Alessandro Cardulli. Zingaretti. Un appello forte. Apriamo le porte dei nostri circoli. Forum. Unità. E cambiamento. Serve un partito che “si faccia marea nella società”. Ci consenta, basterebbe anche un’ ondina

Alessandro Cardulli. Zingaretti. Un appello forte. Apriamo le porte dei nostri circoli. Forum. Unità. E cambiamento. Serve un partito che “si faccia marea nella società”. Ci consenta, basterebbe  anche un’ ondina

Chi lo conosce bene dice che scivola come un’anguilla. La realtà è che non ama gli scontri. Ma i problemi veri Nicola Zingaretti li affronta, fa politica, si diceva una volta. Risponde con un forte appello, rilancia il Pd a fronte del “tradimento” perché di questo si tratta, di ministri, sottosegretari che dopo essere stati nominati nel governo se ne vanno con Renzi, che ha accelerato la nascita del suo, proprio suo, partito, “Italia viva”. Era prevista l’uscita dal Pd, forse, con una assemblea della Leopolda, verso metà ottobre, invece i renziani dopo essersi assicurati ministeri e sottosegretari in quanto Pd nel governo Conte due hanno trasferito armi e bagagli, nella nuova sigla renziana. Zingaretti, con la sua segreteria non ha mai amato entrare nelle beghe di partito, nelle dispute fra le correnti, un danno enorme per il Pd, che è passato di sconfitta in sconfitta, in campo nazionale, anche a Roma dove perfino una come la  grillina Raggi diventa sindaco  e mette piede in Campidoglio. Lui, Zingaretti, mantiene ben salda la presidenza della Regione e diventa segretario del Pd con più di un milione di voti conquistati nelle primarie. E non lascia, come qualcuno vorrebbe, la presidenza della Regione. Zingaretti ha una storia lunga, viene dalla Federazione giovanile comunista, inizio anni ‘80, poi una lunga carriera, in Italia con i Ds, segretario nell’era Veltroni, incarichi ricoperti in Europa. Uno dei giovani che si formano nelle sezioni della Garbatella, di Laurentina, una generazione che segue quella dei Bettini, deiVeltroni. Così ha evitato scontri duri con Renzi Matteo, nel passato e nel presente. Eppure di motivi per essere arrabbiato ce ne avrebbe molti. Lui, il segretario, non partecipa in prima persona alla trattativa con i pentastellati, Di Maio in testa, e non dovrebbe essere stata una bella esperienza, visto che il Salvini era pronto ad offrire proprio al Di Maio la presidenza del Consiglio purché venisse ricostruita l’alleanza Lega-M5S. Non solo. Proprio lui, anche se non trattava direttamente con i possibili alleati pentastellati, ovviamente seguiva tappa per tappa fino alla composizione del governo. Compito non facile perché occorreva soppesare la compagine, ministri e sottosegretari con il bilancino. Perché bisognava muoversi  su due piani: quello relativo alla formazione dell’esecutivo nel complesso rapporto fra Pd e Cinquestelle  per quanto riguarda il numero, la qualità degli incarichi e i rapporti all’interno del Pd, area renziana in  particolare

Ministri e sottosegretari, nominati dal Pd se ne vanno con “Italia viva”

Questo è lo scenario. Arriva il momento del giuramento, prima i ministri, qualche giorno dopo i sottosegretari. Tutto a posto. Anche il difficile equilibrio all’interno del Pd. Zingaretti tira un sospiro di sollievo. Può guardare in tutta tranquillità gli sceneggiati di Luca, il fratellone, il commissario di Camilleri, con il dolore per la morte del grande scrittore da tempo malato. Tutto bene, quel che finisce bene? Ma no, Renzi continua a tessere la sua trama, ha bisogno di essere il “capataz” di qualcosa. E con un telefonata, non ricordiamo bene se prima arriva la notizia ai giornali, fa sapere a Conte che i “suoi” ministri e sottosegretari che hanno appena giurato non fanno più parte del Pd, ma del nascituro partito, il suo personale che si chiamerà “Italia viva”. Dice Prodi che sembra il nome di uno yogurt, secondo noi quello di un detersivo. Ministri e sottosegretari, poi una quarantina di parlamentari formano il gruppo sia alla Camera che al Senato dove imbarcano anche parte dei socialisti, quelli di Nencini, suscitando  proteste nella base socialista.

Una premessa per costruire a sinistra un grande schieramento di forze politiche e sociali

Ed ecco la risposta di Zingaretti, di cui abbiamo detto all’inizio, alla scissione renziana. Una risposta che può rappresentare anche una premessa per costruire, con il Pd, un grande schieramento di forze politiche e sociali, una nuova, larga forza a sinistra. Riportiamo le parti essenziali, con una sola osservazione che ci riserviamo di scrivere a conclusione di questo articolo. I media non hanno dato il risalto che merita, sempre presi da un Salvini sempre più dannoso per l’Italia, Di Maio alle prese con chi lo contesta, la burrasca nei pentastellati, perfino la Meloni, sempre alla ricerca di una qualche collocazione in una destra sempre più reazionaria. Lasciamo stare Berlusconi alle prese con prove di sfaldamento.

“All’orizzonte rischiamo una vecchia trappola: la nostra funzione non si può esaurire nel governo e il Pd, da nord a sud del Paese, non può limitarsi a tifare l’esecutivo. Non c’è  buon governo senza radicamento nella società e connessione con i bisogni, le ambizioni, le idee delle persone”, scrive infatti Zingaretti. “Ecco perché per noi è arrivato il momento di accettare a tutto campo la sfida dell’innovazione. Unità e cambiamento è il messaggio che abbiamo ricevuto dal voto alle primarie. Dobbiamo, anzitutto, continuare a cambiare noi stessi. Su questa strada continuiamo, per questa strada ora acceleriamo”. La premessa di quella rivoluzione, anche organizzativa, che il Nazareno sta portando avanti per coinvolgere altri mondi ed essere più inclusivo.

Sarà promossa una radicale riforma del Pd. Un grande momento nazionale

“Apriamo le porte del nostro partito – prosegue il segretario dem – considerando anche modalità innovative per coinvolgere associazioni e gruppi informali. Apriamo, anche fisicamente, le porte dei nostri Circoli e dei Forum. Trasformiamoli in spazi sociali, aperti e utili al territorio. Inauguriamo la stagione di un Partito Democratico che viva pienamente anche nel mondo digitale”. Ancora: “Non ci serve un partito delle degenerazioni correntizie, ma un partito capace di farsi marea nella società. Promuoveremo una radicale riforma del partito. Organizziamo un grande momento nazionale dedicato a questi temi, perché non possiamo più aspettare”.

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