Due buone notizie. Lucano, il sindaco, revocato il divieto di dimora, torna a Riace. Salvini, l’ex ministro, iscritto nel registro degli indagati per aver diffamato Carola Rackete, la comandante della Sea Watch

Due buone notizie. Lucano, il sindaco, revocato il divieto di dimora, torna a Riace.  Salvini, l’ex ministro, iscritto nel registro degli indagati per aver diffamato Carola Rackete, la comandante della Sea Watch

Due buone e belle notizie, una riguarda la revoca del divieto di dimora a Riace che era stato disposto nei confronti dell’ex sindaco Domenico Lucano. L’altra notizia riguarda la iscrizione  dell’ex ministro dell’Interno, leggesi Salvini Matteo, nel registro degli indagati per diffamazione dai pm di Roma che hanno trasmesso gli atti alla Procura di Milano. La denuncia era stata presentata a luglio da Carola Rackete, la comandante della Sea Watch. La comandante della nave era stata arrestata e poi scarcerata per ordine del Gip di Agrigento.

Per quanto riguarda Domenico Lucano il divieto a recarsi a Riace, il paese dove era stato sindaco e dove vive  suo padre gravemente ammalato, bisognoso di assistenza, era stato preso nell’ambito di una inchiesta, “Xenia”, nella quale  si faceva riferimento a  presunti illeciti relativi alla gestione di due cooperative nella gestione dell’accoglienza dei migranti. Il tribunale di Locri ha disposto la revoca dell’assurdo divieto accogliendo l’istanza presentata dai difensori di Lucano, un sindaco che  è diventato il simbolo dell’assistenza ai migranti.  Lucano era stato condannato ai domiciliari per favoreggiamento dell’immigrazione illegale, poi per decisione del Riesame di Reggio Calabria i domiciliari erano stati convertiti in divieto di dimora a Riace. Poteva viaggiare in tutto il Paese ma non a Riace.

Vietato all’ex sindaco di assistere il genitore gravemente ammalato

Assurdo, ma capita. Inutilmente la Cassazione aveva sconfessato la decisione, ordinando ai giudici reggini di rivedere la decisione. Per permettere di assistere l’anziano genitore che era stato dimesso dall’ospedale di Catanzaro, dove era stato ricoverato per un peggioramento delle condizioni era stata promossa una petizione da parte del Comitato 11 giugno sorto per iniziativa di un gruppo di cittadini che aveva lanciato un appello, raccogliendo oltre 90 mila firma con il quale si invocava un “gesto umanitario” del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per permettere a Lucano di far ritorno a casa.

Un esilio durato undici mesi. Lucano: “Ora posso tornare a casa”

Il Tribunale di Reggio aveva  confermato la misura, ritenendo Lucano “politicamente pericoloso” e in grado di influire sull’amministrazione nonostante fosse da tempo sospeso dalla carica di sindaco. Una decisione contro cui i legali di Lucano, Andrea Daqua e Antonio Mazzone, hanno fatto ricorso e su cui la Cassazione è stata chiamata a pronunciarsi nuovamente. Il Tribunale di Locri respingeva l’istanza di scarcerazione alla prima udienza. Poi ha cambiato opinione mettendo la parola fine ad un esilio durato undici mesi. Lucano può tornare a Riace. “Un provvedimento che aspettavo da tempo – afferma – ci speravo. Ancora  mi devono materialmente notificare il provvedimento e fin quando non lo vedo, non ci credo”. Poi aggiunge: “Sono felice, ci speravo da tempo”, dice l’ex sindaco che potrà così assistere il padre gravemente malato. Lucano si trova a Caulonia, a pochi chilometri da Riace, dove ha trascorso  i mesi di esilio. Uno dei suoi avvocati gli ha consigliato di attendere  la consegna del provvedimento dove ora abita per accelerare la notifica. “Non so cosa farò per prima cosa, probabilmente andrò da mio padre. Voglio rivedere Riace, voglio rivedere casa mia”. Nella tarda serata Lucano è tornato a metter piede a Riace accolto da tante persone tra ci un gruppo di rifugiati rimasti in paese. “Mi ripropongo a fare del bene -ha detto – e di aiutare chi arriverà a Riace come rifugiato”.

L’ex ministro  dal Viminale al  registro degli indagati per diffamazione. Offende ancora Carole 

Da Riace ci spostiamo a Milano dove sono in arrivo gli atti  relativi alla querela contro Salvini Matteo, allora ministro dell’Interno, presentata da Carole Rackete, comandante della  Sea Watc3. L’ex ministro è stato iscritto nel registro degli indagati. La querela era stata presentata a Roma e gli inquirenti  della capitale hanno trasmesso gli atti a Milano, dove il segretario della Lega ha la sua residenza, per competenza territoriale. La comandante dell’imbarcazione, come si ricorderà, era stata arrestata e poi scarcerata per ordine del gip di Agrigento. Nella denuncia presentata dai legali di Carola si chiedeva il sequestro degli account social dell’ex vicepremier che riportavano alcuni post dell’ex ministro e alcuni commenti di utenti contro la Rackete in relazione alle polemiche legate allo sbarco di alcuni migranti avvenuto a giugno a Lampedusa. Negli uffici giudiziari milanesi si stanno valutando gli atti. L’indagine è affidata al pm Giancarla Serafini. Carola Rackete il 3 ottobre parlerà al Parlamento Ue. La querela contro il ministro era stata depositata il 12 luglio alla Procura di Roma. Come si ricorderà  la nave della Ong era entrata in porto violando il decreto sicurezza  stante le condizioni   inumane in cui si trovavano i migranti. Nella denuncia i legali di Carola oltre alla diffamazione, avevano ipotizzato anche il reato di istigazione a delinquere.

Carola definita “sbruffoncella”,  “fuorilegge”, “ delinquente” e perfino “comunista”

Nell’atto di querela la comandante della Sea Watch rappresentata dal legale Alessandro Gamberini, aveva spiegato che le affermazioni  di Salvini sul  suo operato  in quanto comandante della imbarcazione, “lungi dall’essere manifestazioni di un legittimo diritto di critica, sono state aggressioni gratuite e diffamatorie alla mia persona con toni minacciosi diretti e indiretti“. Nella querela Carola cita le espressioni offensive dell’allora ministro: “sbruffoncella”, “fuorilegge”, “delinquente”, autrice di un atto “criminale”, responsabile di un tentato omicidio in quanto “avrei provato a ammazzare cinque militari italiani“, “complice dei trafficanti di esseri umani” e altre ancora. Interventi che sono, si legge nella denuncia, “un puro strumento propagandistico e istigatorio di un ‘discorso dell’odiò, che travolge ogni richiamo alla funzione istituzionale”. Affermazioni che “non solo hanno leso gravemente il mio onore e la mia reputazione, ma mettono a rischio la mia incolumità, finendo per istigare il pubblico dei suoi lettori a commettere ulteriori reati nei miei confronti”.

La risposta di Salvini, defenestrato dal ministero dell’Interno, non più magliette della polizia, comizi con in mano il rosario, immagini di madonne, si mostra in tutta la sua tracotanza e non riesce a nascondere una irrefrenabile rabbia. A protezione non c’è più il Viminale. “Denunciato da una comunista tedesca, traghettatrice di immigrati, che ha speronato una motovedetta della Finanza – dice – è una medaglia! Io non mollo, mai”. Così scrive  su  Facebook . Ora è nudo, non ha più la copertura del Viminale.

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