Bologna, 39 anni dopo la strage fascista. Giustizia, verità, memoria: tre parole che non si dimenticano più

Bologna, 39 anni dopo la strage fascista. Giustizia, verità, memoria: tre parole che non si dimenticano più

Bologna non dimentica gli 85 morti e i 200 feriti della strage alla stazione del 2 agosto 1980, conosce quei nomi – ricorda il sindaco Virginio Merola dal palco – ma non conosce ancora quelli dei mandanti dell’orrore. Dalle celebrazioni per il 39esimo anniversario della strage, arriva il messaggio che una verità piena si può ancora trovare. “Le istituzioni, grazie all’opera meritoria dei suoi uomini – è il messaggio del presidente della Repubblica Sergio Mattarella – sono riuscite a definire una verità giudiziaria, giungendo alla condanna degli esecutori” della strage alla stazione di Bologna “e portando alla luce la matrice neofascista dei terroristi. L’impegno profuso non è riuscito, tuttavia, a eliminare le zone d’ombra che persistono sugli ideatori dell’attentato”. “Il tempo del silenzio è finito – spiega in consiglio comunale il ministro della giustizia Alfonso Bonafede, che per il secondo anno rappresenta il governo alle celebrazioni – ci stiamo muovendo finalmente tutti nella stessa direzione: lo dimostra anche il lavoro portato avanti nel solco delle desecretazioni, della ricerca della trasparenza come veicolo fondamentale per la ricerca della verità da parte della commissione antimafia”. E “nonostante la negligenza decennale dello Stato nella strage” , dice ancora il ministro ai familiari delle vittime, rivolgendo “un ringraziamento caloroso per l’accoglienza”. “Chi ha cercato di non far arrivare alla verita’ sulla strage di Bologna e’ ancora attivo e in campo – e’ il messaggio del presidente dell’Associazione Vittime 2 agosto – Di nuovo viene tirata in ballo la pista palestinese per intralciare indagini e confondere l’opinione pubblica”, ma oggi si puo’ guardare con fiducia al futuro. “Arrivare ai mandanti e’ possibile – dice ancora Bolognesi dal palco – basta volerlo, occorre che ci sia la volonta’ di farlo e questa volonta’ adesso c’e'”. Nella piazza della stazione anche il saluto e l’applauso per Horst Mader, “cittadino tedesco – ricorda il sindaco – che 39 anni fa perse in un attimo la moglie e due dei suoi figli ed è tornato da noi per la prima volta” .

Giustizia, verità, memoria. Tre parole che, se la mattina del 2 agosto si cammina per le strade di Bologna, non si dimenticano più

A scriverle sugli striscioni e a ripeterle a gran voce sono i parenti delle vittime della strage. “Mia nonna è morta nell’ingiustizia e mia madre continuerà a chiederla finché può”, racconta una donna che sta camminando a fianco di Paolo Bolognesi, presidente dell’associazione Familiari delle vittime e che promette di non arrendersi, augurandosi che anche i suoi figli continuino a “cercare giustizia e che si sappia la verità sui mandanti della strage”. La cosa più importante è “mantenere la memoria attiva perché diventi carica di futuro”, dice Miriam Ridolfi, l’allora assessore al Decentramento e ai Servizi demografici che quest’anno ha pubblicato “Le storie di Miriam”, libro che “ho scritto soprattutto per i più giovani, i bambini che devono essere informati su quello che è successo e tramandare la memoria”. E in effetti seguendo il corteo partito alle 9.15 da piazza Nettuno e diretto al piazzale della Stazione centrale, si vedono anche tanti giovani. Come il ventenne Massimiliano, che cammina in prima fila raccontando la storia del suo papà, tra i 200 feriti del 2 agosto 1980. “I giovani come me devono essere testimoni del passaggio della memoria tra una generazione e l’altra”, spiega il ragazzo, lodando “i famigliari delle vittime che hanno tenuto in questi 39 anni il ricordo attivo e hanno cercato ogni giorno la verità”. Lungo via Indipendenza, tra le bandiere che sventolavano in corteo spicca quella nera e rossa antifascista portata con fierezza da Samuele, di 17 anni. E’ uno dei coordinatori de ‘Le pecore nere’, una sorta di centro estivo che a Ravenna promuove valori e buone pratiche nel nome della democrazia cercando di trasmetterli ai più piccoli. “Noi educatori abbiamo tra i 16 e i 20 anni, mentre i ‘nostri’ bambini vanno dai 7 ai 14- spiega Samuele- oggi li abbiamo portati per il secondo anno a Bologna perché vogliamo fare capire non solo quello che è successo ma anche la distinzione tra bene e male. Poi sarà ognuno di loro a decidere con la propria testa”. Giovani a parte, si tratta di “una giornata fondamentale” anche per l’Anpi di Bologna: “E’ ovvio che ogni qualvolta ci sia da ricordare un avvenimento o fatto storico noi ci siamo e ci saremo sempre”, dice Simona Salustri, vicepresidente dell’Anpi provinciale. Oggi, “ci sono situazioni per le quali dobbiamo tenere di più gli occhi aperti, sia a livello internazionale che nazionale, dove è facile generare l’odio anche in forme nuove nei confronti di tutto ciò che è diverso, come sta succedendo per l’immigrazione”, aggiunge Salustri. Tra le ‘novità’ del 39esimo anniversario infatti, c’è anche il Nodo sociale antifascista, presente con uno striscione in cui sono associate le stragi di piazza Fontana e di Bologna con i naufraghi che oggi perdono la vita nel mar Mediterraneo. “Ieri le bombe, oggi i porti chiusi: vecchie strategie per una nuova tensione”, spiegano i rappresentanti del Nodo antifascista.

