Corinaldo. Arrestati 6 giovani, presunti autori del furto con spray al peperoncino, che provocò la morte di 5 ragazzi e una mamma

Corinaldo. Arrestati 6 giovani, presunti autori del furto con spray al peperoncino, che provocò la morte di 5 ragazzi e una mamma

E’ arrivata una svolta sulla strage della discoteca Lanterna Azzurra di Corinaldo in cui tra il 7 e l’8 dicembre 2018 morirono 6 persone, 5 ragazzi e una mamma, nella calca scatenata dal panico.  Nella circostanza avevano perso la vita Asia Nasoni, Emma Fabini, Benedetta Vitali, Daniele Pongetti, Mattia Orlandi (tutti minorenni) ed Eleonora Girolimi, a causa di una sindrome asfittica acuta insorta a seguito dell’immobilizzazione del torace dovuta alla compressione reciproca dei corpi che progressivamente si erano ammassati gli uni sugli altri. Altre 197 persone erano rimaste ferite e, tra queste, sette erano state trasportate in ospedale in gravi condizioni e ricoverate in prognosi riservata. Altri feriti avevano ricevuto cure dai pronto soccorso per altre tipologie di traumi contusivi, stati di intossicazione e irritazione delle mucose per inalazione di sostanza irritanti (accusati anche a giorni di distanza), nonche’ stati di ansia, stress emotivo, paure e attacchi di panico.

I carabinieri di Ancona hanno arrestato 7 persone

In carcere, accusati di omicidio preterintenzionale e lesioni, furti e rapine, sono finiti sei ragazzi tra i 19 e i 22 anni, residenti nel modenese: farebbero parte di una banda dedita alle rapine in discoteca spruzzando spray al peperoncino, per stordire la vittima e rubare bracciali, collanine, monili di valore. Erano collegati a un ricettatore che è fra i 7 arrestati. I 6 ragazzi, accusati anche di omicidio preterintenzionale, sarebbero responsabili di molteplici furti e “agivano con stabilità”. I giovani, è stato spiegato nella conferenza stampa dal procuratore di Ancona Monica Garulli, erano in contatto con il ricettatore, arrestato con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata al furto. La sera di Corinaldo, località dell’anconetano, avrebbero commesso 5 rapine.La banda in maniera sistematica commetteva furti sfruttando le situazioni di assembramento ed eventi musicali. E in altre occasioni, oltre che a Corinaldo, hanno usato spray urticante, come arma impropria, per la attività predatoria: o per rendere più facile la sottrazione o facilitare la fuga dopo la sottrazione.Gli inquirenti sono arrivati a loro grazie all’intercettazione di celle telefoniche e alla comparazione di tracce biologiche ritrovate sulla bomboletta spray. La banda, dopo i fatti tragici di Corinaldo, dove quella sera si doveva tenere un concerto di Sfera Ebbasta, non si è fermata, continuando a rubare con altre tecniche, in altri locali e discoteche. Sono sei ragazzi modenesi giovanissimi, come si legge nell’ordinanza di misure cautelare gli arrestati per la strage di Corinaldo. Si tratta di Ugo Di Puorto, 19 anni di San Prospero (Modena), Andrea Cavallari, 20 anni di Bomporto (Modena), Moez Akari, 22 anni residente a Castelnuovo Ranone (Modena), Raffaele Mormone, 19 anni di San Cesario sul Panaro (Modena), Badr Amouiyah, 19 anni residente a San Prospero (Modena) e Sohuibab Haddada, 21 anni residente a di Bomporto (Modena). Agli arresti, accusato di associazione anche Andrea Balugani, 65 anni di Castelfranco Emilia.

L’indagine è partita dal lavoro dal Reparto investigazioni scientifiche (Ris) dei carabinieri di Roma

I militari hanno agito su due fronti paralleli. In primo luogo hanno effettuato la mappatura chimica delle tipologie di capsicina, il principio attivo del peperoncino, risalendo così al principio contenuto nelle bombolette di spray urticante commercializzate ‘Diva’: una bomboletta della stessa marca, con le tracce di Dna degli arrestati, è stata ritrovata all’interno discoteca, in prossimità dell’uscita di emergenza. Gli uomini del Ris hanno anche mappato l’interno del locale individuando tutti i punti dove era stata spruzzata la sostanza. Non solo. Il lavoro dei carabinieri del Ris di Roma è stato decisivo per attribuire le tracce di Dna trovate sull’ugello della bomboletta agli arrestati. Come? I militari, con una procedura d’urgenza, hanno confrontato le tracce di Dna trovate sulla bomboletta ai profili genetici presenti nella banca dati del carcere romano di Rebibbia. Il Dna di alcuni protagonisti della rapina era già stato prelevato in virtù di reati precedenti, ma non era stato ancora sviluppato. La procedura d’urgenza ha consentito di ultimare velocemente la verifica e incastrare i giovani. Attraverso il monitoraggio, ”del Gps dell’assicurazione, delle celle telefoniche e il telepass dell’autostrada sono stati ricostruiti i movimenti di quella serata. I passaggi sono molto ben descritti: come sono arrivati nel locale e che tipo di contatti ci sono stati tra loro”. E’ quanto rileva Monica Garulli, il procuratore della Repubblica di Ancona, spiegando i dettagli delle indagini. Gli arrestati, “ottenevano 15mila euro al mese come guadagno medio per rapine e furti – conferma Garulli – che spendevano nell’acquisto di beni di lusso, vacanze, sostanze stupefacenti”.

Il papà di una vittima: la banda dello spray sconcerta, ma non cerchiamo vendette

“Non cerco vendetta, non voglio colpevoli a tutti i costi. Chiedo solo giustizia. Io e mia moglie Maria Paola siamo sereni, anche se ci hanno tolto la gioia di vivere e abbiamo perso il nostro unico figlio, la persona più cara che avevamo”. Giuseppe Orlandi piange mentre ricorda il figlio Mattia, il 15enne di Frontone (Pesaro Urbino), morto con altre cinque persone nella calca della discoteca Lanterna Azzurra di Corinaldo. Davvero non c’è sete di vendetta, nelle sue parole, ma quasi incredulità: trova inaccettabile che a provocare la morte del figlio abbiano contribuito giovani di poco più grandi. “Sono sconcertato. Il rammarico più grande è che alcuni giovani, invece di sviluppare le proprie capacità, pensino a questi espedienti indegni. E invece bisogna alzarsi la mattina e rimboccarsi le maniche, donare il meglio di se stessi per raggiungere dei traguardi”, dice. E comunque, “prima di condannare questi ragazzi che hanno fatto un gesto incomprensibile, bisogna ricordarsi di chi aveva in mano la possibilità di non far succedere questa tragedia. Il quadro accusatorio parla chiaro: se quel locale fosse stato chiuso, lo spray non sarebbe stato spruzzato e nessuno sarebbe morto. Se quel posto fosse stato valutato in maniera onesta, non poteva essere trasformato in una discoteca: era un deposito agricolo”. La speranza di papà Giuseppe è che la morte del figlio non sia vana. “Mi auguro che non accada mai più quello che è successo. Chi ha il compito di tutelare i giovani deve assumersi le proprie responsabilità. E invece a Corinaldo chi doveva vigilare non lo ha fatto”. Giuseppe Orlandi ripete più volte di voler “ringraziare gli inquirenti, le forze dell’ordine, i carabinieri, il procuratore. Io e mia moglie abbiamo fiducia nella giustizia”. E mentre lo ripete, non riesce a fermare le lacrime.

Share