L’informazione sotto tiro. Caso Salvini segnale pericoloso. Scatto di libertà dei giornalisti. La Fnsi a difesa della professione. 12 settembre, giornata di lotta perché la democrazia ha bisogno del racconto di fatti e avvenimenti

L’informazione sotto tiro. Caso Salvini segnale pericoloso. Scatto di libertà dei  giornalisti. La Fnsi a difesa della professione. 12 settembre, giornata di lotta perché la democrazia ha bisogno del racconto di fatti e avvenimenti

Immaginiamo di metterci per un attimo nei panni di Salvini Matteo, vicepremier e ministro dell’Interno il quale quando viene intervistato, si fa per dire, parla sempre del “mio governo” quasi Conte fosse uno che passa per caso per Palazzo Chigi di cui invece è il legittimo inquilino. Per un attimo, ribadiamo, perché mettersi nei panni del Salvini, il capitano, è quasi un crimine, un fatto orribile. Per una volta, diciamo, comprendiamo le sue reazioni a fronte della passeggiata del figlio a bordo di un acquascooter della polizia filmata da un giornalista che ha fatto il suo mestiere e che è stato insultato dalla scorta del vicepremier che lo tutela in vacanza sulle spiagge di Milano Marittima, in uno stabilimento balneare della “gente bene”. Un  “errore da papà” ha detto, mentre ha glissato sul fatto che la sua scorta abbia tentato di strappare dalle mani del giornalista la telecamera con la quale filmava l’evento pubblicato da Repubblica, così come ha glissato sulle minacce rivolte a Valerio Lo Muzio, il reporter di Repubblica. Ma il Salvini non si  è fermato allo “errore di papà”, cosa che hanno fatto taluni giornalisti sempre benevoli nei confronti del ministro. Uno di costoro in televisione ha detto “smettiamola lì, con tanti problemi che abbiamo, sapete  a quanti genitori farebbe piacere vedere il loro figlio farsi un giro a bordo di una motobarca della polizia?”. Malgrado taluni media servizievoli abbiano accolto l’invito a lasciar perdere, il giornalista di Repubblica cogliendo l’occasione di una conferenza stampa del Salvini ha avuto l’ardire di porgli una domanda sul perché lo abbia insultato in una dichiarazione in cui aveva affermato: “Vada a riprendere i bambini in spiaggia, visto che le piace tanto”. Lo Muzio, giustamente, ha fatto presente che con quella dichiarazione lo accusava di essere un “pedofilo”. E non ha mollatola presa mentre un parte dei “colleghi”, si fa per dire, protestava perché Lo Muzio disturbava la conferenza del Salvini.

Il ministro dell’Interno non ammette che i giornalisti gli facciano domande

Perché diciamo di comprendere l’ira del Salvini? Perché è abituato a non essere mai contraddetto quando parla con i giornalisti. Le interviste che compaiono sui quotidiani, salvo eccezioni, sono quasi tutte concordate. Gli addetti stampa ti chiedono di mandare la domande e arriveranno le risposte scritte.  Se le interviste sono improvvisate, microfoni e telecamere in azione, dal gruppetto dei giornalisti che seguono i big del governo difficilmente ascolterete una domanda. Gli intervistati, si fa per dire, parlano a ruota libera. Si arriva addirittura a giornalisti che mentre arrivano le risposte assentono con rapidi movimenti della testa.  Ecco perché il Salvini è rimasto spiazzato ed ha aggredito, verbalmente, il reporter che ha osato contrastarlo, denunciando  la “passeggiata”. Non parliamo del rapporto, malefico, col potere che si è instaurato fra le televisioni e anche la radio, quelle pubbliche, la Rai, in particolare, ma non disdegnano in questo senso neppure Sky, La7, altre reti che nei talk show, nelle interviste televisive, di fatto, aboliscono domande che possono mettere in  imbarazzo l’ospite in studio. Ci sono giornalisti “ospiti” vita natural durante dei tg, nelle rubriche. Si sa già cosa diranno, quali domande proporranno. Insomma, l’informazione farlocca. Ci viene a mente questo squallido panorama quando ascoltiamo i risultati dei sondaggi. Intanto sarebbe utile che venisse sempre detto quanti sono gli interpellati che hanno risposto. In genere, per quanto ne sappiamo, non più del 60% degli interpellati risponde. Quindi le percentuali  addebitate a partiti riguardano il 60% degli elettori. Se per esempio si afferma che il 38% degli interpellati ha espresso il voto per la Lega, si deve tenere conto che si tratta di chi si presenterà alle urne, appunto circa il 60%.

