Conte nella bufera. Di Maio contro il Pd. Zingaretti: basta ultimatum. Si aggrava la crisi economica, lo spread risale e Piazza Affari crolla

Conte nella bufera. Di Maio contro il Pd. Zingaretti: basta ultimatum. Si aggrava la crisi economica, lo spread risale e Piazza Affari crolla

Improvvisamente torna di nuovo in salita la strada che dovrebbe portare il presidente incaricato Giuseppe Conte a sciogliere la riserva e a formare un nuovo governo M5S-Pd. Dovrebbe, “con il condizionale”, come ha detto oggi Luigi Di Maio dopo le consultazioni con lo stesso Conte, perché “o siamo d’accordo a realizzare i nostri punti o non si va avanti. Non è nei nostri valori andare al governo solo per vivacchiare: abbiamo presentato alcuni punti al presidente che riteniamo imprescindibili. Se verranno accolti bene, altrimenti meglio andare al voto e, aggiungo, anche subito”. Parole dure, che gelano in un certo senso un’atmosfera che si era fatta rilassata, anche dopo l’uscita dall’incontro alla Camera con Giuseppe Conte del segretario Pd Nicola Zingaretti che non aveva fatto trapelare particolari emergenze.

Con le dichiarazioni di Di Maio, Piazza Affari crolla e lo spread risale. E in mattinata l’Istat conferma la decrescita (-0,1) e l’aumento dei disoccupati

Nel lungo pomeriggio, apertosi con le dichiarazioni choc di Di Maio, Piazza Affari ha avvertito la scossa sismica di non lieve entità nei palazzi della politica. Infatti, chiusura in calo a sorpresa per la Borsa di Milano, tra scambi insoliti per il mese di agosto, per 2,1 miliardi di euro di controvalore. L’indice ha perso lo 0,35% dopo una clamorosa inversione di rotta a seguito delle parole del capo del M5s Luigi di Maio, secondo il quale “se entreranno i nostri punti nel programma di governo si potrà partire, altrimenti meglio il voto”. Immediata la reazione dello spread, salito sopra i 174 punti per chiudere a 170, che ha affondato Banco Bpm (-3,35%) ed Mps (-4,86%), nel giorno in cui anche l’Istat conferma la variazione nulla del Pil tra aprile e giugno e la “prosecuzione della fase di sostanziale ristagno dell’attività economica iniziata nel secondo trimestre 2018”. Anzi, l’istituto ritocca leggermente al ribasso il dato su base annua, passando da una variazione nulla a una flessione dello 0,1%. “Alla stagnazione dell’attività – spiega l’istituto statistico – ha corrisposto una battuta d’arresto della dinamica congiunturale dell’input di lavoro: le ore lavorate sono diminuite dello 0,1%”. Se l’economia non accelererà, l’intero 2019 potrebbe essere a crescita zero. Stavolta poi le notizie che arrivano dal fronte lavoro non confortano. A luglio secondo le rilevazioni dell’Istituto di statistica si sono persi 18 mila posti. Un calo dovuto al venire meno di contratti stabili (-44 mila) solo in parte compensati dalla ripresa degli occupati autonomi (+29 mila). Ecco che la disoccupazione risale, seppure solo di un decimo, attestandosi al 9,9%.

Nelle dichiarazioni, Di Maio ripercorre gli ormai famosi “10 punti” del programma del Movimento 5 Stelle, e ci aggiunge anche un veto ben preciso, “l’assoluta contrarietà a ogni tipo di patrimoniale: non se ne è parlato – ammette – ma è meglio essere chiari, le tasse devono essere abbassate a tutti. Questo dovrà essere un governo pro-impresa, serve un chiaro tagli delle tasse, l’aumento dell’Iva va bloccato e vanni approvati gli aiuti alle famiglie per il sostegno alle nuove nascite”. Poi va allo scontro sottolineando ancora una volta che “una delle nostre priorità è il taglio ai parlamentari” sul quale il Pd va molto cauto, perché vorrebbe legato a una serie di contrappesi: “qualcuno ha creduto di mandarlo in fumo con la crisi di governo, ma mancano due ore di lavoro, va approvato alla prima ripresa dei lavori”. E poi c’è il capitolo immigrazione che, spiega Di Maio, “crediamo sia serio e che vada affrontato con grandi competenze e puntando su una revisione totale del regolamento di Dublino. M5s è stato determinante nell’elezione della nuova presidenza della Commissione, e faremo valere i nostri voti chiedendo immediatamente di aprire una procedura di emergenza per la redistribuzione dei migranti nei paesi europei. Siamo stati lasciati soli in questi anni e abbiamo fatto da soli, ora occorre che se ne faccia carico l’Europa. E’ per questo che non si può parlare di revisione dei decreti sicurezza, si possono certamente tenere in considerazione i rilievi del colle ma senza cambiarne la ratio”. Decreti sicurezza di cui poco prima aveva parlato, al termine di un lunghissimo incontro con Conte (decisamente più breve invece quello Conte-Di Maio), appunto Zingaretti: “Servono vere politiche per la sicurezza urbana, sulla quale c’è stata vera propaganda in questi mesi: bisogna investire sui presidi nei quartieri, riaprire la stagione del piano per le periferie come centri di aggregazione. Abbiamo proposto a Conte che si proceda almeno al recepimento delle osservazioni pervenute dal presidente della Repubblica sui decreti sicurezza”. Zingaretti aveva ribadito in precedenza che i dati dell’Istat, che oggi segnalano l’Italia in stagnazione, “confermano purtroppo la necessità di una svolta e di nuova stagione politica”.

