Fridays for future. Milioni di persone nel mondo in marcia per il clima. E la Germania di Merkel stanzia 100 miliardi per le energie pulite entro il 2030

Fridays for future. Milioni di persone nel mondo in marcia per il clima. E la Germania di Merkel stanzia 100 miliardi per le energie pulite entro il 2030

Da Sydney a New York, da Città del Capo a Oslo: milioni di persone, per lo più giovani, sono scese in strada per lo sciopero globale per il clima. Greta Thunberg, anima e volto della protesta, spera sia questo “il punto di svolta sociale”. E da lunedì i big del mondo si riuniranno all’Onu, a New York, a margine dell’Assemblea generale, per intervenire prima che sia troppo tardi. “I cambiamenti climatici minacciano la pace nel mondo”, ha avvertito il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, “la competizione per le risorse sta creando tensioni tra popoli e Paesi e non è un caso che le nazioni più vulnerabili ai cambiamenti climatici siano spesso quelle più vulnerabili ai conflitti e alla fragilità”. Dopo quello dello scorso 15 marzo, che attirò in piazza 1,6 milioni di persone, l’evento odierno è il più importante mai organizzato: oltre 1.240 azioni in 37 Paesi d’Europa, incluse centinaia di piazze italiane, mentre in Germania, capofila ‘verde’ dell’Europa, gli eventi previsti sono oltre 500: a detta di Fridays for Future, nella Repubblica federale sono state oltre 1,4 milioni le persone scese in piazza. A Parigi, secondo Franceinfo, sono sfilate 10 mila persone, a Bruxelles 15 000. A Londra, a quanto affermato dagli organizzatori, il numero dei manifestanti avrebbe superato i 10 mila. Negli Stati Uniti gli eventi in programma erano più di 800. Sin dalle prime ore del giorno sui social sono circolate foto delle manifestazioni per il clima sulle Isole Salomone, nel sud del Pacifico, prima nazione al mondo a dare il via allo sciopero globale, dove molti bambini in vestiti tradizionali hanno protestato, in uno dei territori più esposti ai cambiamenti. Ieri sull’isola di Tonga gli abitanti hanno preso parte ad una giornata nazionale di pulizia. In Australia più di 300 mila persone sono scese in piazza in più di 100 città diverse, chiedendo con forza azioni più decise dai governanti per arginare gli effetti estremi del riscaldamento globale, che si manifestano con maggiore frequenza nel Paese.

A quelli più partecipati di Sydney e Canberra, i manifestanti hanno insistito sull’urgenza di ridurre le emissioni inquinanti da parte dell’Australia, primo esportatore mondiale di gas naturale liquido e di carbone. Durante la giornata sui social l’hashtag ‘climate strike’ ha registrato 360 tweet al minuto. A Taiwan, studenti di ogni età si sono radunati a Taipei, lanciando una petizione denominata “Fridays for the future” per spingere i candidati alle prossime presidenziali a prendere provvedimenti concreti per contrastare i danni della crisi climatica, deplorando che “le vecchie generazioni rovinino il futuro delle giovani”. A Dacca, capitale del Bangladesh, le strade sono state invase da orde di manifestanti, in uno dei Paesi considerato dagli esperti tra i più vulnerabili al mondo per quanto riguarda le ripercussioni del riscaldamento globale. In India bambini e ragazzi hanno intonato canti in difesa dell’ambiente e per la lotta alla crisi climatica, radunati davanti al ministero degli Alloggi e degli Affari interni a Nuova Delhi. Particolarmente sentite le proteste in Indonesia – a Giacarta e in una dozzina di città sulle isole dell’arcipelago, tra cui Java e Bali – alle prese con vasti incendi che in questi giorni stanno distruggendo le più importati foreste vergini al mondo a Sumatra e Kalimantan. Incendi forestali senza precedenti che hanno costretto le scuole alla chiusura per paura di malattie respiratorie, con ripercussioni anche nella vicina Malesia e a Singapore. In Indonesia i giovani attivisti per il clima hanno anche chiesto la fine dell’inquinamento degli oceani con la plastica, essendo il secondo paese maggiormente responsabile al mondo dietro la Cina. Cortei colorati a suon di musica indie hanno chiesto una “rivoluzione energetica” basata sull’uso di energia solare. Anche l’Africa si sta mobilitando con cortei molto partecipati in corso a Kampala (Uganda), con una folta presenza di ragazzi che vogliono “un futuro verde sostenibile”, a Nairobi (Kenya), dove i manifestanti cantano “vogliamo respirare pulito!”, “siamo cuore a cuore con Madre Natura”, esercitando pressioni sul governo affinché rinunci a progetti di nuovi impianti di produzione del carbone. Proteste in corso anche a Johannesburg (Sudafrica), dove gli attivisti piu’ giovani fanno sentire numerosi la loro voce, con un appello alla “giustizia climatica”, invitando i dirigenti del mondo ad agire per tutelare le giovani generazioni, lottando al “capitalismo del carbone”. In Occidente più di 800 eventi sono previsti negli Usa, dopo che all’ultimo sciopero generale a New York si erano radunati 1,6 milioni di manifestanti.

La Germania: un milione e mezzo in piazza e Merkel promette investimenti per 100 miliardi entro il 2030

Circa 1,4 milioni di persone hanno partecipato nelle diverse città tedesche alle manifestazioni sul clima, secondo le stime degli organizzatori delle marce, che hanno parlato di una presenza di 270mila persone a Berlino. Centomila i partecipanti al raduno nella capitale invece secondo la polizia. Ad Amburgo la polizia ha parlato di 70mila manifestanti, altrettanti hanno partecipato a Colonia, 25mila circa a Hannover e Monaco. Ventimila persone erano in piazza in diverse città più piccole, come Freiburg e Muenster. Secondo Fridays for Future in tutta la Germania ci sono state oltre 570 dimostrazioni. E il governo tedesco di Angela Merkel si è impegnato per 54 miliardi di euro entro il 2023, e 100 miliardi entro il 2030, per finanziare un robusto piano di tutela dell’ambiente. Le cifre sono contenute nel pacchetto di misure salva-clima concordate all’interno della Grosse Koalition. Il piano prevede tra le altre cose di puntare sul potenziamento del trasporto ferroviario, investendo la maggior parte dei fondi promessi nelle infrastrutture su rotaia. Previsti anche incentivi, con speciali abbonamenti, per chi utilizza i mezzi pubblici. Tra le fonti di finanziamento, si prevede di tassare maggiormente i voli.

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