Tria abbaia alla luna. Da Bruxelles l’Eurogruppo conferma che il governo è sorvegliato speciale. Crescita debole, debito in aumento. Moscovici: la Commissione continuerà a monitorare l’Italia. Vincenzo Visco: “Le riforme del governo sono un imbroglio”

Tria abbaia alla luna. Da Bruxelles l’Eurogruppo conferma che il governo è sorvegliato speciale. Crescita debole, debito in aumento. Moscovici: la Commissione continuerà a monitorare l’Italia. Vincenzo Visco: “Le riforme del governo sono un imbroglio”

Sorvegliati speciali. Tria, arrivando a Bruxelles per partecipare alla riunione dell’Eurogruppo, come si usa dire, la butta in valzer. Tenta di cavarsela con  qualche battuta, ma davvero sembra l’immagine diffusa da Crozza, con la borsa in mano, sempre a cercare qualcosa che non c’è o non sa che ci sia. Mai una parola definitiva, ma solo allusioni per non scontentare i titolari dei due forni, Salvini e Di Maio, con Conte che sta a guardare e cerca di arrivare a  cose fatte. È sempre più l’immagine di uno che abbaia alla luna. Parla alla stampa appena arrivato all’Eurogruppo, gli viene chiesto come va la discussione sulla “flat tax” e lui non trova di meglio che dire: “La discussione nel governo continua per trovare le migliori soluzioni”. Bontà sua, riconosce che “ne stiamo già parlando, ne parliamo da un anno; stiamo elaborando tutte le possibili alternative, stimando quello che si può fare”. E quanto al dibattito fra chi la chiama flat tax e chi preferisce parlare di riduzione delle aliquote, Tria ha osservato: “Mi pare la stessa cosa, ognuno la chiama come vuole”. Ormai i cronisti sono abituati a tutto, anche a farsi prendere in giro. La realtà è che Tria non è in grado di dire alcunché, non ha certezze, cerca di evitare le bordate che gli arrivano da Salvini, o flat tax o morte, prende tempo. La sua difesa, verrebbe da dire, è la ricerca della battuta, della cosa spiritosa che, magari, può diventare titolo di giornale ma dovrebbe passare il vaglio dell’Eurogruppo  e poi dell’Ecofin che  hanno il compito di mettere il sigillo sulla decisione  della Commissione europea di non aprire la procedura di infrazione contro l’Italia. Pensiamo che il modo in cui Tria approccia i problemi, con una battuta, magari quando la situazione si fa pesante, rappresenti un tentativo, banale, di evitare, nascondere la realtà dei fatti. Come quando un bambino con la bocca sporca di marmellata risponde alla mamma che lo rimprovera che lui la marmellata non sa neppure cosa sia. L’aria svagata di Tria, la battuta, nascondono una realtà: il governo gialloverde è un sorvegliato speciale da parte della Ue. Sempre più isolato nel panorama della Unione europea. Sempre meno affidabile. Ancora un esempio del Tria che scivola sui problemi invece di affrontarli. Al ministro i giornalisti chiedono  di pronunciarsi sulla polemica relativa alla opportunità di introdurre in Italia i minibot. Questione di piena attualità, anche se lui ha espresso più volte la sua contrarietà visto che il presidente della commissione Bilancio della Camera Claudio Borghi lo considera un discorso non chiuso, ma solo all’inizio. “Non ho risposte, lo inviterò a cena”, ha replicato Tria. Quindi ribadisce che  il discorso è chiuso? “Per quanto mi riguarda…”, ha concluso il ministro.

Le condizioni poste dalla Commissione Ue per non aprire la procedura di infrazione

