La morte di Felice Gimondi, “il ciclista più tenace, volenteroso e determinato” nel ricordo di Claudio Ferretti raccolto da Barbara Scaramucci

La morte di Felice Gimondi, “il ciclista più tenace, volenteroso e determinato” nel ricordo di Claudio Ferretti raccolto da Barbara Scaramucci

“Gimondi è stato il ciclista più tenace, volenteroso e determinato di tutti”. Parole di Claudio Ferretti, uno dei grandi radiotelecronisti di ciclismo della Rai, figlio di quel Mario Ferretti che coniò la mitica frase ‘c’è un uomo solo al comando riferita a Fausto Coppi.

Ferretti ricorda Gimondi ancora dilettante e già vincitore del tour de l’Avenir nel 1964 e ha impressa l’immagine di un giovanissimo silenzioso, molto chiuso, ma determinato ad essere sempre il primo, il vincitore, mai un attimo di tregua, con una classe di pedalata innata e la possibilità di essere un grande scalatore ma anche un eccellente corridore a cronometro. Claudio sottolinea che Gimondi riuscì a vincere qualsiasi corsa pur avendo incontrato sul suo cammino quello che, insieme a Fausto Coppi, è ritenuto il più grande ciclista di tutti i tempi: Eddy Merckx. “Nel 1973 ai campionati del mondo sbagliai clamorosamente le previsioni”, ricorda . “Erano in testa in quattro, Gimondi, Merckx, Ocagna e Mertens, io davo vincitore senza ombra di dubbio Merckx, e invece Gimondi vinse incredibilmente con uno scatto davanti al traguardo che anche a rivederlo oggi sembra impossibile”.

I giornalisti sportivi del tempo, ovviamente, avevano grande facilità nel frequentare i corridori, il ciclismo di Gimondi era ancora quello epico che aveva caratterizzato il dopoguerra, quei corridori lì sono stati l’ultima mandata di uno sport che poi sarebbe profondamente cambiato da molteplici punti di vista. Gimondi era una persona gentile, ma molto solitario, amico dei compagni – e incredibilmente soprattutto di Merckx – ma riservatissimo e mai spocchioso. Quando sembrava alla fine della carriera, che allora per un atleta era ben più breve di oggi – vinse il giro d’Italia a 33 anni e anche quella volta Ferretti ricorda che sbagliò il pronostico: “Gimondi era così indomabile e così forte di testa e di volontà oltre che di gambe che ribaltò spessissimo le previsioni”. Un atleta di altri tempi, nato povero, rimasto semplice, legato alla sua terra e deciso a diventare un grande: era spiritoso e sapeva sorridere, ma la concentrazione quando era in gara prevaleva su tutto e la sua riservatezza era una scelta necessaria per esaltare la sua voglia di vincere.

Da articolo21.org

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