Caso Priebke. Lo Stato italiano chiede a Pacifici e a Vecellio di rimborsare le spese processuali. 1° ottobre conferenza stampa in Fnsi

Caso Priebke. Lo Stato italiano chiede a Pacifici e a Vecellio di rimborsare le spese processuali. 1° ottobre conferenza stampa in Fnsi

Una vicenda kafkiana e assurda: il criminale nazista Erich Priebke nel 1996 querela, quali presunti mandanti del suo sequestro di persona l’allora presidente della comunità ebraica di Roma Riccardo Pacifici, e Valter Vecellio, inviato del TG2. I due, secondo Priebke avrebbero organizzato, il 1 agosto del 1996 la manifestazione di protesta dei parenti delle vittime delle Fosse Ardeatine, dopo il primo verdetto del tribunale militare che, pur riconoscendo la responsabilità dell’imputato, gli riconosceva le attenuanti generiche e il non doversi procedere, per prescrizione del reato (successivamente Priebke è stato definitivamente condannato all’ergastolo).

L’ipotizzato sequestro di persona è stato ritenuto manifestamente infondato, Pacifici e Vecellio sono stati assolti in tutti i tre gradi di giudizio; Priebke è stato condannato al risarcimento dei danni e al pagamento delle spese processuali. Essendo Priebke detenuto, e risultato nullatenente, dopo dodici anni, lo Stato italiano chiede a Pacifici e a Vecellio – assolti in tutti e tre i gradi di giudizio – di pagare le spese processuali: 291 euro e 21 centesimi entro sessanta giorni dalla notifica; specificatamente: “277.02 controllo tasse e imposte indirette anno 2007; 8.31 oneri di riscossione spettanti a Agenzia delle entrate-Riscossione; 5,88 diritti di notifica spettanti a Agenzia delle entrate-Riscossione”.

E’ una vicenda assurda e kafkiana, affermano i protagonisti della vicenda, resa ancora più odiosa nel caso specifico: un dichiarato criminale nazista si dichiara vittima di un reato dichiarato inesistente, si riconosce che due cittadini sono stati ingiustamente chiamati in giudizio e si sono dovuti difendere per qualcosa che non hanno fatto; per beffa e oltraggio, uno Stato che non ha saputo farsi rimborsare, chiede loro di pagare al posto del condannato. “Il ministro della Giustizia ha nulla da eccepire in merito? La stessa domanda la rivolgiamo ai parlamentari della Repubblica, ai colleghi, alla pubblica opinione” si chiedono Vecellio e Pacifico, che organizzano con la Federeazione nazionale della stampa una conferenza il primo ottobre.

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