Il giornalismo dei “virgolettati”, disinformatija a briglia sciolta. Crisi politica e formazione del nuovo governo viste dal buco della serratura. Se ne dicono di cotte e di crude

Il giornalismo dei “virgolettati”, disinformatija a briglia sciolta. Crisi politica e formazione del nuovo governo viste dal buco della serratura. Se ne dicono di cotte e di crude

Proviamo una forte invidia per quei colleghi che non solo guardano dal buco della serratura ma anche sono capaci di dar conto di colloqui fra persone cui non assistono e, solo se vengono ripresi da qualche registratore nascosto possono essere riferiti con la certezza che si tratti di parole, frasi, pronunciate in tutta riservatezza. Ormai il giornalismo italiano, in particolare quello politico, vive di “virgolettati”, prende per buono tutto quello che circola sui social senza alcuna possibilità di verifica. In questi giorni questo nuovo genere di giornalismo impazza in particolare sui grandi quotidiani, carta stampata e on line. Ne esce una informazione sporcata. Il che è grave perché di fronte a problemi di grande importanza, leggi la crisi politica, le trattative per dar vita ad un nuovo governo, il cittadino non ha altro modo di conoscere quello che sta avvenendo. Questo per quanto riguarda la carta stampata. Siamo al trionfo della disinformatija che si accoppia a sondaggi fasulli relativi alle forze politiche che cambiano di giorno in giorno, di ora in ora. Se poi  prendiamo le televisioni il panorama diventa ancor più desolante. La mediazione giornalistica scompare, lo schermo viene affidato completamente a questo o quel dirigente politico, Salvini in particolare. Scompare la mediazione giornalistica ed appare direttamente il faccione di Salvini che ancora gioca a fare il ministro. Dal suo sito entra direttamente  in trasmissione, Rai in particolare. Altra tecnica, si fa per dire, molto in uso. In particolare Repubblica e Huffington Post, in questi ultimi giorni, sono impegnati in una campagna finalizzata a render conto che nella “base”, si fa per dire, dei pentastellati non c’è accordo sul possibile governo fra M5S, Pd e altre forze del centro sinistra. Si riportano  i pareri, ovviamente anonimi, non si sa bene di chi, in grande quantità. Poi si riportano, in piccola quantità, i pareri di chi è favorevole ad un governo giallorosso. E tutto viene visto come un sondaggio che, ovviamente, non ha alcun valore scientifico.

Il faccia a faccia fra Di Maio e Zingaretti nei minimi particolari

Torniamo così ai virgolettati, una nuova specialità giornalistica che richiede impegno, capacità, tanta fantasia a differenza dei “pareri” che vai a cercare sui siti. Noi, ripetiamo, invidiamo questi colleghi che danno informazioni che definiscono di prima mano. Gli “scoop” in gergo giornalistico. Noi non ne siamo capaci. Leggiamo un resoconto  di un importante incontro fra Di Maio e Zingaretti. Casa di Vincenzo Spadafora, autorevole esponente dei Cinquestelle, Castel Sant’Angelo. Il cronista racconta che “Il padrone di casa se ne va, dopo i convenevoli, per favorire il faccia a faccia”. Quindi nessuno era presente, neppure il nostro cronista. Ma sempre questo cronista racconta che “Alla fine, il primo incontro tra i due leader rivela quale sia il problema. Prima ancora del taglio dei parlamentari, su cui alla fine un arzigogolo si trova. Perché, a quattr’occhi, Di Maio usa toni assai meno ultimativi rispetto agli spin di giornata, affidati alle agenzie: o così, o salta tutto. Alla fine, nel ragionamento a due, si conviene che è possibile giocare con il calendario, intavolando una discussione sui regolamenti parlamentari e sulla legge elettorale in modo da rendere potabile per il Pd la riforma su cui ha già votato contro. Parliamoci chiaro, questa roba è il grimaldello per giustificare – dal punto di vista dei Cinquestelle – l’alleanza col Pd (facendola digerire al popolo pentastellato) o per giustificare la rottura e cambiare schema (per la serie: non l’hanno voluta votare così, ma ci hanno messo tutta una serie di paletti)”.

La telefonata del segretario del Pd a Renzi Matteo 

Il  nostro cronista non si ferma qui. Ci racconta che “alla fine dell’incontro, Zingaretti per correttezza ha chiamato Renzi: ‘Ti volevo informare che, secondo il mandato della Direzione, ho comunicato a Di Maio che il Pd considera il no a Conte irrinunciabile per intavolare il confronto sul nuovo Governo’. Il senatore di Rignano che ieri ha fatto trapelare ai giornali l’opposto, ha risposto: ‘Hai fatto bene, condivido questa posizione’. Questo è il succo. Poi è chiaro che, come accade in queste conversazioni, i due si sono annusati, studiati. Uno ha capito che i gruppi dei CinqueStelle spingono per l’accordo col Pd, l’altro che Renzi controlla ancora i gruppi al Senato. Ed è un problema per Di Maio, non di poco conto. Per la serie, “tu sai cosa penso di quello là”. Questo è il succo, dicevamo. Alla fine, la sintesi sono le parole che Zingaretti ha comunicato ai più stretti collaboratori  che lo hanno chiamato: “Guardate, ora dipende solo da loro. Noi ci siamo e teniamo aperto il Nazareno anche nel week end per lavorare sul programma”. Torniamo a casa Spadafora. I due bevono un aperitivo, clima cordiale,ci mancherebbe che si fossero presi a ceffoni. Il cronista ci fa sapere che Zingaretti dice a Di Maio: “Guarda, nessun problema personale con Conte. Però il punto è politico”. Ed è sul punto politico che si inceppa la trattativa: “Per me, per il Partito democratico, occorre un Governo di svolta rispetto a questi quattordici mesi. Sono disponibile al confronto, l’ho detto pubblicamente, ma sulla base di una discontinuità. Di agenda e del nome per palazzo Chigi”. E qui cade lo scoop del cronista  perché la posizione del Pd, così come dice Zingaretti, è comparsa su tutti i media.

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