Senato. Aula convocata per martedì alle ore 18 per votare l’agenda. Contro Casellati, gravi accuse di Pd, M5S e LeU, di subalternità a Salvini. Lega, Fi e Fdi voterebbero la sfiducia a Conte il 14: un insulto ai morti di Genova e una ferita alla democrazia

Senato. Aula convocata per martedì alle ore 18 per votare l’agenda. Contro Casellati, gravi accuse di Pd, M5S e LeU, di subalternità a Salvini. Lega, Fi e Fdi voterebbero la sfiducia a Conte il 14: un insulto ai morti di Genova e una ferita alla democrazia

E’ stata convocata per martedì sera, alle ore 18, l’Aula di palazzo Madama per votare il calendario dei lavori. A stabilirlo il presidente dell’Assemblea, Elisabetta Casellati, durante la conferenza dei capigruppo dove non è stata raggiunta l’unanimità. I senatori saranno chiamati a decidere, dunque, a maggioranza, se discutere e votare la mozione di sfiducia della Lega al premier Giuseppe Conte già nella giornata di mercoledì 14 agosto, secondo quanto richiesto ad esempio da Forza Italia con Anna Maria Bernini, oppure aspettare la prossima settimana per le comunicazioni, nell’emiciclo del Senato, sempre del presidente del Consiglio.  Pd, M5s, gruppo Misto e Autonomie hanno chiesto in conferenza dei capigruppo del Senato che l’Aula di palazzo Madama si riunisca il 20 agosto per ascoltare le comunicazioni del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte e dopo esprimersi con un voto sulle risoluzioni. Questa proposta, pur non ottenendo l’unanimità in capigruppo, ha comunque incassato la maggioranza. Dunque, la decisione della capigruppo è stata questa, ma non è definitiva. L’ultima parola la pronuncerà martedì l’Aula di palazzo Madama. Sulla carta, le tre forze di centrodestra possono contare su 138 voti, di cui 58 della Lega, anche se difficilmente Umberto Bossi, ancora in convalescenza, sarà presente; 62 di Forza Italia e 18 di FdI. Il fronte opposto, costituito da M5s, Pd, Autonomie e Misto può contare invece su almeno 170 voti se non 175, numeri che però potrebbero crescere ulteriormente. I 5 stelle infatti hanno 107 senatori, 51 il Pd, 8 le Autonomie e sarebbero circa 8 i senatori del Misto (in tutto 15) pronti a votare compatti. In serata, Movimento Cinque Stelle, Pd e gruppo Misto hanno annunciato intanto che 159 senatori saranno a Roma e pronti a votare martedì il calendario che prevede l’informativa di Conte il 20. In aula, sarebbero 102 senatori M5s su 107, 45 Pd su 51 e 12 del Misto.  Ricapitolando: se domani nessun gruppo propone un diverso ordine del giorno per la seduta dell’Aula di palazzo Madama e un diverso giorno rispetto al 20 agosto, il calendario stabilito oggi dalla conferenza dei capigruppo a maggioranza sarà definitivo. Se, invece, uno o più gruppi propongono modifiche, allora le richieste saranno messe in votazione e passeranno se otterranno la maggioranza dei voti.

Dure contestazioni alla presidente del Senato Casellati da Pd, M5S e LeU. “Si è assunta una responsabilità gravissima”

