Cinema. Festival di Locarno. “Maternal” di Delpero. Fare film per curiosità e sollevare interrogativi

Cinema. Festival di Locarno. “Maternal” di Delpero. Fare film per curiosità e sollevare interrogativi

Personaggio curioso e multiforme, Maura Delpero; la scarna biografia “offerta” dall’ufficio stampa aiuta solo in parte: appena più che quarantenne, nata a Bolzano, studia lettere all’università di Bologna, poi a Parigi; infine si trasferisce a Buenos Aires, per seguire corsi di drammaturgia. Curriculum più che rispettabile: lavora come assistente in Bangladesh, per “Le ferie di Licu” di Vittorio Moroni; nel 2005 firma la sua prima regia: il documentario “Moglie e buoi dei paesi tuoi”. “Four tracks from Ossigeno”, cortometraggio sullo spettacolo “Ossigeno” del Teatro Clandestino, è finalista al Premio Riccione TV 2008. Il primo lungometraggio, il documentario “Signori professori” del 2008, vince il premio UCCA – Venti Città e il premio Avanti! al ventiseiesimo Torino Film Festival. Due anni dopo la sceneggiatura del suo “Nadea e Sveta” riceve la menzione speciale al Premio Solinas. Il film vince il Premio Cipputi al trentesimo Torino Film Festival, ed è nominato nella cinquina finalista dei David di Donatello nel 2013. “Hogar”, progetto per un lungometraggio di finzione di coproduzione italo-argentina, è uno dei dieci progetti selezionati per la Script Station della Berlinale 2015. Il film vince anche la Menzione al Miglior Progetto e il premio ARTE al 64esimo Festival de San Sebastián. Qui a Locarno è presente con “Maternal”, di cui ha anche curato la sceneggiatura.

In buona sostanza è la storia di Lu e di Fati: due adolescenti madri che vivono in una casa di accoglienza di Buenos Aires; c’è poi una terza protagonista: Paola, una ragazza che intende prendere i voti e farsi suora. Metafora trasparente che si inserisce nel filone di un cinema “civile” di cui in Italia sembra essersi smarrita l’impronta: l’attuale cinematografia quasi sempre sforma “commedia” che non sa neppure essere tale, vuoi per carenza di autori, vuoi per mancanza di interpreti. “Maternal”, che pure è ambientato in Argentina, ed è frutto del lavoro di una personalità formatasi da una quantità di ibridazioni, sfugge a questa “regola”. Il film affronta un tema sociale di indubbia portata, in particolare in un paese che ancora non ha legalizzato l’aborto. Delpero parte da un luogo emblematico, in cui ragazze incinte, spesso minorenni, convivono con donne che hanno scelto di non essere mai madri. Su questa inevitabile, sotterranea tensione, lavora con delicatezza e partecipazione, e riesce a costruisce una “narrazione” affidata soprattutto agli sguardi e ai silenzi delle protagoniste: magia consentita solo al cinema, e talvolta alla “cugina” fotografia.

Racconta Delpero: “Partita da una ricerca sulle madri adolescenti, per quattro anni ho lavorato negli hogares di Buenos Aires; volevo conoscerne i codici, le atmosfere. Ho cercato il più possibile di mimetizzarmi, di diventare parte dell’ambiente; non ho filmato né fotografato; ho usato solo il taccuino per rapidi appunti. Da lì poi è nata la sceneggiatura”. Il personaggio di suor Paola è interessante, va al di là degli schemi solitamente offerti dal cinema e dalla letteratura. Delpero racconta che si tratta della sintesi di tante religiose: “Ho avuto accesso alle loro stanze, conosciuto le loro storie, assistito alle loro funzioni…”. In punta di piedi, s’indovina; senza turbare e violare sentimenti e intimità. Nasce così un personaggio che “fa una scelta speciale e si presenta con la serenità di una superiore certezza: sobria e insieme magnetica, perchè misteriosa”.

Il tema affrontato è spinoso; volutamente Delpero non prende posizione: “Faccio film per curiosità umana, per approfondire interrogativi. Il giudizio nasce dalle certezze e nulla su cui abbia già una risposta ha la forza di attrarmi”. E’ cosi. Ma già questa consapevolezza, questo approdo-non approdo, infine, non costituisce anch’esso una sorta di giudizio, di certezza?

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