Riforma della Giustizia. Ieri sfiorata la rissa in Consiglio dei ministri tra Bonafede e Bongiorno. Oggi volano gli stracci. Magistrati e penalisti rivelano gli impegni disattesi dal governo

Riforma della Giustizia. Ieri sfiorata la rissa in Consiglio dei ministri tra Bonafede e Bongiorno. Oggi volano gli stracci. Magistrati e penalisti rivelano gli impegni disattesi dal governo

Non bastano otto ore di confronto e un Consiglio dei ministri fiume: M5s e Lega non trovano l’intesa sulla riforma della Giustizia. Il nodo è il processo penale. Il Cdm trova un accordo di massima su Giustizia civile e riforma del Csm. Ma alla fine il via libera al provvedimento è “salvo intese”, non definitivo. E fuori da Palazzo Chigi va in scena lo scontro. Per la Lega restano distanze su una riforma che è “di facciata”: le proposte leghiste – viene spiegato – non sono mai state accolte e ora è difficile correggere il testo, perché è sbagliato l’impianto. Per il M5s Matteo Salvini sta tentando di bloccare l’abolizione della prescrizione che entrerà in vigore a gennaio del 2020. Il premier Giuseppe Conte prova per tutto il giorno a mediare tra due partiti che sono ormai su barricate opposte. E così in Consiglio dei ministri si protrae per ore il confronto tra il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede e la titolare della Pubblica amministrazione Giulia Bongiorno. I due si lasciano in cagnesco a Palazzo Chigi nella notte romana. Qualche ora di sonno e poi ricominciano le bordate.

Per il ministro della Giustizia Bonafede, la riforma del processo civile su cui si è andati avanti ieri in Consiglio dei ministri “è importantissima per tutti i cittadini. Con questa riforma incentiviamo finalmente gli investimenti nell’economia italiana”. Per quanto riguarda la parte approvata in Cdm sul Consiglio superiore della magistratura, ha aggiunto l’esponente dell’esecutivo, “noi adesso con questa riforma interveniamo eliminando qualsiasi legame tra Csm, e magistratura in generale, e politica. Se un magistrato entra in politica non può più tornare, a vita, a fare il magistrato”, ha spiegato Bonafede, secondo cui “creiamo tutto un sistema di incompatibilità tale che le correnti rimangono fuori. Inseriremo il sorteggio nell’elezione dei componenti del Csm”.  Ed ecco le bordate polemiche contro gli alleati della Lega. Quando “da una parte vengono no a prescindere e si trovano argomenti qua e là che non hanno nulla a che fare con la riduzione dei tempi dei processi, mi viene il dubbio che l’obiettivo sia di far saltare la legge sulla prescrizione che entrerà in vigore a gennaio. Per me è inaccettabile fare giochini di questo tipo – e mi auguro che non sia questo – sulla carne viva dei diritti delle persone”. Inotre, ha aggiunto il Guardasigilli, la “separazione delle carriere dei magistrati e la riforma delle intercettazioni non hanno nulla a che fare con la riduzione dei tempi del processo. Sono i due punti forti della politica sulla Giustizia di Silvio Berlusconi. Io dico alla Lega che sono aperto a ogni proposta, ne parliamo, non ci sono problemi, ma non stanno governando con Silvio Berlusconi, questo lo dico chiaramente. Se lo mettessero in testa”. Accuse gravissime alle quali ha replicato, senza por tempo in mezzo, la ministra Bongiorno, celebre penalista.

“La nostra richiesta, la nostra parola chiave è una sola: certezza”, dice Giulia Bongiorno in un’intervista al Corriere.it