Paolo Bolognesi, presidente dell’associazione vittime: “Arrivare ai mandanti è possibile, basta volerlo, occorre che ci sia la volontà di farlo e adesso c’è”

Il presidente dell’Associazione familiari delle vittime della strage del 2 agosto, Paolo Bolognesi, parla dal palco della stazione per il 39esimo anniversario della strage, in una piazza Medaglie D’Oro gremita di folla. “Dal 1981 – ricorda – anno in cui feriti e parenti delle vittime si sono uniti in associazione non abbiamo mai smesso di perseguire giustizia e verità: non ci fermammo allora e non ci fermeremo. Per noi e per tutti. Dopo anni di ostacoli e difficoltà di ogni tipo – prosegue – la prima vittoria giudiziaria è arrivata con la condanna definitiva dei depistatori, i dirigenti del Sismi il generale Musumeci e il colonnello Belmonte, il faccendiere Pazienza e il gran maestro della loggia P2 Licio Gelli, e degli esecutori materiali, Francesca Mambro, Valerio Fioravanti e Luigi Ciavardini. Questi sono solo alcuni dei nomi dei colpevoli. Il quadro non è ancora completo, soprattutto mancano i nomi dei mandanti e degli ispiratori politici e per questo, a 39 anni da quel terribile giorno, andiamo avanti e andremo avanti fino a quando la giustizia non li avrà identificati e condannati”.

Il messaggio del Presidente Mattarella

“La disumana ferocia della strage alla stazione di Bologna è parte incancellabile della memoria del popolo italiano e della storia della Repubblica. Il trentanovesimo anniversario dell’attentato terroristico ci richiama, anzitutto, a un rispettoso raccoglimento dinanzi alle vite crudelmente spezzate” scrive nel suo messaggio il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, commemorando l’anniversario della strage del 2 agosto dell”80. “Le democrazie si nutrono dei sentimenti più profondi di umanità – sottolinea Mattarella -. È questa condivisione che ha consentito di unire le forze per sconfiggere la barbarie degli assassini, di fare prevalere il tessuto sociale che si voleva strappare, di cercare sempre e ostinatamente la verità, anche quando errori, colpevoli inerzie e ignobili complicità hanno ostacolato il percorso della giustizia”. Per il Capo dello Stato “le istituzioni, grazie all’opera meritoria dei suoi uomini, sono riuscite a definire una verità giudiziaria, giungendo alla condanna degli esecutori e portando alla luce la matrice neofascista dei terroristi. L’impegno profuso non è riuscito, tuttavia, a eliminare le zone d’ombra che persistono sugli ideatori dell’attentato. È una verità che dovrà essere interamente conquistata, per rendere completa l’affermazione della giustizia”.

L’arcivescovo di Bologna, Matteo Zuppi: “Non avremo pace finché non ci sarà giustizia. Ce lo ricordano le ferite dei sopravvissuti, visibili e nascoste, dolorose nella carne e ancora di più nello spirito”

L’arcivescovo di Bologna, Matteo Zuppi, che subito dopo la commemorazione per l’anniversario del 2 agosto 1980 ha celebrato la messa nella chiesa di San Benedetto dedicata alle vittime della strage alla stazione, ha usato parole forti. “Questo giorno, così intenso e doloroso, aiuta ognuno di noi e tutta la nostra città a ritrovare se stessi”, ha detto Zuppi nella sua omelia. “Non si attenua, con l’inesorabile passare degli anni, l’orrore per l’accaduto ma anche la forza di solidarietà che suscita. Avviene sempre così nei momenti importanti (e dovremmo imparare a non aspettare le emergenze per cercare l’unità di intenti e mettere da parte quello che divide), perché in essi capiamo che non c’è tempo da perdere”. Dunque, dice ancora Zuppi, “smettiamo di accusarci in un clima di competizione che perde di vista il vero nemico, ricordiamo che siamo tutti abitanti della stessa casa, esposti agli stessi problemi, fratelli che abbiamo in realtà bisogno di tutti. Il ricordo delle vittime ci rende, se siamo umani e cristiani, tutti loro familiari. Sono tutte nostre”. Infine, “quel dolore e quei dolori, che facciamo difficoltà ad immaginare (ogni volta che leggo o ascolto i racconti di quelle ore, che diventano improvvisamente una vita, ne resto come tramortito ed è così importante conservare le immagini e i ricordi) rendono insopportabile ogni piccola complicità con il male – sottolinea ancora Zuppi – ad iniziare dall’indifferenza, che cancella la vista e il sonoro delle vittime, come se non ci riguardassero. Onoriamo la memoria di coloro ai quali è stata tolta la vita scegliendo sempre la vita della solidarietà e dell’attenzione a chi soffre”.

Il sindaco di Bologna Virginio Merola: “Noi non ci faremo depistare”

Lo garantisce Virginio Merola, sindaco di Bologna, intervenendo sul palco del piazzale antistante la stazione di Bologna, dopo il minuto di silenzio per le 85 vittime della strage del 2 agosto 1980 e respingendo i tentativi di riaprire il discorso sulla matrice della strage. “Gli autori materiali – ricorda – sono stati riconosciuti con sentenza definitiva. Non sappiamo ancora i nomi dei mandanti”, ha aggiunto il sindaco, ma “siamo attenti alla nuova indagine aperta dalla Procura generale di Bologna. Sappiamo che la ferita dello stragismo fascista rimarrà aperta ma sarà lenita quando, chi ha voluto la strage, sarà assicurato alla giustizia”.

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