Il ministro dell’Economia dovrebbe sapere che “per quanto lo riguarda” alla Commissione europea non interessa. Non sono problemi personali. Tria non può far finta di ignorare quali sono le condizioni poste dalla Commissione europea per non aprire la procedura di infrazione. Gliele ricorda il commissario agli Affari economici, Pierre Moscovici, il quale afferma: “Penso che l’Eurogruppo appoggerà la decisione della Commissione europea di non aprire la procedura di infrazione contro l’Italia. Non è interesse di nessuno aprire la procedura contro l’Italia la cui condizione resta comunque fragile con una crescita debole e un debito che continua ad aumentare”. In questo senso portare il deficit al 3,5% per non aumentare l’Iva per Moscovici “sarebbe inaccettabile”. E per questo, ha affermato  Moscovici, la “Commissione continuerà a monitorare la situazione dei conti in Italia”. Altro che il successo di cui parla il presidente Conte. Sempre Moscovici afferma che “per l’Italia un deficit al 3,5 per cento nel 2020 non sarebbe accettabile.  Esamineremo la bozza di progetto di bilancio al momento opportuno, dopo il 15 ottobre, ma nei suoi impegni il governo è stato abbastanza chiaro. Capisco che non si voglia alzare l’Iva, ma se non vogliono farlo devono esserci misure per compensare, in modo che la bozza di progetto di bilancio sia in linea con le regole”, ha detto Moscovici. “Abbiamo previsto un deficit al 3,5 per cento e questo non rientrerebbe nelle regole. Questo non sarebbe accettabile e porterebbe a un debito oltre il 135 per cento del Pil”, ha aggiunto. “Il governo italiano ha detto che rispetterà quello che ci aveva inviato, che in aprile era 2,1 per cento. Tocca a loro trovare le misure che servono, incluse misure fiscali”, ha proseguito. “Non posso dire che questa sia l’ultima volta” che la Commissione non avvia la procedura verso l’Italia. “L’Italia resta un paese con la crescita debole, con un deficit che aumenta e un debito pubblico che ha continuato ad aumentare. Dovremo continuare a monitorare e a osservare la situazione. Spero che tutti abbiano compreso in Italia che è meglio dialogare insieme, rispettare le regole, piuttosto che essere in un confronto sterile e inutile”, ha aggiunto. Si pronuncia anche il ministro delle Finanze francese, Bruno Le Maire. “Che ci sia un accordo tra Commissione e Italia è sicuramente la cosa migliore che potesse accadere”.  Poi un chiaro avvertimento, un ammonimento: “è sempre meglio quando uno Stato ascolta quello che la Commissione ha da dire e trova un terreno di intesa, rispetto a entrare in una procedura per deficit eccessivo che sarebbe negativa per l’Italia ma anche per l’insieme”, ha detto Le Maire. “Siamo tutti nello stesso insieme economico e monetario. Dobbiamo tutti rispettare le regole, perché siamo tutti più forti insieme. Quando uno Stato o l’altro non rispetta le regole è l’insieme della zona euro che si ritrova indebolita”.  Sulla possibilità di un nuovo rischio procedura in autunno, Le Maire ha risposto “dipenderà dalle decisioni dell’Italia”.

Il governo prende tempo. Il deficit previsto per il 2020? Ancora non è stato deciso.

Appunto le decisioni dell’Italia. Prendiamo le tasse. La Lega insiste a partire dal 2020 con la flat tax, i pentastellati vogliono ridurre gli scaglioni Irpef da cinque a tre. Ancora una bazzecola, il governo non ha ancora deciso quale sarà il deficit del 2020, proprio quello che vuol conoscere la Commissione Ue. Repubblica che ha lanciato nei giorni scorsi una intervista di ben due pagine a Tria pubblica una battuta di Carlo Cottarelli, battuta fulminante: “Oggi Tria dice che il governo non ha ancora  deciso quale sarà il deficit del 2020. Ma sì tanto c’è il sole. Andiamo al mare. Ci si pensa dopo l’estate….”. Vincenzo Visco, a venti anni dalla sua riforma fiscale, lui ministro delle Finanza e del Tesoro, mette i puntini sulle i rispetto ai programmi del governo in materia fiscale. Il problema di fondo, afferma, è il carico fiscale. “Non è vero che è eccessivo nel suo complesso. Lo è invece per chi paga le tasse. Il problema di fondo rimane l’evasione di massa, quei 100, 200 miliardi che mancano all’appello. Se non si rivolve questo problema è chiaro che il fisco rimarrà sempre un terreno di conflitto”. Per quanto riguarda la flat tax dice che “finirebbe per farci perdere ulteriore  gettito ed è recessiva, quindi penalizza i poveri e premia i ricchi”. Ancora: “Quello che stanno facendo non è neanche una flat tax. È un imbroglio, una cosa stravagante”. Non basta. Dice Visco nell’articolo pubblicato da Repubblica che  le riforme di cui parla il governo “sono un imbroglio, un sistema iniquo, una vergogna dal punto di vista dell’equità, stanno distruggendo l’idea stessa di imposta progressiva sul reddito”.

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