I 5 Stelle pensano che il vero obiettivo della Lega sia superare la prescrizione prevista dallo Spazzacorrotti. Hanno torto? “L’obiettivo della Lega è quello di accelerare i tempi del processo e garantire l’indipendenza della magistratura. Se la proposta fosse stata questa, sarebbe stata approvata in tre minuti. Ma la verità è che io ho sempre detto a Bonafede che nel loro progetto mancavano le soluzioni, che non è effettivamente incisivo. E poi che, appunto, abbiamo bisogno di una riforma complessiva”. Su quali altri temi la proposta dei Cinque Stelle non è efficace? “Noi vogliamo affrontare ogni aspetto del processo, anche la questione delle misure cautelari. Troppo spesso si finisce in carcere prima del processo e non dopo la sentenza definitiva: vogliamo occuparci anche di quelli?”. La Lega viene accusata anche di voler limitare le intercettazioni. È falso? “Ma per piacere… io su questo argomento ho avuto veri e propri scontri con Silvio Berlusconi, ho sempre detto che le intercettazioni sono indispensabili. Non vogliamo né cancellarle e neanche negare il diritto di cronaca. Vogliamo però che si creino degli archivi riservati che chiudano una volta per tutte il mercato dell’intercettazione gossip”. E la separazione delle carriere? I Cinque Stelle sostengono che non si possa fare in sede di riforma. “Noi su questa chiediamo uno stringente impegno politico. C’è già una legge in prima commissione”. Come si evince da queste parole le distanze tra Lega e M5S sulla riforma penale sono siderali. E a dar man forte alla ministra Bongiorno non poteva mancare il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, che ha affermato che “la riforma della Giustizia è fondamentale, ma bisogna farla bene non a pezzettini”. Intervistato da Skytg24 il titolare del Viminale sul testo Bonafede ha aggiunto: “Mi aspettavo una cosa grande, non una cosina. Sul Csm serve separare il Consiglio che si occupa di giudici e quello che si occupa di accusatori. Non mi rassegno alla durata dei processi – ha poi spiegato -, con i nostri tecnici siamo certi che si possa arrivare a 4 anni tra primo grado, appello e Cassazione”. Sulla possibilità di trovare la quadra con l’alleato M5s, Salvini ha risposto: “Noi ci mettiamo la buona volontà, ma se Bonafede continua a tirare fuori Berlusconi, passato, presente e futuro… Tagliamo i tempi processi, sì, sanciamo che se un giudice sbaglia paga? Chi ritarda paga?”. Fin qui lo scontro politico al calor bianco su una questione sostanziale, che riguarda la vita quotidiana di milioni di persone, non solo giudici, avvocati ed esperti di Diritto. Non è un caso che le due maggiori organizzazioni dei giudici e dei penalisti abbiano preso posizione, anche perché sono stati spesso interpellati nella fase istruttoria della riforma.

“La separazione delle carriere non c’entra nulla con i tempi e l’efficienza dei processi” dice il presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Luca Poniz

“E’ un tema diverso ed eccentrico dal punto di vista logico giuridico, e ha a che fare con lo statuto del pubblico ministero e con la sua carriera separata da quella del giudice”, spiega.  I magistrati, sottolinea il presidente dell’ANM, sono “perfettamente in linea” con l’idea della necessità di intervenire sulla durata dei processi “ma la soluzione è complicata. Ci vuole un intervento sulla struttura del processo, la contrazione del dibattimento. Bisogna incentivare i riti alternativi, aumentare i patteggiamenti”. Inoltre, il sorteggio per l’elezione dei togati del Csm “è incostituzionale comunque lo si chiami. La Costituzione prevede l’elezione dei magistrati, sorteggio ed elezione sono tra di loro inconciliabili” ha ribadito Luca Poniz. “Se si ritiene che questo sorteggio sia equipollente a una elezione questo può valere per tutti gli organi costituzionali. Apprendiamo una strana deriva lontana dall’idea di democrazia. E’ una norma incostituzionale e profondamente sbagliata”, ribadisce Poniz. “L’ANM chiede da tempo una riforma elettorale del Csm ma questa è una cattiva riforma“.

“Non farà danni, ma è obiettivamente acqua fresca” dicono i penalisti italiani

La Giunta dell’Unione delle Camere penali, in un documento diffuso all’indomani del Cdm in cui si è registrato lo stallo sulla riforma, ripercorre l’intera genesi del provvedimento, che trae origine, sottolineano “dall’accordo tra gentiluomini” siglato con i 5 Stelle, di cui parlò il ministro Bongiorno: “varo ed approvazione di una efficace riforma dei tempi del processo penale entro novembre 2019”, altrimenti “revoca” della norma “bomba atomica” sulla prescrizione. Per questo, il Guardasigilli avviò un tavolo di consultazione aperto ad Ucpi e Anm, “i quali si accordano nell’indicare al ministro tre assolute priorità per la riduzione dei tempi: potenziamento dei riti alternativi (patteggiamento ed abbreviato), rafforzamento della funzione di filtro della udienza preliminare, depenalizzazione”, sottolineano i penalisti, affermando che Bonafede recepì “quella unitaria indicazione, lasciando fuori tutte le altre proposte sulle quali non vi era intesa tra le parti. Senonché il testo di legge delega finalmente presentato dal ministro Bonafede risulterà mutilato di due pilastri fondamentali: tutte le norme che potenziavano il patteggiamento, e l’intera parte dedicata alla depenalizzazione dei reati contravvenzionali”. Il Guardasigilli disse, continuano le Camere penali, “che lo ha preteso la Lega”. Dall’Ucpi ci fu una presa d’atto “ma così – conclude la Giunta – l’intervento riformatore perde ogni senso ed efficacia”. 

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