Nel Pd sale la tensione, e a Largo del Nazareno l’amarezza è palpabile sul volto e nelle parole di molti dirigenti del partito, colti decisamente di sorpresa, non solo dalla durezza dei toni di Di Maio, ma anche da quelli che sono sembrati veri e propri diktat. L’atteggiamento di Luigi Di Maio è “incomprensibile, un gioco dell’oca, si torna indietro a prima dell’inizio dei nostri confronti, temo non abbia letto i documenti scritti insieme ai capigruppo del M5S” ha detto infatti Paola De Micheli, vicesegretaria nazionale al Tg2. “Alla tattica, in questa fase, non ci credo, ora si può solo parlare dell’Italia. Se si vuole fare un governo si fa, ma in questo momento dobbiamo pensare a come dare risposte agli italiani, il tempo della tattica mi sembrava abbondantemente esaurito qualche giorno fa”, ha aggiunto la vicesegretaria del Pd. “Se Di Maio vuole tornare al voto, lo dica chiaramente”, aveva tuonato il vicesegretario Andrea Orlando su Twitter. “Questa manfrina di minacce e ultimatum è inspiegabile. Conte chiuda la lista nel weekend e si presenti ai mercati lunedì mattina con un governo di qualità già fatto. Che cosa aspetta ancora?”, rincara Bonifazi.  E se in una nota il M5s fa sapere che il problema non sono le poltrone, fra i dem si invita a guardare proprio in casa del Movimento: “Il nervosismo di Di Maio è legato alla paura di perdere il controllo del suo partito”, è la lettura che viene data. Un timore alimentato anche dal fatto che, ormai da giorni, il segretario Zingaretti ha rinunciato a trattare direttamente con l’omologo pentastellato preferendo guardare direttamente a Conte. Anche i toni usati per i decreti sicurezza non sono stati graditi da alcuni settori Dem, in primis a Matteo Orfini, che è tornato a reclamare con forza l’abrogazione totale dei provvedimenti, in luogo di semplici modifiche.

In serata il botta e risposta tra Zingaretti e Di Maio

“Patti chiari, amicizia lunga. Stiamo lavorando con serietà per dare un nuovo governo all’Italia, per una svolta europeista, sociale e verde. Ma basta con gli ultimatum inaccettabili o non si va da nessuna parte” scrive in serata il leader del Pd Nicola Zingaretti su Twitter. “Qui non è questione di ultimatum, qui il punto è che siamo stanchi di sentir parlare tutti i giorni in ogni trasmissione di poltrone e totoministri. L’ho detto e lo ripeto: contano i programmi, le soluzioni, le idee” ha dichiarato il capo politico del M5S, Luigi Di Maio, in una nota, in replica a Zingaretti. “Il M5S – ha aggiunto – non svende i suoi principi e i suoi valori su ambiente, lavoro, imprese, famiglie. Qui serve concretezza. Poche chiacchiere e basta slogan. Bisogna lavorare per gli italiani e bisogna farlo in fretta. Noi abbiamo 20 punti. E vogliamo che entrino nel programma di Governo”.

Gli altri incontri di Conte, della mattinata. La spaccatura frontale di Berlusconi con Salvini e Meloni

In mattinata erano invece saliti i partiti del centrodestra, che hanno marcato anche in questa occasione significative differenze. Intanto nelle delegazioni: FdI e Lega senza i leader Giorgia Meloni e Matteo Salvini, Forza Italia ai massimi livelli con Silvio Berlusconi tornato appositamente da Milano. Gli esponenti di FdI hanno ribadito la volontà di manifestare in piazza il giorno della eventuale fiducia al governo: “Utilizzeremo tutti gli strumenti che la Costituzione ci consente per fare opposizione, in Parlamento ma anche nella piazza, perchè mobilitare le persone è un strumento di democrazia cui non intendiamo rinunciare”, ha detto il capogruppo in Senato Luca Cipriani. Per la Lega, si sono recati da Conte i sottosegretari Lucia Borgonzoni e Claudio Durigon: anche loro hanno ribadito gli appuntamenti di piazza già convocati, invitando i parlamentari ad un “voto di coscienza” per votare “contro questo mercimonio”. A sparigiliare è stato però Silvio Berlusconi, che da una parte rilancia il centrodestra, purché non sia una somma di sovranismo e populismo, e dall’altra attacca Salvini. “Durante questa crisi di governo – dice – il fatto che la Lega abbia proposto fino all’ultimo minuto un governo con il M5s pone un problema politico molto serio sul quale tutti gli elettori di centrodestra devono riflettere”.

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