Il governo M5S-Pd-LeU ottiene la prima fiducia alla Camera con 343 voti a favore, contro 263 no. Inutile e volgare caciara della Lega durante la replica del premier

Il governo M5S-Pd-LeU ottiene la prima fiducia alla Camera con 343 voti a favore, contro 263 no. Inutile e volgare caciara della Lega durante la replica del premier

Il Conte bis, il Governo formato da M5s, Pd e Leu, incassa la fiducia alla Camera con 343 sì, 263 no e 3 astensioni. Mancano in tutto 9 voti ai 343 sì della maggioranza nel voto di fiducia a Montecitorio. Non hanno partecipato al voto due deputati dem: Pizzetti e Portas. Mentre nei 5 Stelle, 4 parlamentari erano in missione (Businarolo, Dieni, Marzana e Leda Volpi) e altri 3 (Maniero, De Toma e Scagliusi) non hanno partecipato al voto. Adesione al 100% del gruppo di Leu: 14 sì su 14 componenti. I 3 astenuti sono deputati delle minoranze linguistiche.

All’esito del voto il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha detto: “Certo, sono soddisfatto del risultato”. Martedì si replica al Senato. Secondo chi ha in mano il pallottoliere la maggioranza dovrebbe già contare su 168 voti certi: i 106 del M5S (tolto Gianluigi Paragone), i 50 del Pd (oggi Matteo Richetti ha annunciato che non voterà a favore), i 9 del gruppo misto (De Petris, Laforgia, Errani, Grasso, Nencini, Buccarella, De Falco, De Bonis, Nugnes) e i 3 dalle Autonomie (Bressa, Casini, Laniece). Dovrebbe raggiungere al massimo quota 139 voti l’opposizione: 61 no verranno da FI (la presidente Casellati non vota), 58 dalla Lega, 18 da FdI e uno (anche se potrebbe astenersi) da Paragone. Ci sono poi i sei senatori a vita e, secondo gli ultimi rumors, quasi certo è il sì di Liliana Segre, mentre vengono dati per probabili quelli di Mario Monti es Elena Cattaneo. Sette poi (tra questi Emma Bonino) i senatori definiti “incerti”. Tirando una linea, quindi, il governo giallorosso può puntare a superare quota 170, e magari raggiungere i 171 sì ottenuti 15 mesi fa dai giallo-verdi.

La giornata si è aperta nell’Aula di Montecitorio alle 11 con le comunicazioni del premier Conte mentre in piazza si svolgeva la manifestazione di Fratelli d’Italia e Lega, alla quale era presente anche Giovanni Toti, fondatore di Cambiamo ed ex esponente di Forza Italia. Dopo il dibattito in Aula, Conte è passato a fare la sua controreplica che si è svolta in un clima da stadio. Il premier è intervenuto per 40 minuti, facendo fatica a portare a compimento il suo discorso per le continue interruzioni ad opera dei leghisti che gridavano, tra l’altro, “Bibbiano” e “Dignità”. Il premier decide di replicare punto su punto alle critiche arrivate dalle opposizioni nelle quattro ore di dibattito. Ha scrupolosamente segnato tutto, appuntato quello che ha ritenuto “offensivo”. Come l’accusa di essere “imbullonato alla poltrona” arrivata dall’ex compagno di squadra Massimo Garavaglia. Il capo del Governo ribatte riga su riga. La bagarre leghista in Aula è continua. Conte, rivolto ai banchi della Lega, ha affermato: “conosco la vostra capacità comunicativa, ma questa non può cambiare la realtà dei fatti. Si accusa il M5s di tradimento ma è assurdo. Il M5s è stato coerente con il proprio programma, voi del Carroccio dimostrate di essere coerenti con le vostre convenienze elettorali”.

Zingaretti: “Bene il presidente Conte e la fiducia alla Camera”

“Un altro passo in avanti per cambiare l’Italia e renderla più verde, giusta e competitiva”. La Camera ha appena votato la fiducia al Governo giallorosso e Nicola Zingaretti affida a Twitter il suo commento. Il segretario dem segue il discorso programmatico del premier e la lunga giornata tra Parlamento e piazza dal suo studio al Nazareno. Il leader lascia trasparire soddisfazione, ma predica cautela: ora al lavoro. Fondamentale per raggiungere l’obiettivo, è convinto, sarà il clima tra alleati. E non solo. Lo “spirito di squadra”, Dario Franceschini lo chiede innanzitutto ai ministri Dem. Il capodelegazione riunisce i suoi prima del discorso di Giuseppe Conte alla Camera e ribadisce la linea: il governo giallorosso sarà un governo “di coalizione, che lavora con spirito costruttivo: di collaborazione, non di contrapposizione”. Il messaggio, però, è rivolto anche e soprattutto al M5S. La diffidenza nei confronti dei colleghi pentastellati c’è ed è plastica sugli scranni del governo. Sguardi di complicità e discorsi a bocca coperta solo tra compagni di partito, per il resto le interlocuzioni ‘one to one’ sono con il premier.L e sue parole sono state accolte con favore dai Dem, malgrado il primo scoglio già si intraveda all’orizzonte: quel taglio del numero dei parlamentari che anche oggi il premier ha cerchiato nella prima data utile del calendario della Camera, pur legandolo a una “contestuale” riforma costituzionale più ampia e a una nuova legge elettorale. Tutto ancora “troppo vago” per il Nazareno. Saranno alcune riunioni politiche tra i capidelegazione e un massiccio coordinamento a livello parlamentare a sciogliere poi, in concreto, i nodi ancora sul tavolo. Giovedì dovrebbe esserci un primo Consiglio dei ministri ‘operativo’ per dare attuazione alle deleghe ministeriali e forse affrontare la partita dei vice e dei sottosegretari.

Il M5S alle prese con la lista di viceministri e sottosegretari

“Bene la fiducia alla Camera. Massimo sostegno alle parole del presidente Conte. M5S ha idee chiare: lavoro, imprese, ambiente, scuola, famiglia sono priorità. Ma anche taglio parlamentari e revoca concessioni autostradali. E’ il momento di correre, è il momento del coraggio. Ci siamo!” scrive su twitter il leader del M5s, Luigi Di Maio, dopo il voto di fiducia della Camera al Conte bis. Intanto, una rosa di nomi per indicare i sottosegretari M5s del nuovo governo Conte, con ogni probabilità, riceverà l’ok del Parlamento martedì sera. E’ quella che il capo politico del Movimento, Luigi Di Maio, ha chiesto, secondo quanto si apprende, alle commissioni parlamentari. Nelle more delle chiame per la fiducia, Di Maio ha infatti riunito, a Montecitorio, i capigruppo degli organismi parlamentari di Camera e Senato. E, in questa sede, avrebbe chiesto loro di indicare una pluralità di candidati che possano essere espressione delle diverse competenze, anche di quelle che sono presenti nei territori e non solo in Parlamento, per poi arrivare ad una sintesi.

Roberto Speranza, neo ministro della Salute, infine twitta: “Fiducia alla Camera ok. Questo dovrà essere il Governo della lotta alle disuguaglianze, a partire dalla possibilità per tutti di poter accedere a cure di qualità”.

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