La sortita del ministro dell’Interno non è un fatto isolato

Considerazione finale. La sortita di Salvini Matteo, l’attacco al giornalista, non è un fatto isolato.  L’informazione, quella vera, pluralista, libera, è sotto attacco, forse come non mai nella storia del nostro paese da parte delle forze che esercitano il potere. Un controllo che colpisce uno degli strumenti fondamentali per il funzionamento della democrazia, determinante per la libera espressione del voto. Il cittadino forma la sua valutazione politica sulla base della conoscenza che i media devono fornire. Allo stato, sia la carta stampata, sempre più in crisi, con i lettori in fase decrescente, sia la televisione e la radio, a partire da quelle pubbliche, sono esemplari della parzialità con cui raccontano fatti, avvenimenti. A rendere ancora più grave la situazione c’è l’intervento diretto con i social, strumenti che, in genere, invece di informare sempre più deformano la realtà degli avvenimenti, le notizie false vengono diffuse a centinaia di migliaia di cittadini. C’è chi paga “specialisti” di questi media che ogni giorno svolgono un’opera di disinformazione.

I giornalisti chiamati a tutelare la completezza dell’informazione

È in questo quadro che si pone un problema di fondo che riguarda in primo luogo gli operatori dell’informazione, i giornalisti, le loro organizzazioni sindacali che sono chiamate a tutelare non solo chi opera in questo settore, ma più in generale la completezza e la correttezza dell’informazione. C’è insieme da tutelare il diritto dei giornalisti ad informare e quello dei cittadini ad essere informati. La reazione che c’è stata rispetto all’episodio che ha visto per protagonista Salvini, con Repubblica in testa, è importante. Ma  non basta. Alla federazione della Stampa che ha preso posizione con gli interventi del segretario generale Raffele Lorusso e del presidente Giuseppe Giulietti che hanno espresso solidarietà al giornalista di Repubblica ci permettiamo di rivolgere un invito pressante perché la battaglia per la libertà dell’informazione torni a vivere nelle redazioni dei media. Perché dal basso prenda le mosse un movimento che coinvolga forze politiche, sindacati, associazioni, le forze intermedie, un movimento proponga ed organizzi iniziative in tutto il Paese. La libertà dell’informazione è un bene da tutelare, difendere, valorizzare.

Gli “stati generali dell’informazione”. Una beffa del governo

Il governo ha pensato di  cavarsela organizzando un “tavolo tecnico” sulla crisi occupazionale del settore e sulla previdenza. Un tavolo tecnico che fa parte dei cosiddetti “stati generali dell’informazione” che fanno capo al sottosegretario Claudio Durigon. Una beffa a parer nostro. La Fnsi con Lorusso e Giulietti hanno presentatole loro proposte per rilanciare il settore, contrastare il precariato e valorizzare il lavoro regolare. Problemi importanti sui quali la Fnsi organizzerà una iniziativa il 12 settembre a Roma. Durigon ha annunciato che parteciperà. Il sindacato dei giornalisti ha  ribadito  la propria indisponibilità – in presenza delle gravi pregiudiziali contro il lavoro, la professione e gli organismi della categoria – a partecipare alla fase finale dei cosiddetti Stati generali dell’editoria annunciati dal sottosegretario Vito Crimi per il mese di ottobre a Torino. In questa situazione, la Fnsi promuoverà nel capoluogo piemontese una propria iniziativa di protesta nella stessa giornata degli Stati generali. Ci permettiamo di rivolgere un invito ai dirigenti della Fnsi impegnati nel rilancio del settore editoriale, carta stampata, radio e televisione, nuovi media  perché il 12 settembre diventi un giornata di mobilitazione chiamando i comitati di redazione, tutte le strutture sindacali del settore, a promuovere iniziative di base, contattando forze politiche, sindacati, aprendo una grande battaglia per l’informazione e la democrazia. Due “cose” che vanno di pari passo e di cui il Paese ha bisogno. Con buona pace di Salvini Matteo.

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