Crisi. Conte e Zingaretti ancora ottimisti, nonostante il voto su Rousseau. Di Maio esclude i vicepremier, e riapre la partita del governo. Intanto, si procede sul programma

Crisi. Conte e Zingaretti ancora ottimisti, nonostante il voto su Rousseau. Di Maio esclude i vicepremier, e riapre la partita del governo. Intanto, si procede sul programma

Occhi puntati sull’esito della consultazione su Rousseau, con la quale il M5s dovrebbe dare il via libera definitivo al tentativo del governo Conte, sostenuto da grillini e dem. Una consultazione che avrebbe dovuto essere derubricata a sondaggio sul programma, nelle intenzioni di molti, ma che sarà invece un vero e proprio referendum sul Conte 2, tanto che alcuni costituzionalisti hanno messo in mora la tempistica e le modalità incostituzionali di questa consultazione web (come sostiene il giurista Antonio Esposito sul nostro giornale). Oggi il premier incaricato ha lanciato il suo appello, mentre Luigi Di Maio ha tolto dal tavolo il tema vicepremier accogliendo la proposta del Pd e molti esponenti M5s si sono espressi per il sì all’accordo. Ma l’incognita è palese.

Dopo il vertice tra le delegazioni del Pd e di M5s, il premier incaricato Giuseppe Conte, in una diretta Facebook, si è rivolto direttamente ai militanti pentastellati e, con un accorato appello ha prima ricordato loro che “il Movimento ha sempre detto in modo molto chiaro, prima delle elezioni, che se non avesse avuto la maggioranza in Parlamento, avrebbe realizzato il programma con le forze disponibili a farlo, per cambiare il Paese, senza farne una questione di schieramenti politici”, per poi chiedergli “di non tenere in un cassetto queste idee, questi sogni. Questo è il momento di tirarli fuori – ha aggiunto Conte – oggi più che mai ne abbiamo bisogno per disegnare e realizzare il paese che vogliamo”. Quasi contemporaneamente, Luigi Di Maio, sempre su Facebook, affrontava il nodo politico della questione, parlando del ruolo di vicepremier per annunciare, di fatto, una svolta decisiva: “Si è fatto un gran parlare della vicepresidenza del consiglio dei ministri – ha detto Di Maio – e si è detto che la trattativa si era bloccata per questo: ma non è vero. Abbiamo saputo che il Pd ha fatto un passo indietro rinunciando al suo vicepremier e quindi il problema non sussiste più. Noi – ha proseguito Di Maio – abbiamo espresso un concetto semplice: Conte è un premier super partes. Se ci fosse stato un vicepremier del Pd, allora doveva esserci anche per il M5s, così che avessero pari rappresentanza”. In ogni modo, Di Maio, anche se ha utilizzato toni concilianti, non ha dato alcuna indicazione di voto per domani in direzione del “sì”, a differenza di Giuseppe Conte, in coerenza con quanto affermato in mattinata dopo aver incontrato a Palazzo Chigi gli esponenti grillini del governo dimissionario, sottolineando che l’esito della votazione online di domani sarà vincolante come lo sono state tutte le votazioni precedenti e spiegando esplicitamente che la nascita del prossimo governo dipenderà dal risultato di questo voto. Consapevoli della posta in gioco, i “partigiani” più in vista di entrambe le posizioni non hanno esitato già nella giornata di oggi a fare l’endorsement a favore del sì o del no. In quest’ottica, la consultazione online sul governo appare anche l’occasione per fare il punto sulle anime interne al Movimento.

