Davvero il governo si spaccherà sulla Tav? M5S e Lega voteranno in modo diverso al Senato, ma gli interessi prevarranno e non ci sarà crisi. Il Pd annuncia un autunno caldo

Davvero il governo si spaccherà sulla Tav? M5S e Lega voteranno in modo diverso al Senato, ma gli interessi prevarranno e non ci sarà crisi. Il Pd annuncia un autunno caldo

C’è molta politica, un po’ di tattica e una dose di regolamenti parlamentari. Alla vigilia del voto sulle sei mozioni sulla Tav in Senato, i gruppi decidono la loro strategia. Il primo documento ad essere votato sarà quello del M5s, che oltre ai suoi 107 voti potrà contare anche su quelli di Leu. Tutti gli altri partiti pro Tav, a cominciare dalla Lega, e poi Fi, Fdi e Pd, mantengono la posizione ufficiale: votare contro il testo penstastellato. Eppure, non si esclude un piano B: uscire tutti dall’aula e far mancare il numero legale. Da regolamento, quando accade, si sospende la seduta per venti minuti e ci si riaggiorna: dopo quattro tentativi se il numero dei presenti non dovesse essere sufficiente, si “apprezzano le circostanze” e si rinvia il tutto. Non necessariamente si dovrebbe arrivare a questo punto: succedesse anche una sola volta – è il ragionamento – le difficoltà della maggioranza sarebbero comunque evidenti. E’ uno scenario che difficilmente si realizzerà, anche perché dovrebbe vedere tutti i partiti a favore dell’opera comportarsi come un sol uomo. Eppure se ne parla.

Cosa accadrebbe, per esempio, se la Lega dovesse lasciare l’Aula per non votare palesemente contro il socio di governo?

“La nostra posizione è votare contro, ma ci lasciamo un margine di decisione al momento a seconda di ciò che succede”, spiega il capogruppo dem Andrea Marcucci. Il fatto è che sia all’interno di Forza Italia che dei dem non c’è unanimità. Calenda è tornato a fare pressione sui colleghi di partito: “Il Pd e le altre opposizioni dovrebbero restare fuori dal braccio di ferro Lega-M5s sulla Tav, la mozione dei 5 stelle se la dovrebbero ‘vedere tra di loro'”, è la sua esortazione. Ma “l’incidente” significherebbe una crisi di governo e nuove elezioni e per i renziani vorrebbe dire, con ogni probabilità, perdere la maggioranza nei gruppi parlamentari. Contro la proposta di Carlo Calenda di lasciare Lega e M5s soli a votare la mozione M5s, si scaglia Luciano Nobili, deputato, appunto, di area renziana del Pd. “Ancora pensiamo di dividere Lega e M5S? In nome di questa follia abbiamo rinunciato a presentare la mozione di sfiducia a Salvini. Adesso dovremmo rinunciare a sostenere la TAV in Parlamento per la mozione burletta di Di Maio? Prossima mossa: richiamiamo Tafazzi in servizio?”, dice Nobili in risposta al parlamentare europeo. In Forza Italia pesano i distinguo degli uomini vicini al governatore Giovanni Toti. In serata si terrà una riunione del gruppo per tenere conto delle posizioni di tutti. La capogruppo, Annamaria Bernini, ci tiene a sottolineare che il partito darà un messaggio chiaro. “Noi siamo convintamente a favore della Tav ed è questo quello che emergerà domani”.

E dalla base piemontese dei 5Stelle arriva un monito: se la Lega vota sì alla Tav si faccia la crisi di governo (ma non ci crede nessuno da quelle parti)

Se la Lega non voterà come il Movimento 5 Stelle sulla Tav, si faccia cadere il governo. E’ la richiesta di Francesca Frediani, consigliera regionale piemontese del Movimento, valsusina e No Tav della prima ora. “Dopo lo sciagurato voto sull’orribile Decreto Sicurezza, domani si voteranno questi (inutili) atti sul Tav – scrive l’esponente pentastellata su Facebook -. Da valsusina, da No Tav, chiedo ai nostri portavoce di risparmiarci epici interventi in aula, magari con bandiere e foulard tirati fuori al momento opportuno. Ve lo chiedo per rispetto verso tutti coloro (me inclusa) che si aspettavano azioni decise per tentare di fermare l’opera. Non se n’è fatta nemmeno una. Vi chiedo invece di essere pronti a far cadere il Governo – sottolinea – se la Lega non dovesse votare come il M5S. E’ l’unica speranza di conservare almeno la nostra dignità e di poter lasciare a tutti noi una speranza di ripartire recuperando i nostri principi”. Che faranno i senatori del M5S? Daranno retta a questa richiesta che giunge direttamente dalla Val di Susa? Crediamo francamente di no. I parlamentari 5Stelle non voglioni andare ora al voto, ma tra qualche mese, quando sarà decisivo l’incrocio tra nuova legge elettorale e taglio dei parlamentari. Un capolavoro tattico che porterà la Lega e Salvini a Palazzo Chigi.

Sia per gli azzurri che per i dem, dunque, votare contro la proposta stellata è anche un segno di chiarezza e compttezza. Oltre alla mozione del M5s, l’unica no Tav è quella di Leu. Le altre quattro sono di Pd, Fi, Fdi e +Europa. L’unico partito a non averla presentata è la Lega. “Voteremo qualunque mozione sostenga il futuro, la crescita, la mobilità sostenibile e mi stupisce che nel 2019 non si voglia andare avanti ma tornare indietro”, dice Salvini. Il Carroccio dovrebbe dunque votare contro la mozione 5stelle, mentre per quanto riguarda il documento del Pd si dovrebbe precedere per parti separate, in modo che la Lega possa approvare il dispositivo e non le premesse anti-governo.

Il Pd sfida Conte su Tav e Zingaretti prepara autunno caldo 

Intanto, in attesa di quanto accadrà sulla Tav, Nicola Zingaretti chiama alla mobilitazione generale contro il governo. Il segretario dem, dopo l’approvazione del decreto Sicurezza Bis da parte del Senato, decide di portare l’opposizione, dai palazzi, nel Paese: “Stanno distruggendo l’Italia e l’Italia non può permetterlo”, è la premessa seguita da una serie di considerazioni: “Il governo è diviso e in affanno, senza una politica economica e l’Italia è stata trascinata in una deriva che rende molto difficile qualsiasi politica di sviluppo. I due partiti di maggioranza continuano a raccontare frottole agli italiani con l’unico obiettivo del consenso, ma a settembre i conti devono tornare. E senza sviluppo le scelte: o tagli ai servizi, o condoni, o deficit o nulla. Immobilismo e litigi con Salvini dominus assoluto e padrone di una maggioranza garantita soprattutto dai parlamentari Cinque Stelle. Siamo alla paralisi, all’invocazione emotiva del ‘capo’ che ti protegge mentre ti sta portando nel baratro”. Insomma, non si può perdere più tempo e bisogna approfittare della fase di debolezza che è sotto gli occhi di tutti: “Costruiamo mobilitazioni in tutto il Paese fino ad arrivare a una grande manifestazione nazionale”.

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