M5S, la piattaforma Rousseau dà il via libera al patto civico con il Pd. Ma in Umbria si litiga sulla candidata presidente. Festa di Articolo 1, D’Alema propone un’analisi della fase politica con al centro la sinistra del lavoro

M5S, la piattaforma Rousseau dà il via libera al patto civico con il Pd. Ma in Umbria si litiga sulla candidata presidente. Festa di Articolo 1, D’Alema propone un’analisi della fase politica con al centro la sinistra del lavoro

Via libera al ‘Patto civico’: anche l’Umbria potrebbe avere una maggioranza giallo-rossa, ma non è chiaro chi la guiderà. La piattaforma Rousseau ha dato l’ok alla proposta con il 60,9% dei voti. E’ contento Luigi Di Maio, capo politico del M5S. Adesso “si apre una nuova era”, sottolineano fonti pentastellate, che incalzano i dem: “Ora chiudiamo sul nome del candidato presidente, e liberiamo l’Umbria dalla sola politica: i partiti facciano un passo indietro e gli umbri facciano un passo avanti”. Certo, ma convergendo su quale nome? Di Maio ha proposto quello di Stefania Proietti, sindaca di Assisi che esce rafforzata dal risultato della piattaforma online del M5S. Il Pd, invece, punta su Andrea Fora, leader di Confcooperative. Entrambi hanno forti legami con il territorio regionale e, in particolare, con il mondo cattolico. Tutti e due sono candidati sostanzialmente civici e politicamente incolori. I loro profili, insomma, servono a voltar pagina dopo gli scandali nella sanità che hanno colpito l’ex governatrice dem Catiuscia Marini.

Il capo politico pentastellato, in visita proprio ad Assisi, sottolinea di voler togliere la politica, intesa in senso ovviamente negativo, dalla prossima giunta regionale. “Noi ci presenteremo con il nostro simbolo e con le nostre idee, raccolte in un programma, e in consiglio regionale controlleremo che la nuova giunta civica, che dovrà essere estranea ai partiti”, sottolinea Di Maio sul blog delle delle Stelle, ottenendo il via libera di 21.320 iscritti (60,9%), contro 13.716 voti negativi (39,1%). Al Pd, comunque, non è piaciuta la fuga in avanti del Movimento sulla candidata presidente. Il commissario dem per l’Umbria, Walter Verini, spiega che da tempo attendevano una “risposta seria” su Fora, mentre Di Maio ha preferito mettere sul tavolo il nome della sindaca di Assisi. “Noi lavoriamo per unire, e non per dividere, un campo largo che può essere vincente”, sottolinea Verini. Come anche in altre occasioni, comunque, il sottosegretario Pd Nicola Zingaretti preme per il dialogo: “Sull’Umbria sono fiducioso – scrive su Twitter -. Ci sono le condizioni, con lo sforzo di tutti, per arrivare a una forte candidatura, unitaria e competitiva per il bene di quella bellissima terra orgoglio di tutta l’Italia”. Uno dei nomi su cui potrebbero convergere è quello di Francesca Di Maolo, presidente del centro di riabilitazione per disabili ‘Serafico’. Insomma, Zingaretti cerca di allontanare le parole arrembanti di Alessandro Di Battista, che invita i pentastellati a non fidarsi dei dem. E Di Maio, commentando questo avvertimento, sottolinea che la prova del nove arriverà dal taglio dei parlamentari, su cui la Camera dovrebbe votare nelle prossime settimane. Assisi, comunque, sembra ispirargli qualche speranza in più: “Non credo ci saranno frizioni nel governo”, dice dopo un convegno organizzato dal ‘Cortile di Francesco’.

Pd: D’Alema, contenitore all’americana senza identità, ha fallito

Intanto alla festa nazionale di Articolo 1 ha detto molte cose Massimo D’Alema. Cose molto provocatorie, a cominciare dal giudizio sul Partito democratico.   “L’idea del grande partito contenitore all’americana qui non funziona: ha fallito. Il centrosinistra sarebbe stato molto più forte di fronte all’onda d’urto della destra se avessimo ancora due partiti forti, uno di matrice socialista e uno di ispirazione cristiana. L’idea, pur generosa, del Pd, lo dico autocriticamente non ce l’ho con nessuno, non ha funzionato perché non aveva una radice storica e identitaria”. Inoltre, ha affermato Massimo D’Alema parlando alla festa di Mdp-Articolo1 in corso a Roma all’ex Mattatoio, “sono stato criticato in passato per la richiesta del trattino nella coalizione di centrosinistra, invece andava difeso quel trattino, perché non esiste l’identità di centrosinistra. L’idea della politica post ideologica sbagliando l’abbiamo messa in circolazione noi, non i 5 Stelle, che ne sono una derivazione. Non credo dobbiamo polemizzare sul fatto che Renzi si fa un nuovo partito. Auguri. Noi – ha concluso – abbiamo il problema di costruire una sinistra nuova”. Insomma, per D’Alema,  “la progressiva perdita di rappresentanza nel mondo del lavoro ha riguardato varie realtà della sinistra. La sinistra ha perso anche un ruolo pedagogico ed è diventata rappresentativa del ceto medio intellettuale ed è diventata preda del populismo. Il problema più grande della sinistra è ritrovare questo popolo”. E dunque, “il punto da cui ripartire è che la sinistra deve rappresentare il lavoro – ha aggiunto D’Alema – lo scorso anno il problema era la Lega che rappresentava l’antifascismo del Nord. Salvini ha trasformato la Lega del nord in una destra nazionale collegandosi alla destra europea. Dall’altra parte il M5s, che era sbagliato accorpare alla Lega”. Infine, per D’Alema,  “il governo di prima è fallito perché era fallimentare lo schema culturale, che non c’è più la destra e la sinistra, che stando al governo con la Lega i 5 Stelle si sono accorti che c’era ancora quella destra. La sfida di oggi è dimostrare a M5S che, come c’è ancora la destra, esiste ancora anche la sinistra con i suoi contenuti di lotta per la giustizia sociale e contro le disuguaglianze”.

Share