Sulla decisione della presidente Casellati, inedita e unica nella storia delle Camere, di far tornare in Aula i senatori il 13 agosto, per decidere addirittura se riconvocarsi il 14 per la sfiducia a Conte, si è scatenato un legittimo diluvio di polemiche, da Pd, M5S e LeU. “La presidente del Senato forza il calendario per fare l’ennesimo favore a Salvini. I diktat della Lega non possono cambiare i numeri in Parlamento. Domani l’aula lo dimostrerà” afferma il presidente dei senatori Pd Andrea Marcucci al termine della capigruppo. “C’è un centrodestra unito che vota insieme ma che non è maggioranza nella capigruppo del Senato che ha fatto una proposta, come è normale che sia, di ascoltare il presidente del Consiglio” ha detto Stefano Patuanelli, capogruppo del M5s al Senato, al termine della capigruppo di palazzo Madama. “Il M5s sarà presente, tutti i parlamentari”, ha assicurato Patuanelli sottolineando: “credo che proporre di riunire l’aula il giorno della commemorazione del crollo del Ponte Morandi sia una proposta incommentabile”. La “cosa grave è che non si sa come si potrà garantire a tutti i senatori di poter partecipare domani”, alle 18, nell’emiciclo di palazzo Madama, “ad una discussione che non riguarderà soltanto il calendario. E’ gravissimo perché significa piegare il regolamento a chi decide dalla spiaggia (Matteo Salvini, ndr) di presentare la mozione di sfiducia” al premier Giuseppe Conte “con il tentativo, ancora una volta, di ribaltare la decisione assunta a maggioranza dai capigruppo” di ascoltare le comunicazioni del presidente del Consiglio, in Aula al Senato, il prossimo 20 agosto: lo ha sottolineato la senatrice di Liberi e uguali e presidente del gruppo Misto di palazzo Madama, Loredana De Petris, al termine della conferenza dei capigruppo. “Casellati”, ha proseguito la parlamentare di Leu, “si è assunta una responsabilità grave, non si è posta il problema di avvertire tutti i senatori. Il presidente avrebbe dovuto mantenere un profilo un po’ più neutrale”, ha concluso De Petris, “considerata la situazione di crisi”.

Il fronte del no alle urne è emerso dunque nella conferenza dei capigruppo ed è la fotografia che verrà illustrata al Capo dello Stato. Il copione prevede che il presidente del Consiglio Giuseppe Conte faccia la sua relazione alle Camere per poi andare direttamente a dimettersi. Favorendo poi un nuovo scenario. Ma la Lega è pronta a salire sulle barricate. Con Salvini che ragionando con i suoi ha evocato la piazza. Oggi ha mobilitato i parlamentari. “Sarà campagna elettorale permanente”, sottolineano i ‘big’ del partito di via Bellerio, convinti che comunque non ci siano i numeri alla Camera e al Senato per far partire un esecutivo di transizione. “Al massimo in ogni caso potrebbe durare un anno. Voglio vedere chi si avventura…”, dice un dirigente leghista.  Questa mattina all’assemblea di gruppo M5s alcuni ‘big’ come Di Stefano, Buffagni e Taverna si sono espressi in maniera contraria sulla possibilità di un governo Pd-M5s. A partire da un dialogo con Renzi. Di Maio attende l’evolversi della situazione. L’unico suo obiettivo al momento è quello di portare avanti la battaglia sul taglio dei numeri parlamentari. Ma contatti tra i pentastellati e dem sono in corso, assicurano in entrambi gli schieramenti. Sguardo con vista fine legislatura, non solo per un esecutivo di transizione. Zingaretti frena, ma l’ala M5s sta lavorando ad una intesa che punti proprio ad un dialogo con la segreteria del Pd, non con il senatore di Scandicci. Sulla base di un nuovo ‘contratto’ che oltre la legge di bilancio preveda anche le riforme costituzionali (con il taglio del numero dei parlamentari ma anche la legge elettorale). Nella partita entrerebbe anche il ‘dossier’ sul commissario Ue e nomi nuovi per l’esecutivo. Dialogo che però potrebbe ‘decollare’ solo dopo il passaggio dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella.  Intanto occorre vedere cosa farà Zingaretti. Il 20 ci dovrebbe essere una direzione del Pd, ma chi spinge per un governo di garanzia rimarca come il Capo dello Stato debba per forza fare un tentativo per vedere se c’è una nuova maggioranza. E potrebbe essere proprio il colloquio tra la prima carica dello Stato e il segretario dem a sbrogliare la matassa. Leu ha già fatto sapere di essere disponibile, mentre il confronto nel Movimento 5 stelle è in corso. “Dobbiamo sfruttare la situazione – rimarca un ‘big’ pentastellato -. In questo momento la narrazione è di un Salvini in fuga mentre noi pensiamo al Paese”.

Share