In mattinata si era registrato un certo nervosismo tra chi nei partiti è favorevole al nuovo governo, ma in serata si sono registrate indubbie schiarite che hanno fatto parlare Nicola Zingaretti con toni velati di ottimismo. E intanto al Quirinale Sergio Mattarella attende che al più tardi mercoledì il premier incaricato Giuseppe Conte salga per sciogliere la riserva. Due sono le strade che l’avvocato ha davanti a sé. Se scioglierà positivamente la riserva, presenterà al Capo dello Stato una sua lista di proposte per i dicasteri e il Presidente, se non ci saranno incongruenze vistose tra i profili proposti per i dicasteri chiave e la cornice programmatica indicata da Conte, li nominerà. A quel punto in poche ore, molto probabilmente giovedì, si allestirà il Salone delle Feste al Quirinale per il giuramento, poi primo consiglio dei ministri a palazzo Chigi e infine la scena si sposterà alla Camera per il discorso programmatico con cui Conte chiederà la fiducia. Subito dopo, il bis al Senato, visto che anche palazzo Madama dovrà dare il suo voto favorevole (con numeri ben più risicati di quelli di Montecitorio). Se invece Conte scioglierà negativamente la riserva, salterà ovviamente il tentativo di governo giallo-rosso e per il Colle in pratica sembra non esserci altra decisione che lo scioglimento delle Camere. Dunque il capo dello Stato in poche ore convocherebbe una figura di garanzia, gli affiderebbe un incarico per dar vita a un esecutivo con pochi ministri che, incassata la scontata sfiducia delle Camere, porti il Paese al voto. Ormai la data più probabile è domenica 10 novembre, una scadenza che dà il tempo minimo, seppur stringatissimo, per avere il nuovo esecutivo entro i primi di dicembre (se il risultato delle elezioni sarà chiaro) e la manovra entro la data limite del 31 dicembre. L’esecutivo di garanzia, infatti, non sarebbe chiamato a varare la manovra e questa dovrebbe aspettare la formazione del governo, con gli ovvi problemi di immagine che questo ritardo avrebbe agli occhi di Bruxelles e dei mercati. Dunque poche ore, ancora non più di 48, e dalla loggia alla Vetrata il premier incaricato prima e il Presidente Mattarella poi faranno sapere quali saranno le sorti della legislatura.

Bordate dal web, provocazioni spiazzanti e un obiettivo paradossale: Luigi Di Maio

Nel film della crisi agostana, ci sono stati tanti attori protagonisti (Conte, Salvini, Zingaretti), ma anche un regista d’eccezione: Beppe Grillo. Sin dalla rottura della Lega, il fondatore del M5S si espone con forza e già il 10 agosto annuncia sul proprio blog di voler salvare “l’Italia dai nuovi barbari”. L’unica soluzione è un nuovo governo, per lasciarsi alle spalle “Psiconani, Ballerine e Ministri Propaganda a galleggiare come orridi conglomerati di plastica nei mari”. Va bene anche l’abbraccio con il Pd, che respinse l’ex comico oltre dieci anni fa (niente primarie per lui), mentre nei Dem a spingere per un esecutivo istituzionale c’è anche l’acerrimo nemico Matteo Renzi. La trama del film gialloverde, però, è complessa, fatta di stop and go e colpi di scena quotidiani. Ecco allora che Beppe raduna tutti a Marina di Bibbona e chiude ogni spiraglio al vecchio alleato Salvini. Il 23 agosto invece promuove Giuseppe Conte ad ‘Elevato’, chiedendo a tutti (Di Maio compreso) di non trattarlo come “figurina”. Qualche giorno dopo tornano i post criptici, con un ipotetico dialogo con Dio e la ‘Paura che io torni in campo’. “Il Signore mi ha detto, lasciali alla loro Babele”, è il messaggio diretto al capo politico del M5S, ancora riluttante a mollare la poltrona di vicepremier. L’ex comico genovese entra a gamba tesa pure sulle discussioni della squadra di governo, parlando del problema di “poltronifilia” e chiedendo anche anche figure tecniche per alcuni Ministeri. “Di Maio è il capo politico e decide lui per il Movimento, il mio è stato un paradosso”, è la rassicurazione delle fonti vicine a Grillo, ma la situazione reale è ormai chiara. Dalla morte di Gianroberto Csaleggio, per il guru ligure il M5S avrebbe cambiato troppo la propria identità e si sarebbe allontanato in modo insanabile dallo spirito iniziale ‘antikasta’. Ecco allora che anche con Di Maio, ormai volto dell’establishment, i rapporti sembrano ormai un po’ freddi. La volontà di un abbraccio con il Pd sarebbe anche un gesto forte contro il capo politico, che avrebbe preferito dal canto suo un ritorno con la Lega. “Mi rivolgo al Pd. Alla base dei ragazzi del Pd, è il vostro momento questo, abbiamo un’occasione unica, Dio mio, unica. E allora cerchiamo di ricompattare i pensieri”, è invece uno degli ultimi post di Beppe. Non è un mistero che per la trattativa ci siano contatti frequenti con Nicola Zingaretti, per alcuni anche direttissimi. Basta con i ‘punti della Standa’, sì all’esecutivo giallorosso, è il pensiero netto anche nel primo lunedì giallorsso. Con un avvertimento grillesco per chi volesse ‘inglobare’ il M5S: “Siamo biodegradabili, non kamikaze”.

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