo la messa, è poi arrivato alla “Città dell’Amicizia”, ad Akamasoa (letteralmente “Buoni amici”), l’Opera umanitaria fondata nel 1989 alla periferia di Antananarivo dal missionario argentino padre Pedro Opeka, giunto in Madagascar nel 1970. Il papa è stato accolto all’ingresso principale da padre Pedro, che lo accompagna nell’Auditorium Manantenasoa, dove erano riuniti circa 8.000 giovani che hanno cantato e creato un quadro coloratissimo e festoso. Il progetto Akamasoa è sorto nei pressi della discarica della capitale malgascia, che padre Opeka ha deciso di rilanciare, proponendo un piccolo salario – e quindi la possibilità di vivere una vita più dignitosa – a chiunque volesse lavorare nella cava di granito posta accanto alla discarica. Attualmente, circa 25 mila persone beneficiano di questo progetto e vivono nei villaggi circostanti; 30 mila poveri arrivano ad Akamasoa ogni anno per ricevere aiuti specifici e 14 mila bambini accedono a un percorso scolastico.

La preghiera per i lavoratori nel cantiere di Mahatazana. Parole universali

Una preghiera per i lavoratori, recitata nel cantiere di Mahatazana: papa Francesco, ha risposto così agli operai raccolti nei pressi del monumento al Sacro Cuore di Gesù. Ed è una preghiera cha ha accenti universali. “Dio di giustizia, tocca il cuore di imprenditori e dirigenti: provvedano a tutto ciò che è necessario per assicurare a quanti lavorano un salario dignitoso e condizioni rispettose della loro dignità di persone umane”. Papa Francesco attacca: “prenditi cura con la tua paterna misericordia di coloro che sono senza lavoro, e fa che la disoccupazione – causa di tante miserie – sparisca dalle nostre società. Ognuno conosca la gioia e la dignità di guadagnarsi il pane per portarlo a casa e mantenere i suoi cari”, ha aggiunto.

E ancora: “noi ti preghiamo per tutti i lavoratori. Per quelli che lo fanno con le loro mani e con enorme sforzo fisico. Preserva i loro corpi dal troppo logorarsi: non manchino loro la tenerezza e la capacità di accarezzare i loro figli e di giocare con loro. Concedi a essi il vigore dell’anima e la salute del corpo perché non restino schiacciati dal peso del loro compito. Fà che il frutto del lavoro permetta a essi di assicurare una vita dignitosa alle loro famiglie. Che trovino in esse, alla sera, calore, conforto e incoraggiamento, e che insieme, riuniti sotto il tuo sguardo, conoscano le gioie più vere. Sappiano le nostre famiglie che la gioia di guadagnare il pane è perfetta quando questo pane è condiviso. Che i nostri bambini non siano costretti a lavorare, possano andare a scuola e proseguire i loro studi, e i loro professori consacrino tempo a questo compito, senza aver bisogno di altre attività per la sussistenza quotidiana. Prenditi cura con la tua paterna misericordia di coloro che sono senza lavoro, e fà che la disoccupazione – causa di tante miserie – sparisca dalle nostre società. Crea tra i lavoratori uno spirito di vera solidarietà. Sappiano essere attenti gli uni agli altri, incoraggiarsi a vicenda, sostenere chi è sfinito, rialzare chi è caduto. Il loro cuore non ceda mai all’odio, al rancore, all’amarezza davanti all’ingiustizia, ma conservino viva la speranza di vedere un mondo migliore e lavorare per esso. Sappiano, insieme, in modo costruttivo, far valere i loro diritti e le loro voci e il loro grido siano ascoltati”.

E infine, la visita al clero del Madagascar che vive in condizioni assai difficili, come i poveri

Incontrando ad Antananarivo il clero del Madagascar, papa Francesco ha infine voluto dire parole di conforto e di speranza sul senso dell’essere sacerdote in Africa. “So che molti di voi vivono in condizioni difficili, dove mancano i servizi essenziali – acqua, elettricità, strade, mezzi di comunicazione – o le risorse economiche per portare avanti la vita e l’attività pastorale. Parecchi di voi portano sulle loro spalle, per non dire sulla loro salute, il peso delle fatiche apostoliche. Tuttavia scegliete di rimanere e stare accanto alla vostra gente, con la vostra gente. Grazie per questo!”. Papa Francesco ha poi aggiunto: “grazie di cuore per la vostra testimonianza e per aver voluto restare lì e non fare della vocazione un ‘passaggio a una vita migliore’!”. Il papa ha esortato a conservare “l’incontro con gli altri, l’impegno nel mondo, la passione per l’evangelizzazione”, e a evitare il rischio di diventare “professionisti del sacro”. “Al contrario, sconfiggiamo lo spirito malvagio sul suo stesso terreno – ha aggiunto -: lì dove ci invita ad aggrapparci a sicurezze economiche, spazi di potere e di gloria umana, rispondiamo con la disponibilità e la povertà evangelica che ci porta a dare la vita per la missione. Non lasciamoci rubare la gioia missionaria!”. “Beati voi, beata Chiesa dei poveri e per i poveri – ha concluso -, perché vive impregnata del profumo del suo Signore, vive gioiosa annunciando la Buona Notizia agli scartati della terra, a quelli che sono i favoriti di Dio”.

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