Roma. Attiviste “Lucha y Siesta”, esperienza unica, non può finire così. Dove andranno donne e bimbi? Cgil Lazio-Roma, stop allo sgombero della casa delle donne

Roma. Attiviste “Lucha y Siesta”, esperienza unica, non può finire così. Dove andranno donne e bimbi? Cgil Lazio-Roma, stop allo sgombero della casa delle donne

Un lunga storia iniziata 11 anni fa quella della Casa delle donne “Lucha y Siesta”, nel marzo del 2008, quando lo stabile di proprietà di Atac che oggi la ospita era uno spazio abbandonato, lasciato all’incuria e al degrado. Lì, al Tuscolano, un gruppo di attiviste decise di “fondare” un’esperienza “unica” nel suo genere, che con il tempo è diventata “un polo culturale” e di “sperimentazione”, dove le donne che vivono in condizioni di fragilità, reduci da un percorso fatto di violenza ed emarginazione, possono ricostruire, grazie a percorsi individualizzati un’esistenza fatta di lavoro, di forza emotiva e voglia di conquistare il proprio ruolo in questa società. Oggi su quella storia si rischia di veder scritta la parola “fine”: il Tribunale fallimentare di Roma ha stabilito che il 15 settembre l’edificio che ospita la casa sarà sgomberato.

“Oggi – dice Egilda – Lucha y siesta è uno spazio radicato nel quartiere, non solo una casa rifugio e un centro antiviolenza, ma un polo culturale. Uno spazio per i bimbi, una biblioteca. Un luogo dove è presente un corso sartoria”. La Casa dà ospitalità a 14 donne e 7 minori in questo momento. “Questi sono i numeri, ma quello che fa questo luogo – spiega ancora – è portare avanti dei percorsi individualizzati. Le donne che sono ospiti qui chiaramente non sono dei numeri, hanno delle biografie complesse, arrivano qui in un momento di fragilità. Questo è un luogo di passaggio, un luogo dove si ripensa la propria vita per tornare a un’autonomia completa, ma non hai un timer. I sei mesi che danno negli altri spazi non bastano, infatti, per rimettere in piedi al propria vita, non sono abbastanza. Questo è un luogo di sperimentazione, qui si accompagnano le vite. Non si gestiscono, non si dirigono”.

Giovedì la doccia fredda. Una lettera, “un avviso – racconta Roberta, che oltre ad essere un’attivista è anche un’operatrice antiviolenza – che ci intimava di lasciare immediatamente libero questo spazio perché entro il 15 settembre saranno staccate le utenze di luce e acqua. Questo avviso ci ha lasciato spiazzate, e ci ha fatto arrabbiare molto perché durante questo ultimo anno e mezzo abbiamo fatto diversi tavoli, abbiamo avuto diversi contatti con le istituzioni e abbiamo parlato di un’altra tempistica. Questa è una cosa terrificante perché stai distruggendo questa esperienza unica. Significa che queste donne, nel giro di 15 giorni”, saranno “buttate fuori, ma dove?”. Dove andranno ancora non è stato reso noto, e nonostante le rassicurazioni del Comune di Roma arrivate tramite la delegata della sindaca alle Politiche di genere, Lorenza Fruci, quello che resta è “l’amaro in bocca” e soprattutto “tanta, troppa incertezza”.

“Proprio nella giornata di ieri abbiamo espresso la nostra soddisfazione per lo stop al piano sgomberi, pensando che finalmente la ragionevolezza e il buon senso istituzionale avessero prevalso. Prefettura, Regione Lazio e Campidoglio hanno infatti deciso di ‘sospendere’ gli sgomberi calendarizzati, tra cui quelli di Viale del Caravaggio e Via Tempesta, previsti per i mesi di agosto e settembre”. Così, in una nota, la Cgil di Roma e del Lazio. “Nella stessa giornata, tuttavia – prosegue la nota – un altro spazio occupato nel quartiere di Cinecittà, la Casa delle donne LUCHA y Siesta, centro antiviolenza che da anni dà rifugio a 15 donne e 7 bambini, riceveva una lettera da parte di Comune, Atac e Tribunale con cui si intimava l’immediato sgombero dello stabile e si comunicava l’interruzione delle utenze per il 15 settembre”. “E’ vero che l’immobile, di proprietà di Atac, se venduto concorrerebbe al risanamento dell’azienda capitolina dei trasporti – continua la nota della Cgil – ma non è accettabile che da un giorno all’altro il Comune adotti una posizione così contraddittoria sulla questione degli sgomberi. Chiediamo all’amministrazione comunale di intervenire affinché non vengano messi in atto lo sgombero e il distacco delle utenze e che venga riconosciuta la funzione sociale, aggregante, di promozione culturale e di accoglienza delle donne vittime di violenza, svolta dal centro di LUCHA y Siesta non solo per il quartiere di Cinecittà ma per l’intera città di Roma”

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