Ue. Accordo sulle nomine pare trovato: Von der Leyen alla presidenza della Commissione, Lagarde alla Bce e il belga Michel al Consiglio. Poco ai socialisti, seconda forza europea

Ue. Accordo sulle nomine pare trovato: Von der Leyen alla presidenza della Commissione, Lagarde alla Bce e il belga Michel al Consiglio. Poco ai socialisti, seconda forza europea

Due donne nei posti chiave: dopo negoziati cominciati domenica, i leader europei si sono messi d’accordo sulla nomina di due donne ai vertici europei. Una ministra tedesca, Ursula von der Leyen, alla Commissione, e la francese Christine Lagarde, alla Bce. Una ‘doppietta’ impensata e che pure riflette un’onda che va crescendo, quella delle donne al timone, che entrano in un club sempre meno esclusivo. Perché un’altra donna, Verde, per di più giovane e outsider, Ska Keller, potrebbe finire sulla poltrona del presidente dell’Europarlamento. Il Consiglio europeo ha eletto Charles Michel come presidente del Consiglio europeo per il periodo da 1° dicembre 2019 fino al 31 maggio 2022 con un mandato rinnovabile una volta. Il Consiglio europeo ha accolto con favore anche la decisione dei capi di stato e di governo dell’eurozona di nominare Charles Michel come presidente dell’EuroSummit, per la stessa durata del mandato. Il Consiglio europeo ha anche proposto il socialista spagnolo Josep Borrell Fontelles quale Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, per rimpiazzare Federica Mogherini.

Tuttavia, Macron rivendica una vittoria dell’asse franco-tedesco: “Questo accordo è il frutto di un’intesa franco-tedesca profonda” ha detto il presidente francese, Emmanuel Macron, dopo il Vertice Ue sulle nomine. Il pacchetto “permette di non dividere l’Europa né politicamente né geograficamente”, ha detto Macron, sottolineando che c’è “una nuova squadra europea con due donne e due uomini, quattro personalità che si sono sempre illustrate per il loro impegno forte per l’Europa, le idee europee e le missioni che le sono affidate”. Secondo Macron, le nomine di oggi segnano un “profondo rinnovamento” che “riflette i nuovi equilibri politici emersi dalle elezioni europee”.

E’ vero che la premier britannica, Theresa May, sta passando il testimone; e che la cancelliera tedesca, Angela Merkel, è in difficoltà, tanto sullo scenario europeo, che nazionale. Ma Christine Lagarde, per anni numero uno del Fondo monetario internazionale, e che succederà a Mario Draghi alla guida della Bce, è da tempo inclusa nella lista delle 100 donne più potenti del mondo. E in questi anni, di donne al potere, non si sono viste solo loro: sulla scena europea si è mossa con destrezza la combattiva commissaria per la Concorrenza, la danese Margrethe Vestager, che ha messo la firma sulle maxi multe che l’Antitrust Ue ha inflitto ai colossi della Silicon Vally, da Google a Facebook ad Amazon, e ha fatto infuriare Donald Trump che l’ha ribattezzata ‘tax lady’; coraggiosa al punto da contrapporsi a Francia e Germania per bloccare l’intesa nel settore ferroviario dei colossi Siemens e Alstom.

Convinta europeista, a lungo considerata tra i possibili sostituti di Merkel, Von der Leyen, prima donna ministro della Difesa in Germania e che in questi anni si è guadagnata il nomignolo di ‘madre della nazione tedesca’, ha una biografia fatta su misura per dimostrare che famiglia e lavoro non sono incompatibili. Prima di entrare in politica attiva, aveva lavorato come medico e prima ancora aveva studiato archeologia ed economia.

Il compromesso sulla presidenza del Parlamento europeo

“La raccomandazione sulla quale abbiamo trovato un accordo nel Consiglio Ue allo scopo di trovare un bilanciamento nel Parlamento europeo è che per i primi due anni e mezzo saranno i socialisti e democratici a presentare il proprio candidato, mentre nella seconda parte tocca al Ppe, dunque il candidato sarà Manfred Weber” ha affermato Angela Merkel a Bruxelles dopo il vertice sulle nomine Ue. Secondo questo schema, il presidente dell’Europarlamento sarebbe un socialista nella prima parte della legislatura, e un esponente del Partito popolare negli ultimi due anni e mezzo. E oltre al nome di un bulgaro, nel gruppo socialista e democratico sta circolando anche quello del deputato del Pd David Sassoli. Intanto, però, il presidente del Consiglio europeo uscente Donald Tusk ha detto, stasera a Bruxelles, che i capi di Stato e di governo hanno chiesto alla neo designata candidata alla presidenza della Commissione europea, Ursula van der Leyen, di nominare fra i suoi vicepresidenti un italiano e qualcuno dei paesi dell’Est. “Vogliamo incoraggiare Ursula van der Leyen a proporre un equilibrio geografico fra i vicepresidenti” dell’Esecutivo comunitario; “se mi chiedete che cosa significa questo, vi dico che dovrebbero essere a bordo l’Europa centro orientale così come l’Italia”. Insomma, è di fatto un cedimento ai nazionalisti, ed è su questo che dovrebbero riflettere Conte e i 5Stelle, invece di gioire per la promessa di una vicepresidenza, contestuale a quella di qualcuno designato dai 4 antieuropeisti del gruppo di Visegrad. Si tratta di un accordo al ribasso, costruito da Merkel con la complicità di Macron, nel quale i socialisti sono stati letteralmente esclusi dalle cariche che contano in Europa. Non si annuncia un buon inizio per l’Europa dei prossimi anni.

Share