Autonomia differenziata. Tra il ministro Boccia e i presidenti di Lombardia e Veneto distanze incolmabili

Autonomia differenziata. Tra il ministro Boccia e i presidenti di Lombardia e Veneto distanze incolmabili

L’autonomia differenziata come strumento di lotta alle diseguaglianze. E’ la parola d’ordine che il ministro degli Affari Regionali Francesco Boccia ha ribadito in occasione del suo incontro con il governatore regionale lombardo Attilio Fontana. Un incontro, quello a Palazzo Lombardia, iniziato con una stretta di mano fra i due e conclusosi con una breve conferenza stampa fatta separatamente, dove le divergenze non sono mancate. Il Boccia pensiero sul regionalismo differenziato, grande cavallo di battaglia leghista e dossier ereditato dal nuovo governo M5s-Pd direttamente dalle mani dell’ esecutivo gialloverde, “vuole capovolgere il quadro attuale, su cui si dovrà attuare la Costituzione”. E per il ministro, impegnato in un tour per confrontarsi con i presidenti delle Regioni, va applicato a partire da livelli essenziali delle prestazioni.

L’autonomia vista “come straordinario strumento di lotta alle diseguaglianze” non è qualcosa su cui Boccia intende arretrare. E’ “un punto fermo” che stravolge la linea legastellata, mettendo prima i livelli essenziali di prestazione, i Lep, e la definizione dei fabbisogni standard e dopo i premi alle Regioni più virtuose. Solo quando tutti raggiungono le stesse condizioni allora si premiano le Regioni più meritevoli. Si tratta di punti che hanno marcato le differenze nel vis à vis a Palazzo Lombardia.”Con Fontana – ha detto Boccia – c’è stato un confronto franco, una franchezza che ci porta ad avere posizioni ancora distanti su alcuni temi, ma non vogliamo perdere tempo, nonostante ne sia stato sperperato nel passato per incomprensioni”. Per il titolare del dicastero degli Affari regionali il processo va completato entro la legislatura ed “è nostra responsabilità definire i Lep”. Ben diversa la posizione del governatore Fontana: “Io parlavo di autonomia, Boccia di articolo 3 della Costituzione che non ha un collegamento diretto. Due cose giuste, ma che dovrebbero andare ognuna per conto proprio”.

Il presidente della Lombardia chiede a Boccia tempi certi per la determinazione dei costi standard e dei livelli essenziali di prestazione, definizione che doveva partire già anni fa sulla scia della riforma del titolo V della Costituzione del 2001, rimasta poi al palo. Fontana vuole quindi capire “se c’è bisogno di otto anni” o se invece la cosa si può risolvere in breve tempo. E avverte: “Boccia mi ha detto pochi mesi, io aspetto pochi mesi”. E anche se il governatore è convinto che si possa riprendere il dialogo, la questione delle tempistiche è nodale, in particolare sul tema della scuola e della continuità educativa nelle classi. Fontana annuncia che se la trattativa sull’autonomia non dovesse portare a risposte, la Regione Lombardia sarebbe pronta a intervenire con una legge regionale. Una visione ben diversa da quella di Boccia per cui il problema dei concorsi nella scuola si affronta con leggi ordinarie, non regionali, e “non c’è bisogno di smontare lo Stato per avere la certezza della continuità didattica”. Per il ministro basterebbe imporre a chi vince il concorso di restare 5 anni dove è stato assegnato.

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